Fondi&Sicav ha incontrato Nicholas Bratt, portfolio manager/analyst del global thematic equity team di Lazard Asset Management, per discutere di investimenti all’interno di una visione che vada oltre l’immediato orizzonte temporale.

Dal punto di vista di un gestore con oltre 50 anni di esperienza alle spalle, qual è il suo approccio al mercato?

«Il mondo sta cambiando a un ritmo senza precedenti e il prossimo decennio sarà molto diverso dall’ultimo. I mutamenti tecnologici, demografici e geopolitici stanno ridefinendo il panorama globale: sono veri e propri megatrend che offrono opportunità per gli investitori a lungo termine. Fare parte del team Global thematic equity mi offre l’occasione di seguire le tendenze che definiranno il prossimo futuro, un osservatorio privilegiato di un mondo che si sta trasformando a una velocità mai vista prima».

Tuttavia, al di là del processo di innovazione in corso che rivoluzionerà le nostre vite, c’è un contesto politico che si sta configurando con nuove dinamiche e, soprattutto, che sta mettendo in forte discussione il sistema democratico sul quale si basa l’Occidente. Quanto la preoccupa ciò che sta avvenendo negli Stati Uniti?

«Sono un cittadino naturalizzato americano che è cresciuto in Europa e vive da quasi 50 anni negli Stati Uniti. Sono veramente molto in apprensione per quanto sta succedendo nel mondo, ma contestualmente non sono mai stato così entusiasta delle opportunità di investimento che si stanno presentando per il prossimo quarto di secolo. Mi trovo in una situazione insolita, ma indubbiamente mi inquieta l’indebolimento dell’alleanza occidentale da parte di Trump, un fatto che ritengo assolutamente sconcertante. Bisogna augurarsi che, durante le prossime elezioni di metà mandato Usa, si riproponga ciò che storicamente è sempre avvenuto, ossia che il partito del presidente perda voti. Se così fosse, i democratici potrebbero conquistare la maggioranza alla Camera bassa e Trump avrebbe più limitazioni nel decidere arbitrariamente la politica interna del Paese. L’unica cosa che posso aggiungere è che, attualmente, il consenso nei suoi confronti è il più basso mai registrato da un presidente americano e quanto è successo a Minneapolis non ha lasciato di sicuro indifferente il cittadino medio che tra 10 mesi sarà chiamato alle urne».

Ciò che ha descritto, però, crea inquietudine…

«Non bisogna essere troppo pessimisti: ci sono molti segnali che mostrano quanto sia elevata la resilienza degli Stati Uniti. Nel breve periodo, l’imprevedibilità sarà molto alta, visti i continui cambiamenti di opinione di Trump, un vero e proprio incubo per chi si occupa di investimenti. Ne consegue che l’unica cosa da fare è rassicurarsi che il proprio portafoglio sia ben diversificato e investito in aziende di elevata qualità che possano sopravvivere a qualsiasi shock».

 

continua a leggere