In un mercato azionario che, nella prima metà dell’anno, ha mostrato ancora forza, Fondi&Sicav ha chiesto a Juan Mendoza, lead portfolio manager del fondo World Brands di Lombard Odier Im, un aggiornamento sulla strategia del prodotto che gestisce e alcune riflessioni sui mutamenti in atto nel mercato.
Siamo entrati nella seconda metà del 2024. Nel vostro universo tematico sono emersi trend significativi?
«Nell’universo dei brand digitali, e in particolare negli hyperscaler statunitensi (fornitori di servizi cloud), stiamo assistendo a un trend crescente di investimenti nell’infrastruttura Ai e di distribuzione di “co-pilot” ai loro clienti, cioè assistenti digitali basati su Ai che offrono un servizio personalizzato. Le valutazioni di questi hyperscaler appaiono molto interessanti rispetto a ciò che ci attendiamo dai ricavi aggiuntivi provenienti dall’intelligenza artificiale generativa e/o dal loro business cloud. Anche per una delle maggiori aziende di smartphone e computer, riteniamo che il recente annuncio, in cui è stata presentata l’integrazione Ai negli smartphone, segni un punto di svolta che può contribuire ad accelerare i ricavi. Con la fiducia dei consumatori recentemente indebolita, anche se con bilanci ancora in territorio positivo, crescita dei salari e inflazione a livelli moderati, nel corso dell’estate vedremo i consumi a livelli minimi. Stiamo assistendo a un comportamento molto selettivo da parte dei consumatori anche nel settore dei servizi. All’interno del comparto dei beni di consumo ci sono vincitori e vinti, con aziende che guadagnano quote di mercato e altre che puntano sull’innovazione per competere in modo più efficace. Nei mercati emergenti (e anche nell’indice Hang Seng di Hong Kong), si scambia ai minimi in relazione alla media storica, con uno sconto significativo rispetto a quelli sviluppati. Molti brand locali cinesi nel settore digitale e dei beni di consumo discrezionali sono quotati a multipli bassi. Il rapporto rischio/rendimento sembra molto interessante e gli investitori potrebbero tornare a investire in questi paesi».
Tra le aziende leader globali di alta qualità, ci sono nomi che hanno sorpreso, sia in positivo, sia in negativo?
«Prestiamo attenzione, sia alla capacità delle società di generare un cash flow costante rispetto al capitale investito, sia alle valutazioni. La strategia World Brands ha indici molto elevati in termini finanziari rispetto all’Msci World. Il Cagr atteso di crescita dei ricavi a due anni per il fondo è del 13,5% (Msci World al 4,2%) e il Cagr di crescita dell’Eps a due anni è del 21,9% (Msci World al 10,8%). Il Roe è pari al 35,3% rispetto al 14,1% dell’Msci World. La linea che seguiamo è trovare la nuova Apple del futuro. Siamo stati investitori iniziali in Nvidia e oggi l’azienda ha una capitalizzazione di mercato di 3 mila miliardi e gli investitori sono stati ricompensati negli ultimi 18 mesi. Il business dei veicoli elettrici è complicato e disrupted con molti brand a livello globale. Preferiamo allocare il nostro capitale in società come Ferrari, perché il brand dispone di un solido portafoglio ordini, di interessanti lanci di prodotto e la sua visibilità in termini di ricavi ed Ebit è la migliore della categoria nel mondo dell’auto. Inoltre, l’acquirente tipico delle auto del famoso marchio non è stato particolarmente colpito dall’inflazione degli ultimi mesi».
E per quanto riguarda il digitale e le tendenze emergenti?
