Intervista a Kunal Mehta, head of fixed income specialist team di Vanguard
Come definireste il vostro approccio all’investimento obbligazionario?
«Innanzitutto è per noi fondamentale rimanere fedeli al principio che definiamo “etichetta veritiera”. Con questo termine indichiamo il fatto di essere quanto più coerenti possibile con gli obiettivi dichiarati, in termini di rischio rendimento, dai nostri fondi. In particolare vogliamo offrire strumenti con un andamento prevedibile e stabile della volatilità dei nostri risultati per consentire agli investitori di posizionarsi in modo consapevole in un model portfolio. Molti gestori, infatti, fanno l’errore di concentrarsi esclusivamente sul proprio portafoglio, senza considerare che il loro prodotto, con ogni probabilità, verrà inserito dagli investitori, siano essi consulenti finanziari o istituzionali, all’interno di un’asset allocation complessa e dinamica, fatta di diversi fondi e asset class.
Vogliamo dunque fare in modo che chi investe con noi sia conscio di quale tipo di investimento va a fare e che esso rimarrà relativamente regolare nel corso del tempo. Si tratta di un obiettivo particolarmente importante in uno scenario come quello attuale».
Concentriamoci, appunto, sull’attuale difficile situazione sui mercati del reddito fisso. Quali caratteristiche deve offrire oggi un buon money manager in questo ambito?
«L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una ricerca costante di rendimento, a causa di politiche monetarie sempre più espansive. Il problema di questo approccio è che, in una situazione di marcata avversione al rischio come quella attuale, esso tende a generare per i portafogli obbligazionari un tipo di volatilità paragonabile a quello dell’equity. Ciò, però, va a violare uno degli scopi principali dell’investimento in bond: essere esposti a rischi e fluttuazioni inferiori rispetto a quelli del mercato azionario».

