Un approccio contrarian e orientato allo stile value nei mercati emergenti e in Asia è la caratteristica delle soluzioni d’investimento di Federated Hermes. Fondi&Sicav ha discusso delle opportunità che la regione offre con James Cook, investment director emerging markets dell’asset manager.
Quali sono le ragioni che spiegano l’interesse nei confronti dei mercati emergenti?
«È trascorso molto tempo dall’ultima volta che i mercati emergenti (Em) hanno sovraperformato quelli sviluppati (Dm)con l’Asia come protagonista. Per usare una metafora, direi che si è assistito a un allineamento dei pianeti favorevole per gli Em: dollaro debole, attese di allentamento della politica monetaria da parte della Fed e un differenziale di crescita nettamente a favore degli emerging. Inoltre, casi come DeepSeek dimostrano che non basta guardare ai dati macroeconomici per capire davvero ciò che accade in un paese: il tessuto imprenditoriale cinese è ricco di aziende innovative di successo, anche in una fase in cui la crescita complessiva mostra segnali di rallentamento».
Quindi l’incertezza sulle politiche commerciali americane non ha pesato?
«C’è stato un picco di volatilità legato al commercio che ha generato un riposizionamento sui mercati finanziari. Inoltre, la Cina ha tenuto testa agli Stati Uniti, grazie anche al controllo su materiali strategici per l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale (Ai). È indiscutibile che paesi come la Cina, Taiwan e la Corea sono diventati cruciali per l’offerta di componenti e semiconduttori avanzati indispensabili per lo sviluppo dell’Ai, grazie ad aziende quali Tsmc, Sk Hynix e Samsung Electronics. Se poi si considera l’evoluzione della situazione tra Usa e Cina, l’esito delle recenti trattative ha toni decisamente più smorzati rispetto ai dazi a tre cifre minacciati in precedenza dai due giganti economici. Quantunque, è apparsa chiara la volontà di Pechino di ridurre il più possibile la dipendenza da tecnologie estere e di puntare a soddisfare internamente la domanda di chip sempre più avanzati».
Rimanendo in tema It, quali sono le vostre considerazioni su Taiwan?
«Siamo sottopesati su Taiwan, dove parte del settore tecnologico presenta valutazioni elevate, sostenute da aspettative speculative sull’intelligenza artificiale e da una redditività ancora incerta. Inoltre, la forte correlazione sviluppata negli ultimi anni con il mercato statunitense rende difficile immaginare che Taiwan possa restare immune da un’eventuale correzione degli Usa. In questo contesto, continuiamo però a privilegiare Tsmc, una società di elevata qualità che beneficia già in modo concreto della domanda legata all’Ai e il cui titolo locale tratta a sconto rispetto all’Adr statunitense e offre un punto di ingresso interessante».
Simili considerazioni valgono anche per il mercato coreano? Ritenete che offra ancora del valore dopo il rally di quest’anno?
«Manteniamo un forte sovrappeso in Corea, perché le valutazioni continuano a essere molto attrattive, con multipli inferiori alle medie regionali, che offrono interessanti punti di ingresso in società di qualità (P/E forward intorno a 13 e un P/B di circa 1,6, contro medie rispettivamente di 18 e 2,2). Inoltre, l’attuale presidente Lee Jae-myung, eletto lo scorso giugno, si è impegnato a identificare le misure necessarie per affrontare la questione del gap di valutazione cui le società coreane trattano rispetto alle omologhe globali (il cosiddetto “sconto coreano”), ascrivibile a decenni di carente governance aziendale e scarsa protezione dei diritti degli azionisti di minoranza. Le recenti riforme, come la revisione del diritto commerciale e il programma Value-up, mirano a migliorare gli standard di governance e a creare valore per gli azionisti. Queste iniziative, unite alla leadership della Corea nei settori dei semiconduttori, delle catene di approvvigionamento dei veicoli elettrici e della produzione avanzata, rafforzano la nostra convinzione che il mercato offra qualità a prezzi interessanti e rimanga ben posizionato per una crescita a lungo termine».

