a cura di Pinuccia Parini

Quale sarà l’andamento dell’economia e come reagiranno, di conseguenza, i tassi d’interesse sono due quesiti che sono presenti con forza sui mercati. Nonostante queste incertezze, gli Etf continuano a evidenziare flussi positivi. Fondi&Sicav ne ha parlato con Stefano Caleffi, head of Southern Europe Etf & indexing sales di Hsbc Asset Management.
Il contesto di mercato presenta diverse sfaccettature. Qual è la strategia d’investimento da voi consigliata?
«Negli ultimi mesi, i mercati finanziari sembrano scontare uno scenario di soft landing dell’attività economica che non condividiamo. Infatti, guardando alla price action delle borse, pensiamo che ci sia un eccesso di ottimismo. Le nostre stime sono che, entro la fine dell’anno, negli Usa, e agli inizi del 2024, in Europa, ci sarà una recessione, così come è successo nel 70% dei casi dopo i rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Se si considera la rapidità e l’ampiezza della restrizione monetaria attualmente in atto, è improbabile che il fenomeno non si ripeta. Tuttavia, non crediamo che sarà molto profonda, ma, in linea con quanto avvenuto negli anni ‘90, come effetto di un eccesso di politiche monetarie restrittive. Poiché gli indici di borsa non hanno prezzato questo rallentamento, pensiamo che il deterioramento economico atteso possa essere foriero, nel prossimo futuro, di un aumento della volatilità, soprattutto sul mercato azionario. Proprio per queste ragioni, consigliamo un posizionamento conservativo, che si traduce in un sottopeso dell’equity, le cui valutazioni, in particolare per i developed market, risultano elevate. Tuttavia, all’interno di questa asset class, esprimiamo una preferenza per i mercati emergenti (soprattutto Asia), perché riteniamo che il quadro economico avrà migliori prospettive nella parte finale del 2023 e nel prossimo anno rispetto a quello delle economie avanzate, il cui momentum sui dati macro è in deterioramento. Anche i multipli, cui questi mercati trattano, risultano attraenti».
Potrebbe elaborare ulteriormente l’interesse per i mercati emergenti?
«Come presentato nell’outlook di Hsbc Asset Management per la seconda parte dell’anno, il mix tra taglio dei tassi di interesse da parte della Fed, indebolimento del dollaro affidabile, crescita e inflazione relative, sembra evidenziare che i mercati emergenti siano l’asset class più indicata verso cui orientarsi. Nei primi anni ‘90, il taglio dei tassi da parte della Fed e la svolta del ciclo della liquidità hanno portato a solidi afflussi di investimenti nei mercati emergenti e riteniamo che sia possibile che si verifichi un trend simile. Inoltre, questa classe di attivi mostra correlazioni più basse a livello di paese».
Qual è la vostra view sull’asset class obbligazionaria?
«Prediligiamo quelli che noi definiamo risk-off asset, che contemplano le emissioni governative e quelle di credito Ig di qualità, mentre nei confronti degli Hy suggeriamo cautela. Tra i titoli di stato, in termini di aree geografiche, sovrappesiamo gli Usa (Treasury) e abbiamo una posizione neutrale in Europa e nel Regno Unito. In termini di duration, preferiamo le scadenze a breve termine, perché pensiamo che, se i rendimenti scendessero, dovrebbe essere proprio quella parte della curva a beneficarne maggiormente. In un quadro che sarà particolarmente volatile, pensiamo che possa aiutare una diversificazione in attivi alternativi, quali le infrastrutture, gli hedge fund e l’oro. Per quanto riguarda quest’ultimo, crediamo che, come è avvenuto in passato quando i tassi di interesse venivano tagliati, possa offrire ritorni interessanti».
L’utilizzo degli Etf, come forma d’investimento, si sta diffondendo. Quale tipo di domanda state vedendo e da quale tipologia di investitori?
«Anche quest’anno, l’industria degli Etf sta offrendo dati molto robusti. Se si guarda all’Europa, ad esempio, la raccolta nel primo semestre è stata di 72 miliardi di dollari, il secondo risultato più alto dopo il 2021. Ciò che si rileva è che, indipendentemente dal contesto di mercato, gli Etf hanno continuato ad attirare interesse, dimostrando così quanto sia solida la diffusione di questo strumento presso le diverse categorie di investitori. A giugno, nel Vecchio continente, la raccolta per gli Etf azionari è stata di 36 miliardi di dollari e per gli obbligazionari di 33 miliardi, mentre si è rivelata sostanzialmente neutrale per le materie prime. I dati a disposizione, in sintesi, mostrano che l’industria degli Etf è in piena salute. Per quanto riguarda Hsbc, posso confermare che stiamo registrando un trend simile: si è passati da 8 miliardi di patrimonio gestito tre anni fa agli oltre 20 attuali. Nella composizione del portafoglio, c’è una prevalenza di Etf azionari, perché, storicamente, questa è stata la connotazione dell’azienda, che si sta però diversificando con gradualità nella componente obbligazionaria. Due anni fa è stato lanciato l’Etf Sustainability Bond Aggregate e, di recente, Global Sustainable Government Bond Ucits Etf è stato quotato anche su Borsa italiana. L’impegno di Hsbc Asset Management, frutto della decisione strategica del senior management, è stato di investire nella divisione, sia in termini di risorse umane, sia di nuovi prodotti. Nello specifico, la linea adottata è stata di accelerare nel segmento bond e in quello tematico».
Quali sono i prodotti che, a vostro parere, potrebbero riscontrare interesse sul mercato?
«Crediamo che gli Etf sui mercati emergenti possano essere interessanti, come argomentato in precedenza, soprattutto dopo la underperformance degli ultimi 18 mesi, così come i tematici legati ai mega-trend (sostenibilità, demografia). Bene anche la componente reddito fisso dove, per quanto ci riguarda, la nostra presenza sta avvenendo attraverso la quotazione di classi Etf di fondi indicizzati preesistenti, utilizzando una piattaforma di diritto irlandese. A tale proposito, sottolineerei non solo che siamo stati i primi a farlo con fondi di diritto irlandese, ma anche la sempre crescente importanza che l’Irlanda sta assumendo come paese di domicilio per il mercato Etf europeo».
Riscontra un aumento degli Etf da parte della gestione attiva?
«Gli Etf sono uno strumento flessibile e sono utilizzati da un’ampia tipologia di investitori: dai gestori di fondi, dagli investitori istituzionali e dai consulenti finanziari, con diverse finalità. Sono strumenti che si diffondono velocemente e in modo capillare, e il loro utilizzo da parte del portfolio manager, magari inizialmente delimitato a un determinato scopo, viene poi esteso ad altri obiettivi, grazie alla sua capacità di rispondere in modo efficace a differenti esigenze. Con gli Etf è possibile decidere di prendere posizioni tattiche o strategiche, di copertura, direzionali o a leva, senza dovere per forza acquistare i singoli titoli. Possono aiutare a ridurre il tracking error o a creare esposizione in ambiti in cui il gestore non ha competenze specifiche. Inoltre, sono liquidi e permettono un efficientamento dei costi di gestione».

