La Financière de l’Échiquier. Enguerrand Artaz, fund manager, risponde alle domande di Fondi&Sicav sulla fine del quantitative easing

Enguerrand Artaz, La Financière de l’Échiquier

Nell’ipotesi in cui la netta divergenza di impostazione tra le politiche monetarie di Fed e Bce dovesse mantenersi ampia o tendere ad un ulteriore ampliamento, quali opportunità ritenete possano essere colte nei mercati?

Dopo un periodo, in particolare nel 2018, in cui le traiettorie monetarie della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve divergevano, nel 2019 gli approcci sono andati sempre più convergendo. Interrompendo la normalizzazione monetaria prima e abbassando i tassi di riferimento poi, la Fed ha raggiunto la Bce sul campo del quantitative easing. Sebbene gli strumenti utilizzati non siano esattamente identici, gli approcci monetari sono ormai simili su entrambe le sponde dell’Atlantico. Se ci dovesse essere una divergenza verrebbe più verosimilmente dal lato dalla Fed.
Da una parte, le misure accomodanti che ha messo in atto sono di natura più provvisoria rispetto a quelle della Bce. La materializzazione di una ripresa ciclica stabile e duratura, sia negli Stati Uniti che a livello globale, potrebbe quindi portare la Federal Reserve a promuovere una nuova stretta monetaria. In questo caso, i tassi europei andrebbero privilegiati rispetto a quelli americani e le azioni cicliche americane rispetto a quelle difensive.
Dall’altra, nel caso di un peggioramento congiunturale più significativo, la Fed ha più margine di manovra per tagliare i tassi rispetto alla Bce che li ha già portati in territorio negativo. In questo scenario piuttosto cupo a livello mondiale, i tassi americani, soprattutto a breve termine, fungerebbero da bene rifugio.

Cosa vi aspettate dalla Fed nel corso del 2020? Sulle scelte di politica monetaria (tassi, acquisto titoli) peseranno più i dati macro o l’approssimarsi delle elezioni presidenziali? I Treasury continueranno a offrire un porto sicuro agli investitori?

Non pensiamo che la Fed metta drasticamente in discussione il suo posizionamento accomodante nel 2020. La ripresa globale rimane fragile e potrebbe essere rallentata da episodi come la crisi del coronavirus. La Fed rimarrà quindi attenta all’andamento dei dati macroeconomici e ha la possibilità di abbassare ulteriormente i tassi o addirittura di aumentare più rapidamente le dimensioni del suo bilancio. In caso di nuovo degrado delle condizioni economiche gli Us treasuries rimarrebbero certamente un bene rifugio per gli investitori. Sembra invece poco probabile che l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali abbia un qualsiasi impatto sulle decisioni della Federal Reserve.