a cura di Pinuccia Parini

Lo scorso giugno, Lombard Odier Investment Managers (Loim) e Systemiq hanno annunciato una nuova partnership dalla quale è nata holistiQ Investment Partners  (holistiQ), che opererà come nuova piattaforma dedicata esclusivamente agli investimenti sostenibili. Fondi&Sicav ha discusso del progetto e di sostenibilità con Giancarlo Fonseca, country head di Lombard Odier Investment Managers Italia.

Come è cambiato l’interesse degli investitori nei confronti della sostenibilità?

«Dal 2015, quando venne tenuta la ventunesima riunione della Conferenza delle parti (Cop 21) della Convenzione sui cambiamenti climatici, svoltasi a Parigi, l’interesse, sia degli investitori, sia degli asset manager, è andato crescendo, anche in tempi piuttosto veloci. In quell’occasione, gli stati firmatari si sono impegnati a mantenere l’innalzamento della temperatura sotto i 2° e, se possibile, sotto 1,5° rispetto ai livelli preindustriali. Nei confronti di questo impegno, l’industria del risparmio gestito ha reagito in modo proattivo, procedendo all’adozione delle metriche Esg per potere integrare una serie di fattori legati alla sostenibilità, ambientale e non, all’interno dei processi d’investimento e riuscire a offrire soluzioni al mercato che avessero queste determinate caratteristiche. Gli investitori sono stati, a loro volta, stimolati dalla nuova tematica grazie anche alla divulgazione fatta sul cambiamento climatico, i rischi a esso connessi e alla necessità di approntare una serie di misure atte a preservare il pianeta. Il successivo intervento del regolatore ha poi segnato un passaggio importante perché ha tracciato un percorso, non ancora ultimato, che ha permesso un approfondimento del concetto di investimento sostenibile articolato attraverso una serie di normative quali la Sfdr e la tassonomia. Si è iniziato, così, a disegnare i confini di questo nuovo modo d’investire identificando ciò che è sostenibile e ciò che, invece, non può essere definito tale. I passi futuri riguarderanno l’esplicitazione di una disciplina per queste nuove metriche e per le società che le elaborano, all’interno di un quadro normativo molto più ampio che riguarda l’asset management».

Come si coinvolge l’investitore finale all’interno di questo processo?

«Occorre spiegare all’investitore che investire nella transizione eco-sostenibile vuole dire essenzialmente beneficiare in termini di performance di portafoglio di quella che è la più grande rivoluzione industriale che la nostra generazione sta sperimentando. Come in ogni rivoluzione industriale, ci saranno vincitori e vinti e il nostro sforzo, la nostra attività di analisi e di ricerca è totalmente orientata a selezionare quelli che crediamo saranno i vincitori di questo straordinario evento trasformativo del nostro ecosistema economico e sociale».

Come si coinvolgono le imprese?

«Le imprese costituiscono i due terzi del Pil mondiale. È inevitabile che la transizione passi dalle loro scelte, ma non solo. È necessario che i governi stendano norme e prevedano incentivi fiscali e investimenti pubblici per alimentare la transizione. Se questi fattori prendono corpo, si attivano anche i capitali privati che iniziano a guardare con interesse alle opportunità che regolamentazione, fiscalità e capex pubbliche riescono a generare. Ma questo sviluppo che sta avendo il tema della sostenibilità rende urgente un’analisi molto più approfondita di un’azienda, che non può passare solo attraverso il tradizionale esame Esg, che si basa su parametri che guardano al passato (backward looking). Per Lombard Odier Investment Managers, è necessaria una visione prospettica: che cosa stanno facendo le società per rendere credibile, da un punto di vista industriale e finanziario, il proprio business plan orientato alla sostenibilità. Ed è per questa ragione che servono metriche che aiutino a cogliere le evoluzioni future (forward looking), cercando di comprendere come sono allocate le risorse, gli investimenti su progetti specifici e con quale impegno. Si tratta di una vera e propria analisi d’impresa. Oggi, per potere convincere un investitore, che è molto attento alla credibilità del processo d’investimento, è necessaria una solida attività di ricerca, sia sulle società, sia sui grandi sistemi di cambiamento».

