a cura di Mark William Lowe
Quest’anno ricorre il 50° anniversario del colpo di stato che fece precipitare l’Uruguay in 12 anni di dittatura civile-militare. Il 27 giugno 1973, l’allora presidente Juan María Bordaberry sciolse il parlamento, sospese la Costituzione e trasferì il potere esecutivo ai militari. All’epoca, oltre alla disastrosa situazione economica del paese, la guerriglia di sinistra Tupamaro aveva scosso la stabilità con una campagna di rapimenti, incendi dolosi e rapine.
Si tratta forse di un’altra storia latinoamericana? Forse no, in quanto ciò che ha reso unico il colpo di stato in Uruguay è stato il fatto che pochissimi membri del governo, eletto democraticamente solo due anni prima, si erano dimessi. A distanza di cinquant’anni, la nazione rimane una specie di anomalia regionale: meno polarizzata politicamente del Brasile e molto più stabile dell’Argentina, economicamente disfunzionale.
Quasi un paese modello
Nel confronto regionale, l’Uruguay si colloca tra le democrazie più pacifiche, avanzate e stabili del Sud America. La legge consente alle coppie omosessuali di sposarsi, la cannabis può essere acquistata in farmacia e, al contrario di molti suoi omologhi, il presidente conservatore di centro-destra, Luis Alberto Lacalle Pou, non si nasconde agli elettori. Gli investimenti nelle energie rinnovabili hanno creato una situazione invidiabile: secondo le statistiche del governo, oltre il 95% dell’energia elettrica dell’Uruguay proviene da fonti solari, eoliche, idroelettriche e da biocarburanti.
Con circa 17 mila dollari, l’Uruguay ha il reddito pro capite più alto dell’America Latina. Ha anche il tasso di povertà minore della regione, uno dei livelli più bassi di disuguaglianza e si prevede che l’economia cresca del 3,6% nel 2023, più del doppio della media regionale.
L’Economist Intelligence Unit classifica l’Uruguay come la 13° democrazia più forte al mondo, davanti a Regno Unito e Stati Uniti e anni luce prima di Brasile, Colombia e Messico.
Nonostante alcuni recenti scandali, rimane il paese meno corrotto della regione e la maggior parte degli analisti considera la corruzione tutt’altro che endemica.
Non tutto, però, è positivo
Nell’ultimo decennio, la situazione della sicurezza, altrimenti invidiabile, si è notevolmente deteriorata. Questo cambiamento può essere in gran parte attribuito all’emergere di gruppi di criminalità organizzata attivi nel traffico di cocaina andina, spedita in Europa attraverso Montevideo. Ciò che ha sconvolto molti (l’aumento dei dati sulla criminalità è la principale preoccupazione degli elettori) è che dal 2012 il tasso di omicidi in Uruguay è quasi raddoppiato e, secondo le ultime statistiche, è di 11,2 per 100.000 abitanti, quasi il doppio di quello dell’Argentina e del Cile. Molti si chiedono se il paese rimarrà un’eccezione, in termini di rispetto della legalità in una regione violenta.
Sebbene il presidente Lacalle Pou non possa ricandidarsi, le preoccupazioni per l’aumento dei livelli di criminalità influenzeranno molto la possibilità che i conservatori vincano le elezioni nel 2024.

