a cura di Pinuccia Parini

Dopo la presentazione del progetto Planet, sul numero di settembre, Fondi & Sicav ha deciso di chiedere ad Antonella Ferrara di parlare non solo della sua attività come strategic corporate advisor, ma di presentare le iniziative legate alla sostenibilità in cui lei è coinvolta in prima persona.

Può descrivere il suo percorso professionale?

«Nei 25 anni della mia carriera ho svolto diversi incarichi in importanti agenzie specializzate nel settore Mice (meeting, incentive, convention, events). Si tratta di un lavoro che permette di organizzare eventi nei posti più incredibili del mondo ma, soprattutto, di entrare nelle famose “stanze dei bottoni delle aziende”, là dove si decide quale messaggio fare arrivare al mercato. In questa attività ho sviluppato una profonda conoscenza delle nuove esigenze di comunicazione, anche in ambito Csr, delle più importanti aziende italiane. Negli ultimi nove anni ho scelto di essere una battitrice libera, diventando un’advisor strategica per le aziende che decidono di avvalersi delle mie competenze. Mi sono specializzata nell’intercettare opportunità e sinergie inesplorate tra il mondo corporate e quello della sostenibilità, oltre che della cultura e dell’arte, tra loro intrinsecamente connesse. Non è stato un compito facile perché, allora, parlare di sostenibilità non generava grande seguito. Le ragioni sono molteplici, visto che il tema non era comunque nuovo, ma c’era una generalizzata inconsapevolezza di quanto stesse accadendo al pianeta. C’erano settori merceologici, come la moda, che ritenevano non fosse necessario parlare di sostenibilità. L’industria dell’abbigliamento è tuttora tra quelle più inquinanti ma, a quei tempi, si preferiva non affrontare l’argomento celandosi dietro una lista di altre priorità. Oggi, come è noto, la sensibilità del settore in materia è cambiata in modo sostanziale».

Che cosa è mutato, secondo la sua esperienza, nel rapporto con la sostenibilità?

«Ci sono indubbiamente più informazione e più coscienza sulla necessità di salvaguardare il pianeta e collaborare affinché ognuno faccia la sua parte, sia come singoli cittadini, sia come imprese. Nel mio ruolo mi piace dire di essere a disposizione di tutti coloro che amano confrontarsi e innovare utilizzando strumenti che danno nuove consapevolezze».

Quali sono quelle che lei chiama “le nuove consapevolezze nel mondo degli eventi”?

«Il momento storico attuale ha concesso agli addetti ai lavori del mondo degli eventi, e a coloro che se ne occupano all’interno delle aziende, un tempo prezioso per riflettere e riprogrammare progetti e format che non possono più ignorare le vere necessità del pianeta e la sua sostenibilità. C’è finalmente la cognizione che la sostenibilità è un elemento di vantaggio competitivo, soprattutto per le aziende. Inoltre, è aumentata la consapevolezza di quanto sia importante il ruolo degli stakeholder, ovviamente dipendenti compresi, sui temi della sostenibilità, allo scopo di rendere l’impresa più forte e pronta ad affrontare il futuro. C’è anche una nuova importante tendenza, che io sostengo da tanto: riutilizzare il materiale prodotto per gli eventi (video, interventi di relatori importanti, allestimenti) anche per attività aperte al pubblico e, soprattutto, alle scuole. Anche le location per eventi andrebbero sensibilizzate di più rispetto a questi nuovi modi di utilizzare gli spazi. Esistono progetti  straordinari che attendono di essere “accesi” e che possono concretamente diventare strumenti e occasioni di incontro (live o a distanza) per più comunità valoriali».

Quindi la sostenibilità va raccontata?

«La sostenibilità va raccontata e sostenuta. Essa crea motivo di incontro e spesso di celebrazione, diventando così fonte di sostegno per l’azienda che organizza eventi. Ma questi ultimi devono rendere fruibili i contenuti che presentano e metterli a disposizione di tutti coloro che ne possono trarre un beneficio concreto per acquisire le nuove consapevolezze. Io credo che non si sia più in un tempo in cui gli eventi sono fini a se stessi, ma devono diventare veicolo di un messaggio da diffondere. Proprio per questa ragione, ritengo che la nuova sfida, per chi fa il mio lavoro, sia innovare il modo di strutturare il proprio progetto e fare in modo che diventi un’occasione per informare, sensibilizzare ed educare. In questa emergenza globale, credo che ciascuno di noi possa dare un contributo alla società e io l’ho declinato all’interno della mia attività. Ognuno può dare il suo apporto a questa grande emergenza globale».

La sua presenza sulle pagine di Fondi&Sicav ha di fatto questa finalità, che abbiamo condiviso con lei, di raccontare una serie di storie di sostenibilità. Di che cosa si tratta?

«Sostanzialmente di presentare alcuni progetti, farli conoscere e fare sì che le esperienze narrate siano materiale di spunto e di riflessione. È una vetrina della sostenibilità aperta a tutti coloro che vogliono aiutare un progetto a partire. In sostanza, esiste l’importanza ai giorni nostri che ciò che è sostenuto idealmente trovi poi una concretizzazione. Le modalità con cui declinare tutto ciò sono diverse, ma l’obiettivo è fare conoscere storie di sostenibilità che offrano un esempio tangibile di come ciascuno di noi possa dare il proprio contributo per un futuro che sia rispettoso dell’ambiente e degli esseri viventi che lo abitano. Questi progetti hanno bisogno di visibilità, ma anche di sostegno, in particolare da parte delle aziende».

Quali sono i progetti più importanti sui quali sta lavorando attualmente? 

«Sto collaborando con l’agenzia Contrasto al progetto Planet, che fa parlare i millennial guidati dal filosofo ambientalista Telmo Pievani e che si occupa di sostenibilità attraverso la fotografia e le nuove generazioni (rif. Fondi &Sicav n.137).In occasione di Precop26, è stato finalizzato anche Faces4CLimate, un progetto fotografico molto impattante che vuole portare i volti dei ragazzi di Fridays4Future nelle più importanti piazze italiane. Insieme a Meteo Expert, al gruppo Pleiadi e al meteorologo Andrea Giuliacci, stiamo seguendo per il terzo anno il progetto “Odiamo gli Sprechi” di Eon Energia, destinato alle scuole di tutto il territorio italiano e ai docenti che mai come in questo momento devono “imparare a insegnare la sostenibilità”. Insieme ad Anemotech, società del grande gruppo Ecoprogram, sto seguendo il progetto “Planisfero”, che ambisce a migliorare l’aria in tutte le scuole italiane sostituendo i vecchi planisferi con i nuovi pannelli su tessuto theBreath®, che è in grado di assorbire aria inquinata per poi rimetterla in circolo pulita e purificata. Negli anni ho sviluppato diversi format adattabili a più necessità di comunicazione, che ho poi messo a disposizione di diverse aziende che hanno scelto di impegnarsi in campagne di comunicazione mirate a sensibilizzare soprattutto le nuove generazioni. Credo molto nei format di evento nell’evento, cioè creare un evento ad hoc all’interno del palinsesto di un grande evento istituzionale. Ma di questo si parlerà sulle prossime pagine di Fondi &Sicav».