In alcuni momenti si ha la sensazione che la normativa sulla sostenibilità incontri degli ostacoli. È una percezione errata?

«La normativa sta procedendo lungo il percorso tracciato, perché il tema del rischio greenwashing è presente e va contrastato, altrimenti potrebbe creare un danno per l’industria dell’asset management nel suo complesso. Penso che uno degli obiettivi principali del regolatore sia mettere tutti nelle condizioni di spiegare correttamente al mercato di riferimento ciò che viene fatto attraverso gli investimenti sostenibili. Certamente, si è dinnanzi a processi non lineari, che hanno al loro interno un’evoluzione che può portare con sé rischi, ma la traiettoria, soprattutto quella intrapresa dall’Europa, è chiara e i tempi per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione non sono così lontani. Dirò di più: non è escluso che con l’avvicinamento delle scadenze 2030 e 2050, la regolamentazione diventi ancora più stringente».

La strada da percorrere per una “just transition” è complessa. Vede rischi all’orizzonte?

«La transizione ecosostenibile è irreversibile, a meno che non si accetti di esporre il sistema nella sua interezza ai rischi di un pianeta già pesantemente danneggiato. Tutta la comunità internazionale è concentrata su questo tema e, chiaramente, si deve risolvere un’equazione non semplicissima, visti gli obiettivi e l’attuale situazione. Credo che occorra molta intelligenza umana, tanta capacità di innovazione e anche di prefigurarsi un modo di fare business con modalità diverse, a più alto contenuto tecnologico e digitale, che riesca a coinvolgere tutta la società civile e produttiva. È vero, la “just transition” è complessa, come tante altre cose che l’essere umano ha dovuto affrontare nella storia della civiltà. Inoltre, non va dimenticato che non c’è solo il rischio climatico cui prestare attenzione, ma anche quello legato allo sfruttamento delle materie prime, alla biodiversità, alla conservazione degli oceani, alla gestione dei rifiuti: sono tutti aspetti tra loro interconnessi, che non possono essere affrontati separatamente».

Perché Loim ha deciso di creare una piattaforma dedicata agli investimenti sostenibili?

«Per due ragioni di fondo. La prima è legata alla volontà di realizzare una piattaforma innanzitutto di ricerca, perché per noi la sostenibilità è un tema di natura industriale. Per questo motivo, abbiamo sentito il bisogno di creare un centro specializzato sui cambiamenti all’interno delle aziende e dei grandi sistemi produttivi. La seconda, sorge dal proposito di fare nascere, per poi restituirle al mercato, strategie di investimento molto chiare e specifiche su tematiche verticali collegate alla transizione. Abbiamo individuato tre grandi sistemi che dovranno cambiare: energia, terra e oceani, materiali. Il primo riguarda la necessità di elettrificare tutto il processo produttivo, mentre il secondo deve rispondere ai bisogni di un mondo popolato da otto miliardi di persone, cercando di evitare di produrre troppi rifiuti e CO2 e non depauperare la natura. Il terzo grande sistema è quello dei materiali che vengono estratti dalla terra per produrre qualunque cosa, generando però, anche in questo caso, un’elevata quantità di residui e scarti, senza che esista un vero e proprio processo di economia circolare all’interno della quale riutilizzarli. L’obiettivo è identificare le società che producono nuove tecnologie per rendere possibile la circolarità dei processi e del materiale impiegato. Spesso lo si dimentica, ma la natura pesa per il 55% del Pil globale: un rapporto di maggiore rispetto nei suoi confronti significa anche generare valore e preservarla vuole dire salvaguardare le fondamenta delle nostre capacità di generare ricchezza».

Come mai avete deciso di chiamare la nuova società holisticQ?

«Deriva dall’obiettivo, ossia dal fatto di avere un approccio olistico nell’analisi dei problemi. È un lavoro di ricerca molto più complesso e intenso, ribadisco, nelle analisi delle imprese, ma anche in quella della sostenibilità che deve essere un concetto comprensibile e non può limitarsi solo a uno score Esg. Per questa ragione, abbiamo elaborato alcuni indicatori forward looking proprietari, realizzati con grandi investimenti umani e di capitale nel corso degli ultimi anni, quali l’Implied temperature rise indicator, per misurare la traiettoria climatica delle aziende e riconosciuto dalla task force sul Climate related financial disclosure (Tcfd) e il Climate value impact, che calcola l’impatto del clima, che è già cambiato, sulle attività di un’impresa».

