Il 2023 ha visto un ritorno dei titoli tecnologici, che ha portato il Nasdaq Composite a registrare un rendimento attorno al 20% dall’inizio dell’anno. Una delle ragioni del rally è l’avvio di un’era di maggiore efficienza a livello di costi per il settore. Il movimento rialzista è stato guidato da una cerchia ristretta di titoli, indicando in questo modo l’importanza di essere selettivi nelle decisioni di investimento. La crescita degli Eps, per l’anno in corso, è molto contenuta, ma è presumibile che il mercato stia già scontando la più vigorosa ripresa prevista per il 2024
Gli ultimi otto mesi, nonostante la volatilità indotta dai problemi delle banche regionali negli Usa, sono stati estremamente positivi per i mercati. È interessante analizzare, però, come questa fase di ripresa delle quotazioni e di propensione al rischio sia stata declinata sull’azionario globale. Inizialmente, a dettare legge è stata la rotazione verso i segmenti value ciclici, in precedenza pesantemente snobbati dagli investitori. In modo non sorprendente, infatti, quotazioni decisamente economiche e dati macro migliori delle attese hanno riportato all’attenzione degli investitori aziende protagoniste di comparti industriali e non solo. Dall’altra parte, il persistere dell’inflazione core, le incertezze sulle politiche delle banche centrali e la fine di una lunghissima era di sovraperformance non sembravano promettere molto bene per le grandi aziende tech soprattutto statunitensi. Il 2023 ha però portato una nuova era di soddisfazioni per gli azionisti dei protagonisti dell’economia digitale made in Usa. Infatti, allo stato attuale il Nasdaq Composite mostra un rendimento dall’inizio dell’anno intorno a +20%, il doppio rispetto all’S&P 500. Questi dati sono interessanti per alcune specifiche ragioni. Innanzitutto, mostrano che la tecnologia è tornata nelle grazie dei mercati, pur in un quadro non entusiasmante per l’equity americano nel suo complesso.
Negli anni ‘90 e nello scorso decennio, la straordinaria crescita del settore dell’hi tech made in Usa aveva trascinato al rialzo i corsi di quasi tutti i settori di Wall Street. Le società statunitensi venivano percepite come più efficienti nell’innalzare i propri margini e maggiormente presenti in ambiti ad alta crescita, come quello dei consumi discrezionali. Senza considerare che queste imprese possono contare su una base di investitori domestica con una maggiore propensione al rischio rispetto all’Europa e meno ossessivamente orientata all’immobiliare, come avviene in Asia. Oggi, l’effetto trascinamento non sembra presente: più che mai la tecnologia risulta sganciata dal resto dei listini locali, il tutto, peraltro, e qui arriviamo al secondo elemento curioso, in un quadro tutto sommato non privo di nubi. A questo punto, diventa interessante analizzare il panorama dei profitti emerso dal primo trimestre di quest’anno. Notoriamente, gli utili tendono a battere le previsioni generate dalle varie guidance societarie, spesso tenute artificialmente basse. A contare davvero sono le indicazioni future e il tasso di sorprese positive nei risultati, ma, da questo punto di vista, la contingenza non appare così entusiasmante.
eps rimandati al 2024
In generale, infatti, una certa discrepanza fra rendimenti sontuosi e profitti un po’ così così appare evidente, una sensazione rafforzata anche da un confronto difficile fra l’anno passato e questo 2023. Nel 2022 le aziende tecnologiche ancora godevano di una forte domanda da parte della propria clientela, accumulata grazie alla forza della ripresa post-pandemia. Con ogni probabilità, però, il futuro prossimo risulterà meno benigno. Considerazioni interessanti al riguardo vengono espresse da Julian Cook, portfolio specialist di T. Rowe Price: «Gli utili sono stati probabilmente un po’ deludenti, vista la buona performance dei titoli da inizio anno. Sembra, inoltre, che ci sia una certa riluttanza a estendere i miglioramenti registrati nel primo trimestre al resto dell’anno. Inoltre, ci sono diverse società tecnologiche (Meta, Salesforce e altre) che hanno adottato misure per migliorare i risultati operativi attraverso un più efficace controllo dei costi e un’allocazione più ponderata del capitale».
Che cosa c’è, dunque, alla base di questo ennesimo rally dell’It? Parte della risposta può essere estrapolata dall’intervento di Cook, in particolar modo quella sull’avvio di un’era di maggiore efficienza a livello di costi per il settore, un argomento importantissimo sul quale varrà la pena tornare in seguito. Dall’altra parte, come al solito, nella tecnologia si guarda avanti e, più prima che poi, il percorso di crescita strutturale visto negli scorsi anni dovrebbe riprendere. Martin Moeller, co-head di Swiss and Global Equity di Ubp, afferma. «La stagione degli utili è stata generalmente positiva, tuttavia, per l’It Usa il tasso di crescita degli Eps resta su livelli bassi, attorno al -1% per il 2023. Probabilmente, il mercato azionario ha già messo gli occhi sull’accelerazione del 17% prevista per il 2024. Alcuni dei grandi nomi del settore, come Microsoft, Google o Meta, hanno visto un miglioramento generale degli Eps dopo la pubblicazione dei risultati. I driver sono stati il business del cloud, la riduzione degli organici e i difficili confronti con i risultati di un anno fa».

