a cura di Kelony

L’inflazione è sicuramente un concetto ormai molto concreto, un aspetto del nostro vivere con cui ciascuno di noi si deve confrontare ogni giorno. Ne parlano tutti. Già da tempo ha superato il mero ambito economico finanziario per pervadere il vocabolario comune. Ma quanto è davvero chiaro questo fenomeno proteiforme? Domanda fondamentale: perché se tutti ne discutono, pochi hanno una seria conoscenza del concetto in senso lato? Approfondire la materia secondo un più ampio punto di vista permette anche di ridurre la spirale ansiogena e il rischio per i risparmi che comporta. Perciò, ripercorriamone insieme alcune caratteristiche.

L’inflazione è una costante nelle dinamiche economiche e finanziarie, con momenti di evoluzione più critici di altri. Per questo motivo, è difficile dire dove comincia l’ultimo periodo attuale di inflazione. Ha senso guardare il periodo ante Covid? Di certo è uno spartiacque della nostra epoca per tutto l’ecosistema economico e, sicuramente, i prezzi sono aumentati molto più velocemente negli anni post-Covid. Quindi, la prima rappresentazione chiara a tutti dell’inflazione è l’aumento dei prezzi che ne consegue. Attenzione, però, a non confondere il sintomo con la causa. 

Chi è l’italiano medio?

Ripercorrendo la più recente storia del nostro Paese, l’anno in cui si è raggiunto il massimo valore medio dell’inflazione è stato il 1980 con il 21,2%. Il livello minimo è stato registrato nel 1959 con -0,4%. Tornando solo a due anni fa, nel 2022 la media su base annua era dell’8,1%. Di certo la valuta è cambiata, ma i dati sono questi.

Entriamo quindi più a fondo nella questione. I valori sono elaborati per ogni paese dagli istituti di statistica, nel nostro caso  l’Istat, che costruiscono gli indici dei prezzi al consumo monitorando l’aumento degli scontrini di un ampio numero di beni e servizi che dovrebbero rappresentare le abitudini di consumo della popolazione e, nello specifico, il cestino della spesa.

Analizzando il caso italiano, il primo cosiddetto “paniere” fu creato dall’Istat  nel 1928 ed era composto da 59 prodotti, principalmente beni alimentari. Oggi ce ne sono 1.772 ed è solo dal 1999 che viene aggiornato annualmente. Nel 2022 erano presenti anche i tamponi per il Covid e dal 2020 sono monitorati pure i trattamenti estetici per uomini.

In ogni caso, evidentemente, non tutti consumano le stesse cose nelle stesse proporzioni ed è per questa ragione  che anche in Francia, ad esempio, l’Insee (l’Institut national de la statistique et des études économiques) produce “panieri medi” di spesa che dovrebbero riflettere la “media” di ciò che le famiglie consumano. E qui arriva una criticità dal punto di vista strettamente  matematico rilevata anche nella più proverbiale osservazione sulle medie e statistiche di Trilussa: se qualcuno mangia un pollo e qualcun altro no, in media hanno mangiato mezzo pollo ciascuno. Cioè la rappresentazione effettiva di come si mente con le statistiche. 

Si può fare mentire i numeri?

Parlare di inflazione richiederebbe, quindi, una perfetta conoscenza del significato profondo di alcune formule di calcolo statistico, nel senso che solo l’uso della media, che è al centro degli indicatori sull’inflazione, è in sé un’operazione matematica che comprime fortemente la quantità di informazione della quale i dati sono portatori. Nel gergo algoritmico dell’intelligenza artificiale (Ai), si direbbe che la media fa crollare l’indice di entropia del flusso dati. Non solo la media riduce drasticamente la quantità di informazione a disposizione, ma crea altresì una nuova entità teorica: il “paniere medio”. Essa è assimilabile a un modello nel senso matematico della parola. Il rischio è confondere il modello con la realtà, cioè sostituirlo alla realtà per prendere una decisione. Facciamo un esempio: dire che l’inflazione è del +1% in Italia non significa che gli italiani siano impattati da +1% sull’aumento dei prezzi; qualcuno verrà impattato al +0,2% e qualcun altro oltre il 16%, a seconda del reddito complessivo, della struttura dei propri costi, dell’esatta localizzazione degli acquisti, del momento e di tanti altri parametri. In altre parole, la media, nel ridurre tanti numeri a uno solo, ci fa perdere di vista alcune altre informazioni, esattamente come ridurre una frazione può fare perdere una precedente scomposizione in fattori primi. Vale a dire: la media non dice nulla della moda o della mediana. 

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