Quali sono le ragioni per cui avete scelto come vostro partner Systemiq?

«Ci siamo scelti reciprocamente. Systemiq è un global advisor su temi di trasformazione industriale e di cambiamento, che collabora con Loim da diversi anni e di cui siamo azionisti con una quota di minoranza. Abbiamo deciso di rafforzare la relazione unendo le nostre capacità, finanziaria e industriale, e abbiamo stabilito di creare holistiQ».

E i vantaggi competitivi che holistiQ può offrire?

«L’investimento che si sta facendo sulla ricerca è a garanzia dei risparmiatori, per restituire loro una soluzione solida, comprensibile e basata su analisi scientifiche profonde. Noi crediamo molto nell’importanza di essere identificati nel mondo del risparmio gestito come attori credibili e affidabili e vogliamo che queste caratteristiche ci vengano riconosciute anche nell’ambito degli investimenti sostenibili». 

Nella vostra decisione ha pesato anche una maggiore consapevolezza degli investitori finali?

«I clienti istituzionali e professionali apprezzano i processi di investimento basati su analisi scientifiche molto solide: con loro è importante accreditarsi come un potenziale partner che può offrire un’offerta a valore aggiunto. Per quanto riguarda, invece, l’investitore retail, pensiamo che sia solo un problema di tempo e che gradualmente coglierà il valore del nostro processo d’investimento. La decisione di creare holistiQ nasce dalla nostra missione d’impresa e dal volere tenere alta la nostra reputazione. Inoltre, sia Loim, sia Systemiq sono due aziende certificate B Corp, a testimonianza di un percorso, in materia di sostenibilità, già iniziato in precedenza e che è entrato a fare parte dei valori e della governance che le due società si sono date».

Informazioni importanti: 

Il presente documento è emesso da Lombard Odier Asset Management (Europe) Limited, autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority (la “FCA”) e iscritta nel registro della FCA con il numero di registrazione 515393. Lombard Odier Investment Managers (“LOIM”) è una denominazione commerciale. Il presente documento è fornito solo a scopo informativo e non costituisce un’offerta o una raccomandazione di acquisto o vendita di titoli o servizi. Non è destinato alla distribuzione, alla pubblicazione o all’utilizzo in alcuna giurisdizione in cui tale distribuzione, pubblicazione o utilizzo sarebbero illegali. Il presente materiale non contiene raccomandazioni o consigli personalizzati e non intende sostituire la consulenza di un professionista in materia di investimenti in prodotti finanziari. Prima di effettuare qualsiasi operazione, l’investitore dovrebbe valutare attentamente l’adeguatezza di un’operazione alla propria situazione particolare e, se necessario, ottenere una consulenza professionale indipendente in merito ai rischi e alle conseguenze legali, normative, creditizie, fiscali e contabili. Il presente documento è di proprietà della LOIM ed è destinato al suo destinatario esclusivamente per uso personale. Non può essere riprodotto (in tutto o in parte), trasmesso, modificato o utilizzato per qualsiasi altro  o senza la previa autorizzazione scritta della LOIM. Sebbene alcune informazioni siano state ottenute da fonti pubbliche ritenute affidabili, senza una verifica indipendente, non possiamo garantirne l’accuratezza o la completezza di tutte le informazioni disponibili da fonti pubbliche. I pareri e le opinioni espressi sono solo a scopo informativo e non costituiscono una raccomandazione da parte di LOIM ad acquistare, vendere o detenere alcun titolo. Le opinioni e i pareri sono aggiornati alla data della presente presentazione e possono essere soggetti a modifiche. Non devono essere interpretati come consigli di investimento. Nessuna parte di questo materiale può essere (i) copiata, fotocopiata o duplicata in qualsiasi forma, con qualsiasi mezzo, o (ii) distribuita a qualsiasi persona che non sia un dipendente, un funzionario, un direttore o un agente autorizzato del destinatario, senza il previo consenso di LOIM. ©2023 Lombard Odier IM. All rights reserved

leggi il numero 158