La transizione energetica può offrire diverse opportunità di investimento ed è uno dei megatrend oggi sotto i riflettori degli investitori.

La si può osservare da diversi angoli, alcuni dei quali laterali, lontani dalle idee mainstream: è in questo ambito che si muove Plenisfer Investments Sgr, boutique di investimento dedicata a fondi multiasset che investe per strategie, non per asset class, facendo un uso innovativo e non convenzionale dei diversi strumenti, anche alternativi. Un esempio? I carbon credit.
Fondi&Sicav ne ha parlato con Diego Franzin, head of portfolio strategies di Plenisfer, da lui co-fondata con Giordano Lombardo, Mauro Ratto e Robert Richardson.
Come è organizzato in Europa il mercato dei carbon credit?
«Il mercato dei certificati di emissione di CO2 e altri agenti inquinanti nasce in Europa nel 2005 con un sistema cosiddetto di Cap and Trade. Questo schema prevede che ciascuna delle aziende coinvolte riceva un certo numero di certificati (ognuno pari a una tonnellata equivalente di CO2) a titolo gratuito, tramite l’assegnazione al paese di origine della società. Il 60% della disponibilità totale dei suddetti certificati viene invece fornito attraverso un meccanismo ad asta. A partecipare sono circa 10 mila impianti che operano nell’Unione Europea, appartenenti a tre settori: produzione e distribuzione di energia, manifatturiero e aviazione civile domestica. In totale questi tre segmenti coprono circa il 45% della CO2 ogni anno immessa nell’atmosfera dei paesi Ue. Entro il 31 marzo di ogni anno ciascuna azienda che partecipa al programma deve dichiarare quanto ha inquinato e restituire carbon credit per tale quantità entro la fine del mese successivo. Nel caso che non li abbia a disposizione, essa è soggetta a una multa pari a 110 euro oltre il prezzo del certificato che dovrà in seguito procurarsi e consegnare, oggi pari a circa 90 euro, per ogni tonnellata di gas serra emesso e non coperto. Questo mercato, anche per i vari provvedimenti varati a livello legislativo, ha visto una progressiva diminuzione della volatilità dei prezzi».

