L’economia globale continua ad avvicinarsi a una fase di rallentamento, dovuto principalmente alla persistenza dell’inflazione e alla conseguente azione restrittiva delle banche centrali. In questo contesto di progressiva decelerazione economica, quale ruolo assumono gli investimenti obbligazionari e quale posizionamento preferire per i portafogli? A rispondere è Mauro Valle, head of fixed income di Generali Investments Partners.

Quali sviluppi di politica monetaria si prospettano per gli investitori nella zona euro e quali saranno le maggiori implicazioni per il reddito fisso?

«Le prospettive per gli investimenti obbligazionari per i prossimi mesi non sono negative: sebbene la volatilità possa essere ancora elevata, i rendimenti ottenibili oggi sono ampiamente positivi e in grado di resistere alle fluttuazioni del mercato. Ci stiamo ormai avvicinando alla fase finale del ciclo di inasprimento della politica monetaria e riteniamo che i tassi, nel prossimo futuro, potrebbero muoversi nel range osservato nelle scorse settimane. Anche il settore del credito, dopo la buona performance di inizio anno, continua a offrire rendimenti interessanti, soprattutto sulle scadenze medio-brevi, grazie alle migliori prospettive macroeconomiche. La Bce conferma il suo atteggiamento da falco, ma le turbolenze di mercato dovute alle tensioni nei settori bancari e il rischio di un rallentamento economico accompagnato da un calo dell’inflazione, sono fattori che dovrebbero moderare le prossime decisioni delle banche centrali». 

Quali livelli di volatilità possiamo aspettarci per i prossimi mesi?

«L’impatto di un elevato livello di volatilità negativa è stato molto forte lo scorso anno, dopo un lungo periodo di volatilità repressa dalle politiche monetarie delle banche centrali. La mia impressione è che nel 2023 gli investitori siano molto più consapevoli del rischio di volatilità presente nel mercato dei tassi di interesse. Episodi di incertezza potrebbero ripetersi nel corso dell’anno, come abbiamo visto a marzo, a causa di diversi fattori. In particolare, hanno inciso ulteriori tensioni finanziarie, un rallentamento economico legato a un processo di inasprimento del credito e un calo poco chiaro dell’inflazione».

Che cosa rende i titoli di stato europei particolarmente interessanti rispetto ad altri segmenti obbligazionari? Qual è il modo migliore per generare rendimenti in questo ambiente?

«I titoli di stato stanno funzionando di nuovo come fattore di copertura in un contesto volatile. Durante le turbolenze che abbiamo osservato a marzo nel settore bancario, i tassi hanno registrato un calo molto ampio: ad esempio, i tassi Schatz sono scesi di circa 100 punti base in meno di 10 giorni. Questo calo ha compensato l’allargamento degli spread creditizi e delle obbligazioni societarie investment grade, nonostante spread più ampi. Ora i titoli di stato offrono un rendimento positivo e un livello di tassi sufficientemente ampio da proteggere dai movimenti del mercato. Bisogna pensare che gli investimenti a reddito fisso, considerando anche il credito, possono offrire rendimenti compresi tra il 3% e il 4% e che il carry sta contribuendo ad ammortizzare gli effetti della volatilità dei tassi»

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