a cura di Kelony

Dire che il mondo è cambiato è un dolce eufemismo: in realtà l’umanità è entrata nell’era del rischio. Il mondo di oggi è interconnesso tra tutto e tutti, tant’è che la quotidianità finanziaria ed economica è diventata apparentemente più imprevedibile, perché sempre più caotica, matematicamente parlando. L’effetto farfalla della Teoria del caos rende i mercati più vulnerabili a fenomeni o eventi anche geograficamente lontani da essi o considerati improbabili.

Per sopravvivere in quest’era bisogna quindi cambiare paradigma per capire che il rischio è l’elemento sempre più cardine di qualsiasi previsione e acquisisce logicamente sempre più valore. Ma cambiare significa adottare strumenti di intelligenza artificiale (Ai) detti biomimetici, in grado di rispondere a domande precise per quanto riguarda i parametri cardine sui quali attuare le strategie per investire nel 2023.

Strumenti biomimetici

Qualcuno continua a qualificare questo periodo per i mercati con la parola “incertezza”, anche se in realtà rischio e incertezza non sono sinonimi. L’incertezza è la situazione di chi, davanti a un’equazione da risolvere, si è arreso ancora prima di studiarne le caratteristiche, come ad esempio calcolare il determinante. Il rischio, invece, è il risultato quantitativo del calcolo di risoluzione dell’equazione, chiamato nell’ambito delle previsioni: “calcolo del rischio”.

Nel processo decisionale dell’investitore sulla scelta del prodotto finanziario più adatto, c’è sempre la medesima tematica al primo posto: la sicurezza dell’investimento, ossia quali sono i rischi associati al prodotto finanziario che si vuole mettere in portafoglio e quali sono le garanzie dell’investimento. A seguire, ovviamente, altri parametri, quali la liquidità, i vantaggi fiscali, la sostenibilità, i costi e, ovviamente, i rendimenti, che sono strettamente collegati con il rischio. 

Continuare a considerare il rischio come un elemento incerto, come una probabilità che qualcosa avvenga, significa continuare ad arrenderci, insieme a Nassim Nicholas Taleb, a considerare i rischi più improbabili come aberrazioni statistiche, relegate al rango di “tragiche fatalità” o “cigni neri”. Dimenticandoci, però, che in natura i cigni neri (Cygnus atratus) esistono in notevoli quantità. Compaiono perfino sull’emblema dell’Australia occidentale. Esattamente come le fluttuazioni da 5σ (“5 sigma”) su un titolo, eventi con una probabilità pari allo 0,0000003%, ossia un caso su 3,5 milioni, accadono in borsa regolarmente con una frequenza che per alcuni titoli può scendere a soli due anni.

Cambiare paradigma significa, quindi, guardare il rischio come una doppia certezza: la certezza che un determinato evento possa succedere (oppure che sia impossibile e non solo poco probabile), e, se è possibile, la certezza sulla quantità di danni provocati dell’impatto negativo associato. Il calcolo del rischio, ossia l’attività di risk-rating, è fondamentale, perché cerca di determinare la componente più importante di qualsiasi previsione. Nella meteorologia, per esempio, anticipare il maltempo è molto più importante che prevedere il tempo sereno.

Il risk-rating associato a notevole potenza di calcolo consente di forgiare intelligenze artificiali predittive di nuova generazione, in grado di prevedere con precisione tendenze, eventi o risultati futuri sui mercati, indipendentemente dal loro comportamento nel passato. Queste Ai sono dette biomimetiche. Diversamente dal machine learning, che estrapola da quanto già successo o da algoritmi di performance che puntano al migliore risultato raggiungibile, le intelligenze artificiali biomimetiche si chiamano in questo modo perché puntano al percorso di minore rischio, imitando per biomimetismo la strategia la più diffusa in natura, cioè la resilienza. Una logica algoritmica diversa, che porta a risultati e conclusioni diverse.

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