Usa e Giappone condividono debiti pubblici fuori controllo e banche centrali molto caute nell’adottare politiche monetarie restrittive. I Treasury americani a lunga scadenza vengono venduti, mentre il Tesoro ha raddoppiato le emissioni a breve per riacquistare debito lungo. Sullo yen ai minimi da 40 anni, l’America interviene a sostegno della divisa nipponica vendendo euro e scavalcando l’Europa
Dopo un inizio di estate in cui il colossale trade incentrato sull’acquisto di azioni di qualsiasi azienda collegata ai data center ha cominciato a traballare vistosamente, un’ottima stagione delle trimestrali a fine luglio ha riacceso la propensione al rischio. Anche se con una maggiore selettività, l’Ai ha ripreso il ruolo di ossessione degli investitori di tutto il pianeta con l’S&P 500 che ha superato quota 7.800 e il Kospi, ormai vero canarino nella miniera dell’equity globale, che ha innescato un nuovo bull market.
Le cifre del secondo quarto dell’anno hanno evidenziato che i grandi lab che elaborano gli Llm e i gli hyperscaler che stanno costruendo l’infrastruttura fisica per farli funzionare appaiono tuttora estremamente ottimisti sulle prospettive del comparto e le loro intenzioni di capex sono un’autentica manna per le pompatissime aziende dei semiconduttori. Tutto ciò continua a garantire una certa forza all’economia statunitense e al ciclo del resto del mondo, anche se la concentrazione dei titoli convolti è elevatissima.
Non solo positività
Ma non ci sono solo spinte positive. Un’economia che tirava e un sogno di cambiamento che convolgeva migliaia di aziende e milioni di persone (forse addirittura miliardi), che negli anni passati avrebbe prodotto una situazione di Goldilocks, non è più sufficiente.
Il problema è che, in una fase di continuo caos mediorientale, con i corsi dei prodotti energetici ostinatamente elevati, le spinte sui prezzi restano a livelli consistenti. La combinazione di crescita discreta ed essenzialmente iperconcentrata (consumi a forma di K e investimenti in Ai) e tensioni esogene si sta riflettendo in numeri di inflazione tutt’altro che incoraggianti. Basti pensare al dato dell’indice dei prezzi al consumo Usa di luglio, uscito in linea con le aspettative a +3,4% (+2,5% a livello core) o all’equivalente europeo posizionato su un, comunque, robusto +3%. In pratica un’economia ribollente in alcuni ambiti e a rischio stagflazione nella maggior parte dei segmenti che la compongono. Uno scenario non facile per le autorità fiscali e monetarie in ogni dove, con però due realtà che allo stato attuale appaiono particolarmente fragili: l’America e il Giappone. Si tratta di due sistemi che, oltre a vantare legami profondissimi in quasi tutti i gangli finanziari, condividono oggi alcuni tratti pochissimo entusiasmanti: due situazioni fiscali pessime, due banche centrali sostanzialmente deboli e bond vigilantes che stanno cominciando a fare sul serio.