«Non seguiamo i trend, ma vediamo una crescita esponenziale in alcune aree specifiche come l’Ai generativa e i farmaci contro l’obesità. In ogni caso, la nostra attenzione si concentra sulle singole aziende e sul loro vantaggio competitivo di lungo termine in grado di generare rendimenti in modo costante, producendo un free cash flow molto elevato. Grazie al loro vantaggio competitivo, possono aumentare regolarmente i prezzi dei beni e dei servizi. In qualità di investitori in Apple, siamo convinti che il management seguirà i trend giusti. Per questo motivo, ci aspettiamo grandi progressi nell’intelligenza artificiale generativa dei loro prodotti e servizi. Siamo appena tornati da un viaggio nella Silicon Valley, dove abbiamo incontrato il management di Apple insieme ad altri brand tecnologici. Tutti gli spunti tratti dall’incontro vengono incorporati nel nostro modello finanziario e, se necessario, il nostro price target e le esposizioni in portafoglio vengono corrette tatticamente attraverso una disciplina di budgeting di rischio complessivo del portafoglio».
I mercati azionari hanno registrato risultati positivi nel primo semestre. Le valutazioni sono diventate troppo costose? Vede un rischio di concentrazione?
«Le valutazioni sono storicamente elevate, ma i mercati in cui la crescita sta accelerando a livello globale sono quelli sostenuti dalla redditività. Infatti, nella maggior parte dei settori e aree geografiche, lo slancio dei prezzi è solido e sincronizzato proprio grazie alla crescita degli utili e alla liquidità. Lo scenario più probabile sembra favorire una crescita lenta (noiosa) del momentum macro-globale, mentre i mercati scontano un’inflazione moderata. Di solito, questo è un contesto piuttosto favorevole per la performance dei mercati azionari. Per quanto riguarda, invece, il mondo degli asset reali, le prospettive appaiono ancora complesse, come nel caso dell’immobiliare, dove è probabile che siano necessari ulteriori tagli dei tassi. Le presidenziali negli Stati Uniti potrebbero portare una maggiore volatilità, ma, in generale, in passato il mercato azionario Usa ha ottenuto buoni risultati negli anni elettorali».
i titoli legati all’Ai continuano a suscitare grande interesse. Rimane per voi un tema in focus?
«Dal viaggio nella Silicon Valley siamo tornati con una visione costruttivamente positiva. Abbiamo posizioni importanti nei brand leader dell’Ai (brand di hardware Ai e hyperscaler), oltre a possedere alcuni titoli dell’ecosistema Nvidia. La strategia è sovrappesata su tutti gli hyperscaler. I servizi di intelligenza artificiale nel cloud accelereranno con i “co-pilot” la crescita dei ricavi. Siamo diventati, però, più cauti verso il settore del software, in quanto crediamo che i brand impiegheranno molto più tempo a monetizzare e trovare come utilizzare i “co-pilot” con Ai. La valutazione di questi marchi è un po’ più interessante rispetto alla fine del 2023, ma potrebbe essere ancora sotto pressione, perché i servizi It si stanno spostando verso la creazione di infrastrutture Ai e cloud».
Alcune aziende del lusso hanno mostrato debolezza, soprattutto legata alla Cina. Quali sono le vostre attese sul settore?
«La debolezza potrebbe continuare anche in estate. Ci saranno maggiori opportunità di acquistare brand di lusso di alta qualità a valutazioni contenute. Anche il confronto degli utili del secondo semestre dovrebbe essere favorevole per alcuni dei marchi europei del lusso. Date le valutazioni più contenute e le basse aspettative, potremmo assistere a una stabilizzazione. In questo momento siamo al minimo dei nostri investimenti nel settore del lusso e deteniamo solo sei grandi posizioni attive».
I titoli cinesi sono rimbalzati dai minimi. Vede qualche opportunità di acquisto sul mercato?
«Abbiamo spostato parte della nostra esposizione da brand del lusso europeo in brand locali cinesi digitali, la cui valutazione era ai minimi storici dopo la forte correzione del mercato. Abbiamo posizioni in titoli le cui aspettative sono ancora ridotte, ma con utili che stanno superando le previsioni».

