In questo numero, Fondi&Sicav inaugura una nuova rubrica grazie alla collaborazione di Stefano Santo Sabato, imprenditore tecnologico, fondatore e ceo di Fyberloom e visiting researcher alla Stanford University.  Da anni lavora all’intersezione tra intelligenza artificiale, conoscenza e sistemi intelligenti, con un percorso che unisce ricerca, sviluppo tecnologico e impresa. Fondi&Sicav lo presenta ai suoi lettori, inaugurando così una serie di appuntamenti mensili che aiuteranno a conoscere, attraverso i suoi occhi, che cosa accade nella Silicon Valley. 

Quando si è trasferito nella Silicon Valley e perché?

«Il rapporto con la Silicon Valley è iniziato molto prima del trasferimento vero e proprio. Il mio percorso professionale è nato, infatti, in Italia, dove per molti anni ho fatto l’imprenditore e ho fondato e guidato diverse aziende tecnologiche. Credo di avere sempre avuto una natura più da costruttore che da osservatore: mi interessa capire una tecnologia, immaginare come si possa evolvere e, soprattutto, provare a trasformarla  in qualcosa di concreto.

Già diversi anni prima di stabilirmi negli Stati Uniti, venivo regolarmente nella Bay area con MediaSoft, una delle aziende che avevo fondato in Italia, per cercare collaborazioni, sviluppare relazioni internazionali e confrontarmi con ciò che stava accadendo nell’ecosistema tecnologico americano. Naturalmente, mi colpiva la straordinaria concentrazione di competenze, capitali, università e aziende, ma a interessarmi veramente fu soprattutto un certo modo di pensare. Qui era possibile entrare in una stanza e discutere seriamente di qualcosa che ancora non esisteva. Non era indispensabile dimostrare subito che un’idea appartenesse già a una categoria conosciuta o che esistesse un mercato definito pronto ad accoglierla. Se riuscivi a spiegare perché un problema fosse importante e perché una determinata soluzione avrebbe potuto avere senso, le persone erano disposte ad ascoltare, a confrontarsi e spesso anche ad aiutarti a capire come trasformarla in realtà.  In molti contesti, si tende a chiedere subito a un imprenditore quali siano i precedenti, chi abbia già fatto qualcosa di simile o quale sia la dimensione esatta del mercato. Nella Silicon Valley, almeno nella sua espressione migliore, esiste invece una maggiore disponibilità a partire da una domanda diversa: se questa cosa oggi non esiste, potrebbe comunque essere importante domani?

Negli anni successivi ho quindi deciso di rendere sempre più stabile la mia presenza negli Stati Uniti e, nel 2018, ho fondato Fyberloom a San Francisco. Oggi continuo a vivere entrambe le dimensioni che hanno caratterizzato il mio percorso, quella imprenditoriale e quella della ricerca. Sono visiting researcher alla Stanford University, un ruolo che mi permette di mantenere un dialogo continuo tra ciò che stiamo costruendo concretamente come azienda e le domande più ampie che la ricerca si pone sul futuro dell’intelligenza artificiale, della conoscenza e del rapporto tra persone e sistemi intelligenti».

 

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