a cura di Mark William Lowe

Mentre la visita di metà ottobre della cancelliera tedesca a Istanbul avrebbe dovuto seguire un’agenda perfettamente di routine, il suo ospite le aveva  riservato una proposta a sorpresa, che pochissimi si aspettavano. Durante il loro incontro, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l’uscente Angela Merkel hanno discusso una serie di temi, quali i legami bilaterali e le questioni regionali. Il meeting tra i due leader non è stato certo inatteso: i rapporti commerciali tra Ankara e Berlino non sono mai stati più forti e la Merkel ha voluto dare un ultimo impulso al legame sempre crescente, prima di dimettersi da cancelliera. 

Per le esportazioni, nel 2020 pari a 15,9 miliardi di dollari, la Germania rappresenta il mercato principale della Turchia. Finora, il 2021 ha visto oltre 12 miliardi di dollari di beni inviati nella locomotiva d’Europa; insieme alle importazioni, il commercio bilaterale durante l’anno in corso dovrebbe raggiungere circa 40 miliardi di dollari, il livello più alto di sempre nella storia commerciale dei due paesi. In termini di investimenti, alla fine del 2020 le aziende tedesche avevano impegnato quasi 20 miliardi di dollari in Turchia, l’equivalente del 14% di tutti gli investimenti esteri diretti sul Bosforo e dintorni. Ancora una volta e nonostante la pandemia, i dati di fine anno dovrebbero segnalare un aumento degli investimenti tedeschi. I due paesi condividono anche profondi legami culturali, dovuti alla presenza di quasi 5 milioni di persone di origine turca che vivono in Germania e la Turchia è una delle principali destinazioni per i turisti tedeschi. 

Una proposta a sorpresa

Ma verso la fine della riunione, da parte di Erdogan è arrivata una proposta che è stata una sorpresa: Turchia e Germania dovrebbero collaborare per fare investimenti congiunti in Africa. La logica alla base dell’avance di Erdogan era piuttosto semplice: le competenze delle aziende turche e tedesche sono complementari e, se legate tra loro, rappresentano un binomio potenzialmente vincente. La cooperazione sarebbe fondata sul concetto che le società tedesche dovrebbero fornire tecnologia e supporto finanziario, mentre le loro controparti turche si occuperebbero dei lavori di costruzione e della gestione delle operazioni. 

Tutto ciò rientra perfettamente nella strategia per l’Africa di Erdogan, la cui intenzione è rompere l’egemonia economica delle ex potenze coloniali, come la Francia, posizionando la Turchia come alleato alternativo per i paesi africani. Il fatto che la Germania sia un’ex potenza coloniale non sfugge al presidente e la sua strategia prevede che la Turchia svolga un ruolo di primo piano con le aziende tedesche che forniscono l’assistenza tecnica e finanziaria tanto necessaria, una situazione in cui Ankara, piuttosto che Berlino, sarebbe percepita come il partner africano. 

I turchi in Africa 

La presenza della Turchia in Africa si è notevolmente ampliata negli ultimi 20 anni ed Erdogan ha visitato 30 delle 54 nazioni del continente. Mentre il leader si è concentrato su visite di alto profilo, anche le attività meno visibili di una serie di istituzioni e organizzazioni turche in diverse parti del continente hanno contribuito allo sviluppo e al progresso delle relazioni afro-turche. Le missioni diplomatiche turche in Africa, che attualmente sono 43 delle quali oltre 30 aperte dal 2009 con l’intenzione di arrivare a 50 nei prossimi anni, hanno contribuito enormemente a una serie di importanti accordi. Gli sforzi di Ankara sono stati sostenuti dall’Agenzia turca di cooperazione e coordinamento e, soprattutto, dalla compagnia di bandiera Turkish Airlines, che attualmente vola verso oltre 60 destinazioni in 40 paesi. 

Sorprendentemente, al di fuori dei circoli della sicurezza e della difesa, viene prestata pochissima attenzione alla presenza sempre maggiore della Turchia in Africa. Tutto ciò consente alla Mezzaluna la completa libertà di attuare la strategia del presidente per l’Africa. Esperti dei settori della sicurezza e della difesa stanno seguendo da vicino i progressi turchi: infatti, uno dei principali settori di cooperazione tra la Turchia e un certo numero di nazioni africane è la sicurezza, un fatto che spiega perché Ankara ha inviato addetti militari in 19 paesi. Tuttavia, nonostante questa presenza e l’attenzione allo sviluppo delle relazioni, il commercio con l’Africa rappresenta solo l’8,2% del totale delle esportazioni turche. Secondo gli ultimi dati disponibili sul database Comtrade delle Nazioni Unite sul commercio internazionale, l’export turco nel continente africano vale 13,8 miliardi di dollari. 

Aumentare le partnership 

Subito dopo l’incontro con la cancelliera tedesca a Istanbul, Erdogan ha intrapreso l’ennesimo viaggio diplomatico in Africa, dove ha visitato l’Angola, la Nigeria e il Togo. La sua visita è stata l’ennesima opportunità per aumentare le partnership e sviluppare ulteriormente i legami economici e commerciali con le nazioni africane. È stata anche una chance per Erdogan di aprire un nuovo fronte, posizionandosi come un contendente delle potenze europee. Intervenendo al parlamento nella capitale angolana Luanda, egli ha fatto una dichiarazione molto precisa e significativa dichiarando che «il destino dell’umanità non può e non deve essere lasciato alla mercé di una manciata di paesi che furono i vincitori della seconda guerra mondiale».

Giocando sulle rimostranze post-coloniali, il leader turco ha delineato una parte importante della sua strategia per l’Africa: «Come Turchia, rifiutiamo gli approcci orientalisti occidente-centrici al continente africano.  Abbracciamo i popoli di questa regione senza discriminazioni». 

Erdogan ha esposto ai legislatori e agli osservatori stranieri dell’Angola il concetto che la Turchia è un alleato che non è ostacolato da eventi storici, un partner senza “bagaglio” e privo di preconcetti o pregiudizi. Per rafforzare il concetto di nazione che rifiuta i tradizionali approcci europei alle relazioni con il continente africano, Erdogan ha descritto la Turchia come uno «stato afro-eurasiatico». 

Conclusioni

Gli ultimi due decenni hanno visto un enorme aumento della presenza della Turchia in Africa: gli accordi commerciali hanno rafforzato i legami economici con un certo numero di paesi; il soft power, esercitato attraverso investimenti nell’istruzione e nel lavoro da parte delle istituzioni culturali turche, ha creato stretti legami con le istituzioni regionali e i decisori nazionali. Gli sforzi di Ankara per aumentare la sua presenza in Africa rimangono senza impedimenti da parte dalle nazioni europee, molte delle quali, almeno per il momento, vedono nella strategia di Erdogan un utile proxy per contrastare la crescente influenza della Cina sul continente africano. 

Erdogan ha ben compreso la sempre maggiore delusione da parte di molti cittadini e leader africani sulla presenza cinese e la mancanza di sostegno europeo e sta usando tutto ciò come mezzo per stringere ulteriormente i legami politici, umanitari, economici e culturali con il continente africano. La sua visita in tre nazioni ha coinciso con l’incontro del Consiglio d’affari Turchia-Africa a Istanbul, un evento che sarà seguito dal 3° vertice di partenariato Turchia-Africa a dicembre. Ankara ha una strategia precisa e sta attuando il suo desiderio di diventare l’attore esterno alternativo nel continente africano, spingendo il suo soft power attraverso un’agenda molto impegnativa.