Il mercato obbligazionario, con l’inflazione e l’incremento dei tassi, certamente non ha avuto recentemente giorni facili. E, nel contesto complessivo, le banche sono state particolarmente colpite. Ma i Coco, pur avendo dimostrato una grande volatilità, sono ancora in grado di fornire qualche interessante occasione agli investitori. Ne parla Jérémie Boudinet, credit portfolio manager di La Française Asset Management.

Le banche centrali sembrano entrate in una modalità vicina al panico; come pensa che si evolverà la situazione degli istituti di credito europei in quello che è ormai definibile come un quadro stagflativo?

«Sicuramente si tratta di una domanda fondamentale, in una situazione come quella attuale. Per rispondere dobbiamo analizzare l’evoluzione del sistema bancario europeo negli ultimi 15 anni. La crisi finanziaria partita nel 2008 si è infatti rivelata particolarmente disastrosa per questo segmento dell’economia continentale, perché, all’epoca, i maggiori gruppi presentavano livelli e qualità del capitale decisamente inadeguati. L’attuazione di Basilea 3 e l’estensione dei poteri della Bce hanno portato a un quadro radicalmente mutato. Oggi, chi eroga credito nel Vecchio continente è sottoposto a una serie di norme che sono tanto più stringenti quanto più è importante la banca, regole che si accompagnano a patrimonializzazioni molto più consistenti».

Quale è stato il risultato di queste riforme?

«Innanzitutto si è abbassato il livello di rischio sistemico delle banche, nonostante esse siano molto meno numerose rispetto a un quindicennio fa e di dimensioni ancora più colossali. Infatti, una serie di attività è stata proibita e trasferita al settore bancario ombra. La Bce, inoltre, ha assunto diversi poteri che prima non aveva: basti pensare, ad esempio, ai compiti di vigilanza. In diversi casi si è arrivati addirittura a interventi di Francoforte nella governance degli istituti. Come dicevo, oggi ci sono molti meno attori e molto più grandi rispetto al passato, perciò non ci si può più assolutamente permettere una crisi. A questa situazione si è arrivati perché, limitando attività e rischi nei bilanci delle banche, si è abbassato il loro Roe e il loro livello di profittabilità complessivo. Di conseguenza vi è stato un imponente processo di consolidamento, che ha reso stabili come non mai le banche europee. Oggi la maggior parte delle attività più rischiose è concentrata in altri punti del sistema finanziario: è lì che eventualmente mi aspetto lo scoppio di una nuova crisi».

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