a cura di Antonella Ferrara

Elena Emendatori con la sua Tenuta Mara, è tra le 100 eccellenze italiane per Forbes. In questa azienda agricola si coltivano le viti in base al calendario lunare e a quello planetario.

Qui le armonie seguono il processo di trasformazione dell’uva in vino pregiato fino alla cantina, dove risuonano i canti gregoriani in un’atmosfera di assoluta pace e meditazione.

Sette ettari di passione, di amore e di rispetto assoluto dei tempi della Natura dove non sono ammesse scorciatoie.

La sua azienda è senza dubbio una storia imprenditoriale di successo, ma soprattutto una bella storia di famiglia e di una grande passione. Come nasce il nome Tenuta Mara?

«La storia della Tenuta Mara inizia alcuni anni fa, quando mio padre Giordano Emendatori decise di trasformare una sua grande passione, quella per il vino, in un progetto più ampio celebrando ed elevando il Sangiovese di Romagna e il suo territorio. Ha intitolato la tenuta a mia madre, Mara, perché è sempre stata l’importante sostegno in tutte le avventure della sua vita. Mia madre ha una particolare sensibilità per i vini pregiati e riesce a identificare sempre i vini migliori. Dopo l’acquisto del terreno, nel 2000, sono trascorsi cinque anni prima di potere impiantare il vigneto: ettari esposti al dolce sole della Romagna. Un’area vicino al borgo collinare di San Clemente, dedicata a un grande vitigno italiano: il Sangiovese».

  

Chi visita i vostri vigneti parla di un’esperienza sensoriale unica nel suo genere, ma soprattutto rispettosa dell’equilibrio biologico dell’ecosistema che sottende la pratica dell’agricoltura biodinamica. Un sistema perfetto fatto di musica, arte e cinguettii…. Ci racconta come è stato possibile realizzare tutto ciò?

«La Tenuta non è un semplice vigneto, ma un organismo complesso e completo, che cresce e vive al ritmo delle stagioni.  Abbiamo, fin dalla sua nascita, sposato i principi olistici dell’agricoltura biodinamica: una pratica agricola eticamente rispettosa dell’ambiente e del lavoro, capace di produrre cibi che nutrono l’essere umano, senza utilizzare alcuna sostanza chimica. Sono banditi i concimi, i diserbanti, i fitofarmaci comunemente usati nella viticultura convenzionale. Fondamentali sono stati gli incontri con l’agronomo Leonello Anello e con Leonardo Pironi, oggi vigneron della Tenuta. Dopo un’approfondita esplorazione del territorio francese, culla del vino e della biodinamica, esperienza collaudata e praticata da decenni, è iniziato un cammino fatto di sogni, ma anche di lavoro e fatica: il lavoro in vigna è svolto quasi tutto esclusivamente a mano e nessun risultato è garantito. Passeggiando nel parco è possibile ascoltare le armonie di Mozart e il canto degli uccelli. Anche loro fanno parte dell’ecosistema e rivestono un ruolo fondamentale per preservare l’equilibrio biologico che sottende la pratica dell’agricoltura biodinamica. Basta contare i nidi così numerosi, un valido indicatore della salute e della biodiversità dell’habitat. Per questo sono state posizionate 800 cassette nido per uccelli, 70 cassette rifugio per i pipistrelli e 10 pareti nido per gli insetti».  

 

Quanta maestria c’è dietro al metodo biodinamico con cui gestite i vostri vigneti?

«Crediamo che la natura sa perfettamente di cosa ha bisogno, che è poi uno dei principi base dell’agricoltura biodinamica. Tutto inizia nel mese di settembre, quando i grappoli d’uva vengono raccolti uno alla volta, a mano, per essere disposti in piccole cassette, in modo da mantenerli intatti ed evitarne il danneggiamento. La prima selezione viene effettuata direttamente in vigna, dove vengono esaminati e scelti solo i frutti migliori. Il metodo è il medesimo, ma ogni anno la natura “scrive” una storia diversa, a partire dalle condizioni del clima, della luce, dei delicati equilibri dell’ecosistema: ecco cosa rende unica e speciale ciascuna vendemmia.  Le tecniche adottate da noi sono inconciliabili con quelle dell’enologia convenzionale, viziata da una manipolazione artefatta del vino e dall’impiego di additivi e coadiuvanti. Nei nostri vini non si troveranno mai lieviti selezionati, ammonio fosfato, enzimi, solfato di rame, citrato di rame, batteri lattici, latte in polvere e derivati del latte, albumina, attivanti, acido tartarico e citrico, bicarbonato di ammonio, mosto concentrato, vitamine, zucchero, tannini o truciolari di legno.  Una cantina non è un laboratorio e il vino non è il risultato di una formula chimica.  La nostra scelta è limitare al minimo l’intervento dell’uomo, in ogni fase del processo. La vite viene coltivata in base al calendario lunare e a quello planetario e, al posto dei fertilizzanti, il terreno è trattato con preparati di origine vegetale e animale. Il resto è affidato alle migliaia di microrganismi che vivono nel terreno e che mantengono in attività il suolo. Non sono ammesse scorciatoie: l’agricoltura biodinamica non contempla prodotti di sintesi e correttivi enologici, che non entrano né mai entreranno all’interno di Tenuta Mara. Sono la terra e gli astri a scandire il ritmo. Poi, dopo un’attenta degustazione, viene imbottigliato solo il vino migliore». 

 

Il vostro è un esempio di amore verso il vostro territorio e di grande rispetto verso il pianeta. Quanto è possibile sensibilizzare chi visita la vostra tenuta su questi temi?

«L’esperienza che proponiamo con la visita alla nostra tenuta è una vera esperienza sensoriale, unica nel suo genere, che sollecita i sensi ancora prima del momento, centrale, della degustazione. Partendo dal parco e dalle opere d’arte ‘en plein air’, si prosegue passeggiando nel vigneto, dove nasce e cresce l’uva che diventerà il vino “MaraMia”, cullata 24 ore su 24 dalle note mozartiane diffuse lungo i filari da un sofisticato sistema di casse Bose.  All’interno, dall’incantevole sala della musica, attraverso una scalinata che è anch’essa un’opera d’arte, si accede ai luoghi “sacri” del vino: la tinaia, la cantina, la bottaia. Un tour che si conclude con un calice in mano, degustando il nostro prezioso Sangiovese. Nella realizzazione della struttura esigenze estetiche si sono fuse ad altre di funzionalità. Una scommessa vinta: gli spazi di produzione si fondono armoniosamente con la funzionalità e l’estetica degli spazi di accoglienza. Tradizione e modernità, sia nella scelta dei materiali, sia delle forme, convivono perfettamente. In un’ottica eticamente rispettosa dell’ambiente, è stata raggiunta la massima efficienza energetica nei processi produttivi e nei consumi legati all’edificio, certificata dal prestigioso ente Casa Clima Wine. L’itinerario di visita permette di apprezzare, oltre alla cultura delle tecniche biodinamiche, che sensibilizzano a un approccio più consapevole delle pratiche di produzione, anche opere d’arte di varia natura collocate all’interno e all’esterno della cantina e che hanno a loro volta dato vita a un percorso artistico di grande rilevanza. Crediamo che il visitatore non possa restare indifferente a questi temi e che, tornando a casa, porti con sé qualcosa in più nel proprio bagaglio personale».

  

Perché un vino biodinamico? 

«Per ottenere un prodotto che, rispettando l’ambiente, rispetti anche l’uomo. Un calice di MaraMia concentra in sé storia, passione e sensibilità ecologica, valori di qualità imprescindibile».

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