Intervista a Philippe Graub, head of global & absolute return fixed income senior portfolio manager di Union Bancaire Privée (UBP)
L’inflazione attualmente costituisce forse la questione più importante per qualunque money manager; qual è la vostra view al riguardo? Pensate che si tratti di un fenomeno transitorio?
«A nostro avviso, lo scenario più probabile è quello che vede una moderazione degli attuali picchi dei prezzi. Infatti, il rialzo del costo della vita è stato generato soprattutto da un forte cambiamento delle caratteristiche dei consumi dopo le riaperture post-lockdown. Si è passati, in pratica, da spese più ridotte e incentrate in buona misura su acquisti online a un ritorno a una maggiore domanda, cui l’offerta sta facendo fatica ad adeguarsi. Basti pensare ai colli di bottiglia che si sono creati, sia in Asia, sia negli Usa, in diverse filiere: le materie prime, i microchip, il rialzo dei costi di trasporto dei container. Se questi mutamenti nelle abitudini di spesa dovessero rivelarsi temporanei e si ritornasse a un modello più simile a quanto visto durante la pandemia, ovviamente si assisterebbe a un rapido rientro delle spinte inflative. Anche nel caso, però, di un aumento strutturale delle spese da parte dei consumatori, alla fine si assisterebbe a una normalizzazione, grazie all’incremento della capacità. Dunque, l’inflazione sembra destinata ad affievolirsi entro un lasso ragionevole di tempo. Ovviamente, allo stato attuale è difficile prevedere con esattezza i tempi di rientro verso un quadro più simile a quello degli scorsi anni: potrebbero variare da circa sei mesi a un biennio».
Con un paradigma di questo genere, quale comportamento vi aspettate da parte delle banche centrali?
«Le banche centrali procederanno con una certa moderazione, senza farsi prendere dal panico a causa di dati contingenti. Inoltre, stanno facendo sforzi imponenti per comunicare nella maniera più chiara possibile le proprie intenzioni. Se prendiamo, ad esempio, gli Stati Uniti, che sono più avanti rispetto all’Europa nel percorso di ripresa e al contempo gravati da spinte inflative più intense, si può vedere che la Federal Reserve sta agendo in maniera alquanto coerente attraverso il tapering degli acquisti di asset. Inoltre, ci si attende che l’anno prossimo innalzi i tassi. Per quanto riguarda, invece, il numero dei rialzi dei tassi futuri, la Banca centrale statunitense comunica la propria posizione soprattutto con i dot plot dei membri del proprio Fomc, che sono incentrati proprio sulle aspettative sui tassi. Dopo il meeting di dicembre, la Fed ha annunciato tre ritocchi verso l’alto per il 2022».

