Per anni l’Uzbekistan è rimasto ai margini del dibattito sui mercati emergenti. Gli investitori consideravano il Paese un’economia post-sovietica sottoposta a rigidi controlli: strategicamente posizionata, ricca di risorse, ma di difficile accesso e in gran parte scollegata dai mercati internazionali dei capitali. Questa percezione sta cominciando a cambiare. Nell’ultimo anno, l’Uzbekistan ha attirato una crescente attenzione da parte degli investitori istituzionali, delle istituzioni finanziarie internazionali e dei principali media finanziari. Il successo della quotazione a Londra del Fondo nazionale di investimento dell’Uzbekistan, le solide previsioni di crescita e le continue riforme sotto la guida del presidente Shavkat Mirziyoyev hanno contribuito a una più ampia rivalutazione delle prospettive della nazione. La domanda non è più se l’Uzbekistan voglia capitali stranieri. La domanda vera è se il Paese sia in grado di trasformare un decennio di riforme graduali in una storia di investimenti sostenibili.

Un decennio di riforme

Gran parte dell’attuale interesse per l’Uzbekistan deriva dalla transizione politica seguita alla morte di Islam Karimov nel 2016. Durante la sua presidenza, l’economia era rimasta fortemente centralizzata, caratterizzata da un controllo statale esteso, restrizioni valutarie e un’apertura limitata agli investitori stranieri. Mirziyoyev ha adottato un approccio diverso. Nell’ultimo decennio, l’Uzbekistan ha perseguito una graduale liberalizzazione economica, comprese riforme valutarie, iniziative di privatizzazione e misure volte a migliorare il clima degli investimenti. Istituzioni  come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Asiatica di Sviluppo hanno ampiamente sostenuto la direzione intrapresa dal Paese, pur continuando a evidenziarne le debolezze strutturali. Le riforme rimangono incomplete. L’influenza dello stato è ancora notevole e il potere politico rimane altamente concentrato. Tuttavia, la differenza tra l’Uzbekistan di oggi e quello di 10 anni fa è sempre più difficile da ignorare per gli investitori.

L’Ipo che ha cambiato tutto

Il momento che ha catturato maggiormente l’attenzione internazionale è stato la recente quotazione a Londra del Fondo nazionale di investimento dell’Uzbekistan. L’offerta ha raccolto oltre 690 milioni di dollari e, secondo quanto riferito, ha attirato ordini per oltre 2,8 miliardi di dollari, con la partecipazione di investitori quali Franklin Templeton e BlackRock. L’importanza dell’Ipo è andata ben oltre il capitale raccolto. Per anni, l’Uzbekistan è stato percepito come un’economia di frontiera alla ricerca di credibilità, ma in difficoltà nell’attrarre investimenti internazionali significativi. La quotazione a Londra ha suggerito che gli investitori globali sono ora disposti ad assumere un’esposizione sostanziale verso gli asset uzbeki, nonostante i rischi associati ai mercati di frontiera. Significativo è stato il fatto che l’Ipo abbia dimostrato l’intenzione dell’Uzbekistan di integrarsi nei mercati dei capitali internazionali attraverso strutture finanziarie riconosciute a livello globale. Per gli investitori istituzionali, questa distinzione è fondamentale.

La forza della geografia

La posizione geografica dell’Uzbekistan, a lungo considerata uno svantaggio strutturale, sta diventando sempre più un elemento di forza. Situato al centro dell’Asia centrale e confinante con tutti gli altri stati della regione, il Paese sta cercando di posizionarsi come hub logistico e industriale di collegamento tra Asia, Medio Oriente ed Europa. Questo cambiamento riflette più ampi mutamenti geopolitici ed economici. La frammentazione delle catene di approvvigionamento globali, le tensioni tra Stati Uniti e Cina e le sanzioni che colpiscono la Russia hanno spinto governi e aziende a valutare corridoi commerciali alternativi attraverso l’Eurasia.

In questo contesto, l’Asia centrale sta suscitando un rinnovato interesse strategico. È improbabile che l’Uzbekistan diventi un importante centro manifatturiero globale nel prossimo futuro: i vincoli infrastrutturali rimangono significativi e i progetti di connettività regionale continuano a incontrare ostacoli politici e finanziari. Tuttavia, la geografia non è più vista esclusivamente come un limite. Sempre più spesso, diventa un elemento a sostegno delle opportunità di investimento.

di frontiera e nazionale

A differenza di alcuni mercati di frontiera il cui fascino dipende quasi interamente dalle materie prime, l’Uzbekistan offre anche una dimensione demografica. Con una popolazione che sfiora i 40 milioni di abitanti e una forza lavoro relativamente giovane, il Paese rappresenta il più grande mercato di consumo dell’Asia centrale. La crescita economica è rimasta relativamente forte, sostenuta dalla domanda interna, dalle rimesse e dai programmi di investimento statali.

Questa combinazione di fattori demografici, riforme e posizione strategica aiuta a spiegare perché gli investitori stiano prestando maggiore attenzione al Paese. L’Uzbekistan non sta semplicemente vendendo l’accesso alle risorse naturali, ma sta cercando di costruire un modello economico più ampio che includa la finanza, le infrastrutture, la logistica e lo sviluppo industriale. Allo stesso tempo, l’economia rimane fortemente influenzata dalla direzione dello stato e dagli investimenti pubblici. Se il settore privato potrà gradualmente assumere un ruolo più importante sarà una delle questioni centrali che il Paese dovrà affrontare nel prossimo decennio.

 

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