In un quadro globale incerto, Laura Biancato, portfolio specialist global balanced risk control team di Morgan Stanley Investment Management, ritiene che negli Usa ci saranno un soft landing dell’economia e, quindi, buone opportunità sull’azionario.
Potrebbe descrivere la filosofia alla base della vostra strategia global balanced risk control?
«L’obiettivo fondamentale della nostra gestione di portafoglio, in questo ambito, è di generare rendimenti stabili cercando di mantenere il rischio sotto controllo. In particolare, il nostro scopo è mantenere la volatilità delle nostre performance costante fra il 6% e il 7%, con una fascia di oscillazione massima fra il 4% e il 10%. Per fare ciò, investiamo, sia in reddito fisso, sia in azionario, aumentando l’esposizione a quest’ultimo quando ci aspettiamo livelli di volatilità in diminuzione. Ovviamente, la percentuale di equity detenuta viene ridimensionata quando riteniamo più probabile lo scenario inverso. Ciò ci ha permesso di fornire ai nostri investitori un rendimento stabile negli anni, escluso il 2022 che è stato un periodo caratterizzato da un’elevata correlazione fra azionario e obbligazionario».
Quale scenario vi attendete per il futuro?
«La Fed, così come le altre principali banche centrali, saranno estremamente dipendenti dai dati, con l’obiettivo di continuare a ridurre l’inflazione e allo stesso tempo di evitare una recessione. A ciò si aggiunge il fatto che, nello specifico statunitense, riteniamo che l’economia sia ancora piuttosto forte, giustificando il nostro scenario di soft landing o lieve recessione all’orizzonte. Di conseguenza, gli investitori, a nostro avviso, dovranno adattarsi a uno scenario di inflazione e tassi di interesse più elevati più a lungo. Anche quando la Fed comincerà ad abbassare i tassi, probabilmente lo farà in maniera prudente e graduale, operando riduzioni di 25 punti base e non con l’intensità dei rialzi del passato. Dall’altra parte, riteniamo che la maggiore fonte di inflazione sistematica per gli Usa sia da ricercare nel mercato immobiliare. Quest’ultimo, infatti, è gravato da limiti strutturali all’offerta e costo del denaro elevato, che vediamo difficile ridursi nel breve termine. In Europa, il quadro macro è più debole e iniziamo a parlare di possibile stagflazione. Il settore manifatturiero è caratterizzato da problemi strutturali, dovuti a una perdita di competitività esacerbata dalla recente crisi energetica».
In un simile paradigma, che cosa ci si può attendere dall’asset class azionaria nel suo complesso?
«Storicamente, la percentuale del nostro portafoglio collocata in equity ha oscillato fra il 12% e l’82%; al 30 settembre 2023 siamo intorno al 60% nel nostro fondo flagship, Ms Invf Global Balanced Risk Control. Questo dato fa comprendere che la nostra view è nel complesso ottimistica e coerente con il nostro scenario di soft landing. Peraltro, è dal dicembre dell’anno scorso che abbiamo incrementato le nostre posizioni in azioni. Infatti, un simile contesto economico, accompagnato da un’inflazione più elevata, è generalmente favorevole a questa asset class. Le aziende quotate sono spesso ben posizionate in una simile situazione, perché le valutazioni azionarie sono misurate in termini nominali, per cui l’inflazione è additiva ai loro rendimenti».
In ambito obbligazionario, invece, pensate che le turbolenze perdureranno?
«Nel reddito fisso riteniamo che la situazione di incertezza sia destinata a persistere, con una volatilità più elevata rispetto a quanto visto in era pre-Covid. Inoltre, in questo ambiente riteniamo che convenga essere cauti per quanto riguarda la duration. Nel nostro portafoglio, dati i rendimenti attraenti, abbiamo solo recentemente iniziato ad aumentare la duration sulla parte governativa legata ai mercati sviluppati. Infatti, i term premia e i rendimenti delle emissioni a lunga scadenza sono saliti a sufficienza».
Quali sono, invece, le vostre preferenze attuali per quanto riguarda il credito?
«Nel segmento investment grade, la loro duration è abbastanza elevata e gli spread si sono già piuttosto ridotti: è difficile pensare che potranno assottigliarsi ulteriormente. Per questo motivo abbiamo diminuito la nostra posizione nel segmento Ig statunitense, nel quale la duration è più elevata rispetto a quella europea. Invece, vi sono ancora diverse opportunità interessanti nell’high yield, nel quale gli spread dovrebbero essere supportati in uno scenario di soft landing. È vero che diverse società nel prossimo futuro potrebbero avere difficoltà a rifinanziarsi, ma non ci aspettiamo un incremento dei tassi di default significativo. Rispetto al 2007-2008, oggi le aziende che rientrano in questo gruppo di emittenti vantano bilanci molto più solidi. Rendimenti interessanti e bassa duration sono presenti anche fra le asset backed securities».

