a cura di Emanuela Zini
Con il picco dell’inflazione molto probabilmente alle spalle, i mercati finanziari si stanno interrogando sulle implicazioni di una possibile recessione. Il sentiment degli investitori è che potremo registrare i primi sentori di decrescita durante questo primo semestre dell’anno, probabilmente più pronunciati in Europa che negli Stati Uniti, mentre ci sono maggiori incertezze, sia sull’intensità, sia sulla durata, di questo periodo recessivo. Ma come gestire tale fase e le implicazioni sull’asset class del credito? A rispondere è Stanislas de Bailliencourt, head of investment management di Sycomore Am, boutique parte dell’ecosistema di Generali Investments, e gestore del fondo Sycomore Selection Credit.
Negli ultimi mesi, tra difficoltà di approvvigionamento e prezzi record, sembrava probabile lo scenario di una dura crisi energetica. Oggi queste preoccupazioni sono scomparse; tuttavia, la crisi che ha colpito diversi istituti bancari negli Stati Uniti e in Europa ha creato uno shock e nuove aree di preoccupazione. Quale contesto macroeconomico si prospetta?
«Le misure messe in atto a livello europeo per fare fronte alle difficoltà nell’approvvigionamento energetico e le temperature miti di questo inverno hanno evitato che lo scenario peggiorasse troppo. Allo stesso tempo, grazie al calo dei prezzi dell’energia e alla normalizzazione delle catene di approvvigionamento, l’inflazione ha iniziato a rallentare dall’inizio di novembre. Il contesto macroeconomico è molto più favorevole rispetto a sei mesi fa: le riserve di gas sono ben al di sopra dei livelli normali, il mercato del lavoro è più forte del previsto e la spesa dei consumatori è rimasta resiliente. Tuttavia, l’aumento dei tassi e la crisi che sta attualmente investendo diversi segmenti del settore bancario stanno influenzando negativamente lo scenario. Nonostante il rapido intervento pubblico, al momento i livelli di stress rimangono elevati».
Quali sono le vostre aspettative per i prossimi mesi, in particolare guardando alle mosse delle banche centrali?
«La situazione attuale e il suo impatto sulla crescita impediranno alle banche centrali di alzare ulteriormente i tassi in modo significativo. Riteniamo che il ciclo di aumenti sia terminato, o quasi, sia negli Stati Uniti, sia in Europa. L’inflazione rimarrà elevata, in particolare i valori di quella core in Europa. Ciò incoraggerà la Bce a mantenere i tassi al livello attuale per un periodo prolungato, almeno per alcuni trimestri. La crescita sarà inferiore in Europa nel 2024 e potremmo anche osservare alcuni mesi di crescita negativa negli Stati Uniti alla fine del 2023».
Quali ripercussioni potrebbe avere sul comparto del credito la recente crisi che ha colpito le istituzioni finanziarie?
«Lo stress generato dalla situazione nelle banche regionali statunitensi e l’acquisizione d’emergenza di Credit Suisse da parte di Ubs hanno fatto aumentare sensibilmente gli spread creditizi. Negli Stati Uniti, è probabile che le più difficoltose capacità di ottenere un prestito da parte di diverse piccole e medie imprese e dei privati abbiano un impatto negativo sulla crescita. Prevediamo che i costi di indebitamento e gli spread creditizi rimarranno elevati in questo contesto».

