In una fase dei mercati obbligazionari ancora piena di incognite, Owen Murfin, institutional portfolio manager di Mfs Investment Management, è convinto che in alcune economie cicliche possa valere la pena alzare la duration negli investimenti obbligazionari.

Che cosa vi aspettate da parte della Federal Reserve?

«La Fed è diventata estremamente data dependent e sta operando con un approccio incentrato sull’attesa e l’osservazione dell’evoluzione dell’economia americana. Quest’ultima, per il momento, sta registrando un moderato rallentamento, senza però che si possa parlare di recessione: per esempio, il mercato del lavoro continua a essere forte. Al contempo, però, gli Stati Uniti mostrano un quadro fiscale caratterizzato tuttora da un elevato debito pubblico e un deficit di grande entità, a causa delle spese militari e dei piani di ammodernamento delle infrastrutture. Contemporaneamente, i tassi reali sono tornati al livello del 2008: si tratta di uno scenario non sostenibile e che richiederà alcuni aggiustamenti dolorosi che potrebbero portare a una contrazione economica anche a fronte di un settore corporate dai bilanci solidi».

Che cosa vi aspettate, invece, sul fronte europeo e nello specifico dalla Bce?

«L’Europa deve gestire problemi rilevanti e destinati a non sparire molto in fretta. La maggiore economia del continente, la Germania, quest’anno potrebbe registrare una contrazione. In questa realtà il credito bancario si sta contraendo in maniera significativa, mentre la domanda esterna, soprattutto quella cinese, agisce come un grosso freno per il settore manifatturiero, che è cruciale per il Pil tedesco. Economie come la Spagna e l’Italia hanno fatto meglio fino a poco tempo fa, ma in gran parte ciò è stato dovuto a una ripresa della domanda domestica indotta dallo stimolo fiscale, che, però, è ormai giunto alla conclusione: di conseguenza, si stanno cominciando a vedere anche in questi due paesi seri segnali di rallentamento. Difficilmente la Bce potrà continuare a inasprire il costo del denaro».

Di recente sul decennale Usa e tedesco sono stati registrati rendimenti che non si vedevano dai primi anni 2000; ci sono, secondo voi, opportunità in questo ambito?

«Il quadro nel quale gli investitori in reddito fisso si trovano a operare è caratterizzato dalla presenza, per la prima volta da molti anni, di valutazioni attraenti per i governativi a lunga scadenza emessi dalle principali economie. Ovviamente, per costruire un’esposizione alla duration a livello globale è necessario operare con molta attenzione e scegliere i paesi giusti».

Quali caratteristiche cercate?

«Ci stiamo concentrando su economie cicliche, caratterizzate da un elevato grado di apertura al commercio internazionale e da un forte livello di leva da parte di consumatori e aziende in ambito domestico. Si tratta di realtà che presentano un forte beta nei confronti del ciclo internazionale e che, probabilmente, andranno incontro a un marcato rallentamento sul piano macro nei prossimi mesi. Inoltre, l’alto indebitamento non offre molti margini sul potere di innalzare il livello dei tassi, anche nel caso di sorprese negative sul fronte dell’inflazione. Questo gruppo di paesi comprende il Canada, la Corea del sud e la Svezia. Quest’ultima, in particolare, rappresenta uno dei nostri investimenti preferiti, grazie all’alta leva presente nel sistema».

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