Nel 2020 le obbligazioni convertibili hanno realizzato performance particolarmente positive e registrato una volatilità, e quindi una rischiosità, più contenute. Si tratta di un’asset class da utilizzare da un punto di vista, sia tattico, sia strategico, con una presenza costante in un portafoglio multi-asset. È questa la view di Alessandro Businaro, convertible bond portfolio manager di Generali Investments Partners.

Nel 2020 in Europa sono state registrate emissioni di obbligazioni convertibili per 24 miliardi di euro, mentre nel primo semestre 2021 hanno già raggiunto 14 miliardi. Che cosa spinge le aziende a emettere questi strumenti?

«La ragione chiave è finanziarsi in modo più efficiente rispetto al mercato del credito: si consente al sottoscrittore di partecipare al potenziale rialzo dell’azione in cambio di una cedola più bassa o talvolta nulla. Da un lato troviamo società di medie o piccole dimensioni, o con rating high yield, che avrebbero difficile accesso al mercato del credito tradizionale, dall’altro blue chip che vogliono ottimizzare la propria struttura del debito. In termini settoriali l’universo è diversificato: si possono trovare segmenti growth, come tecnologia o farmaceutico, o più difensivi, quali servizi pubblici, immobiliare o beni di consumo. Recentemente due comparti hanno rubato la scena: la consegna di pasti a domicilio e i pagamenti elettronici. Emittenti come Just-Eat Takeaway.com, Delivery Hero o Nexi sono ricorsi al mercato delle convertibili per finanziare la crescita, sia organica, sia tramite acquisizioni».

Quale ruolo rivestono nell’asset allocation?

«Nel lungo periodo offrono ritorni simili ai rendimenti degli indici azionari, ma con volatilità, e quindi rischio, inferiore. Il ruolo delle convertibili in un portafoglio può variare in modo significativo: alcuni investitori le considerano come parte dell’allocazione a reddito fisso, altri dell’allocazione azionaria. In generale, in un portafoglio obbligazionario, le convertibili apportano diversificazione settoriale e di emittenti, e possibilmente ritorni superiori alle obbligazioni tradizionali. Inoltre l’opzionalità mitiga il rischio duration. Proprio l’opzione azionaria incorporata è uno dei motivi per i quali alcuni investitori le integrano, invece, nell’allocazione azionaria, sostituendole  alle azioni ordinarie per aggiungere convessità al portafoglio e ridurne la volatilità».

Come hanno performato nel 2021?

«Dopo un 2020 stellare, in cui le convertibili europee si sono imposte tra i segmenti con la migliore performance assoluta, il primo semestre 2021 si è confermato positivo. Il rendimento dell’1,23% dell’indice dei convertible bond, l’Exane Eurozone, si confronta con il -3,09% dei governativi dell’Eurozona (Jpm Gbi Emu Index), il -0,43% dei corporate bond (Ice Bofa Euro Corporate Index) e il 2,57% delle obbligazioni high yield con rating BB-B (Ice Bofa BB-B Euro Hy Index)».

Quali sono le prospettive per i mercati nel secondo semestre?

«Dovremmo pensare a un 2021 in due fasi: la prima caratterizzata da una forte ripresa economica sostenuta dalle riaperture, dalle campagne vaccinali e dalla presenza delle banche centrali a favore degli attivi rischiosi. Nella seconda parte dell’anno, invece, dovremmo attenderci uno scenario più complesso, a partire da tassi di interesse più elevati, qualora l’inflazione fosse più di un fenomeno transitorio. Non è inoltre da sottovalutare il rischio di diffusione di nuove varianti del Covid-19, con nuove misure di distanziamento sociale».

I bond convertibili offrono ancora valore per il resto del 2021? 

«È lecito pensare a condizioni di mercato meno favorevoli nel secondo semestre e a un conseguente ritorno della volatilità negli indici azionari. Per quanto riguarda i titoli a reddito fisso, il probabile aumento dei tassi di interesse core accompagnato da spread di credito piuttosto compressi limiterà i rendimenti dei titoli governativi e del credito investment grade. In questo contesto, è rilevante il fatto che le obbligazioni convertibili siano scambiate su livelli di valutazione interessanti da un punto di vista tecnico. In altre parole, la volatilità implicita nei prezzi delle obbligazioni convertibili è in linea o talvolta inferiore alla volatilità realizzata dalle azioni sottostanti. In conclusione, riteniamo opportuno conservare un tilt pro-rischio all’interno dei portafogli, ma in una maniera più convessa. Alla luce della loro struttura ibrida, le obbligazioni convertibili possono offrire un’esposizione asimmetrica alle azioni con il vantaggio di una maggiore protezione in caso di ribasso, con un minore rischio duration grazie all’opzionalità».