a cura di Mark William Lowe
Nella migliore delle ipotesi, l’economia moldava può essere descritta solo come fragile. La difficile ripresa post-Covid e gli alti livelli di inflazione, uniti all’urgente necessità di sviluppare politiche che creino occupazione, si combinano per rendere qualsiasi forma di crescita economica sostenibile una sfida più che ardua. Tuttavia, una nota positiva è che la piccola nazione senza sbocco sul mare, con meno di 2,5 milioni di abitanti, situata nell’angolo nord-orientale della regione balcanica, ha le idee molto chiare sulla direzione che il Paese dovrebbe prendere, ossia verso Occidente.
Le elezioni presidenziali, tenutesi lo scorso ottobre e seguite da un ballottaggio all’inizio di novembre, hanno visto la rielezione del presidente pro-europeo in carica Maia Sandu.
In quella che alcuni commentatori hanno descritto come un’elezione basata su una scelta tra Occidente e Russia, Sandu è diventata la prima persona moldava a ottenere questo mandato per la seconda volta attraverso il voto popolare: è un risultato storico. Sostenendo Sandu, che la Russia ha cercato di evitare con ogni mezzo disponibile, tra cui minacce, attacchi informatici, disturbo della diaspora ai seggi elettorali e acquisto di voti, l’elettorato ha inviato un messaggio molto chiaro a Mosca.
Nel suo discorso dopo la vittoria, la presidente ha sottolineato la notevole resilienza della Moldavia, con un accenno malcelato ai tentativi della Russia di influenzare le elezioni, ma ha anche riconosciuto le minacce che ancora incombono sul suo percorso democratico e ha fatto appello all’unità contro «le forze ostili provenienti dall’esterno del Paese».
Se la Moldavia vuole garantire la stabilità democratica, contrastare l’influenza di Mosca e avvicinarsi all’integrazione nell’Unione Europea, l’amministrazione di Sandu non deve perdere tempo nell’attuare una serie di misure urgenti. Inoltre, se le numerose riforme che la Moldavia dovrà attuare rappresentano di per sé una sfida, la presidente riconfermata deve anche tenere conto del modo in cui vengono accolte, in particolare dalle generazioni più anziane e nelle aree rurali, dove l’influenza russa rimane forte.
Sfide e vulnerabilità
Nonostante la rielezione di Sandu sia avvenuta quasi subito dopo un referendum sull’opportunità o meno di modificare la costituzione moldava per tutelare il desiderio dell’elettorato di aderire all’Unione Europea, il Paese soffre di una serie di vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate dalla Russia. I risultati elettorali hanno mostrato una notevole avversione all’integrazione nell’Unione Europea, evidenziata in particolare dai voti espressi al di fuori della capitale Chișinău. Al contrario degli elettori urbani e di quelli della diaspora, l’elettorato rurale moldavo tende a favorire una stretta relazione con la Russia.
Un’ulteriore considerazione di cui tenere conto è la sempre maggiore polarizzazione della società moldava e l’impatto della povertà diffusa. Le elezioni parlamentari del 2025 diventeranno senza dubbio un campo di battaglia nel quale l’influenza russa sarà esercitata attraverso le tattiche utilizzate durante le presidenziali.
Secondo Alexandru Musteata, direttore del Servizio di sicurezza e intelligence (Sis) della Moldavia, Mosca riproporrà una strategia basata su «corruzione politica ed elettorale, disinformazione e manipolazione, nonché proteste e disordini di piazza».Per contrastare questo fenomeno, i servizi di sicurezza moldavi aumenteranno la sorveglianza delle organizzazioni del Paese considerate legate alla Russia, un piano e un avvertimento che Musteata ha consegnato ai parlamentari moldavi durante la recente presentazione del rapporto del Sis sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali e nel referendum sull’adesione all’Unione Europea. Dato che tra l’occupazione sovietica e la necessità economica post-indipendenza la Moldavia è stata legata alla Russia per decenni, il tentativo in corso di riorientarsi politicamente ed economicamente verso l’Occidente espone il Paese al rischio molto probabile che Mosca faccia tutto il possibile per minare la leadership di Sandu e attaccare la democrazia.

