Il mondo sta vivendo una tempesta perfetta nata da diversi elementi e che si sta manifestando in maniera diversa negli Usa e nell’Eurozona. La Fed sta puntando a una brutale lotta all’inflazione che dovrebbe portare a una profonda e, si spera breve, recessione. Per l’Eurozona, è aumentata la probabilità di una recessione; gli indicatori di riferimento dell’industria tedesca e la fiducia delle famiglie sono peggiorati, mentre gli standard delle banche per l’erogazione di credito alle imprese si sono già inaspriti. Nel caso in cui, o prosegua la stagflazione o quest’ultima sparisca al prezzo di una conclamata recessione, allora bisognerebbe prepararsi a ulteriori cali

Il primo semestre del 2022 è probabilmente destinato a generare in futuro un’immensa quantità di letteratura economica, insieme al biennio che l’ha preceduto, tanto folli e imprevedibili sono stati  gli sviluppi recenti.

Il 2020, infatti, è stato caratterizzato da uno shock negativo immenso, sia all’offerta, sia alla domanda, a causa della pandemia. La scarsità di domanda si era dimostrata un fenomeno più robusto, andando ad acuire la quasi deflazione del decennio precedente.

Nel 2021 si è avuto un ribaltamento pressoché completo, con una ripresa sul lato degli acquisti impressionante, cui il sistema ha fatto fatica a stare dietro. Successivamente il disastro umano, politico ed economico rappresentato dall’invasione dell’Ucraina ha definitivamente spinto nell’alveo della stagflazione il mondo, trovatosi all’improvviso a corto di beni fisici, risorse naturali in primis.

Si tratta di una tempesta perfetta da cui oggi si può uscire solo in una maniera: provocando un deterioramento economico sostanziale con l’innalzamento dei tassi di interesse.

Non sorprende che la Federal Reserve, oggi più che mai metronomo delle pulsazioni e degli spasmi del sistema globale, stia perseguendo un ritorno alla normalità con una determinazione e una ferocia che nessuno credeva più possibili dopo lo shock dei primi anni ‘80.

 

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