Lvnae, il territorio è quello dei Colli di Luni nel Levante ligure, il vitigno è il Vermentino e l’idea è quella di Paolo Bosoni che sin dagli anni ’60, con concretezza e lungimiranza, ha sempre creduto nella eccellenza e unicità di questa terra e dei suoi frutti.
Oggi il Vermentino dei Colli di Luni è il principe dei vini bianchi del Mediterraneo e a Lvnae si declina in una collezione di vini capaci di leggere le sfumature dei suoli e interpretare le potenzialità del tempo.
La storia imprenditoriale di Lvnae, infatti, azienda prima pioniera, ruota tutta sulla valorizzazione e il rispetto del proprio territorio e delle sue tante espressioni.
I colli di Luni: un territorio tra storia e natura
Siamo nel comune di Luni, ultimo lembo di Liguria al confine con la Toscana.
Molti secoli fa, dove oggi crescono le viti, c’erano ancorate triremi e velieri.
Portus Lvnae, da cui l’azienda ha tratto il suo nome, era una ricca colonia romana, un porto fiorente da dove i vini dell’entroterra, già famosi, partivano alla volta di Roma. Di quel passato restano reperti preziosi che affiorano con naturalezza tra case e filari, e una profonda memoria collettiva.
Come allora, le colline intorno a Portus Lunae – oggi Colli di Luni – salgono verso le Alpi Apuane e i loro marmi, offrendo all’uomo suoli variegati e un clima benevolo. Le vette aguzze delle montagne proteggono l’intera area dai venti freddi del nord, mentre il mare mitiga le stagioni e regala brezze costanti.
Un mosaico di vigneti
Su questo paesaggio unico si estende, o per meglio dire, si distribuisce il parco vitato di Lvnae: oltre 40 parcelle di vigneto che punteggiando il territorio in ordine sparso a partire dai filari prospicenti l’antico anfiteatro di Luni, fino ai vigneti più elevati, piantati con perizia e coraggio su strette fasce di terra, da dove il mare è solo una striscia blu brillante all’orizzonte.
Un dedalo di stradine li collega uno all’altro in una ragnatela di scorciatoie e incroci, invisibili ad una guida poco meno che esperta.
“Queste strade sono state consumate da generazioni di contadini e anche dai miei nonni” racconta DiegoBosoni, che con i genitori e la sorella Debora gestisce l’azienda “e continuano ad essere consumate da noi oggi che le percorriamo costantemente nella gestione quotidiana dei vigneti.”
In tutto il parco vitato conta circa 80 ettari. In questo patrimonio il Vermentino fa la parte del leone con circa il 70% della superficie.
L’Albarola e il Ciliegiolo seguono a ruota, posizionandosi tra gli ambasciatori storici del territorio. I Colli di Luni però custodiscono anche altri vitigni autoctoni, rari e dal carattere unico: il Vermentino Nero, la Pollera Nera e la Massareta.
Tutti e tre sono coltivati in piccole quantità e solo a livello locale. Per Lvnae rappresentano da sempre una interessante tavolozza di sfumature che attingono all’essenza più profonda del territorio.
Altri vitigni presenti sono: Albarossa, Alicante, Greco e Malvasia ma anche Sangiovese, Canaiolo e Merlot, coltivati qui da generazioni.
L’età media dei vigneti è di circa 25 anni con alcune parcelle di 50 anni di età. Alcuni appezzamenti sonomolto piccoli, protetti da muretti come giardini segreti. Le vigne più ampie arrivano a 3 ettari di estensione.
In ogni caso “è un panorama viticolo molto peculiare il nostro” spiega il giovane produttore “ogni vigna è profondamente diversa e questa parcellizzazione ci ha imposto da sempre una conoscenza capillare di tuttoil territorio. Ogni appezzamento è come il tasto di un pianoforte e solo nell’insieme sentiamo l’armonia dei Colli di Luni”. Per tutti, le parole chiave sono ricerca, autenticità, passione, ma anche contemporaneità, esperienza e visione.

