A colloquio con David Kohl, Chief Economist di Julius Baer

Come giudica l’attuale situazione geopolitica?

«Guardando all’evoluzione del conflitto, ci sono state diverse sorprese. Sul fronte dell’intensificazione, lo scontro militare sta durando più a lungo di quanto inizialmente previsto. Alcuni paesi asiatici si sono rivelati più vulnerabili del previsto, registrando fin dall’inizio carenze di carburante. Sul versante dell’attenuazione, finora si registrano pochi danni significativi alle infrastrutture energetiche e pochissimi attacchi alle navi. Le rotte di approvvigionamento alternative si sono rapidamente potenziate, in particolare le esportazioni saudite attraverso il Mar Rosso. Il commercio attraverso lo Stretto di Hormuz sta riprendendo gradualmente, con un numero sempre maggiore di acquirenti asiatici disposti a concludere accordi con l’Iran per salvaguardare le proprie navi.

Ipotizziamo tre diversi scenari. Al primo (rapido e intenso) attribuiamo una probabilità superiore al 70% e prevede una impennata dei prezzi dell’energia nel mese di aprile, con picchi pari o leggermente superiori ai massimi registrati, seguiti da un allentamento prima dell’estate. Le interruzioni dell’approvvigionamento iniziano ad attenuarsi nel mese di aprile. I danni economici sono minori ma duraturi, particolarmente evidenti a livello regionale in Asia, e c’è un orientamento restrittivo da parte delle banche centrali. Nel secondo (prolungato e caotico), i prezzi dell’energia registrano un picco oltre i massimi osservati, per poi attenuarsi lentamente nel corso dell’anno. L’impatto economico è duraturo a livello globale, le banche centrali adottano politiche restrittive e c’è una tendenza al rischio più marcata sui mercati finanziari. A questo scenario attribuiamo una probabilità inferiore al 25%. L’ultimo scenario (<5%) è invece di una crisi petrolifera che innesca una recessione e un reset sui mercati finanziari, i prezzi del petrolio dovrebbero superare i 175 dollari per diversi mesi.

La tesi comune rimane valida per il momento: la guerra in Iran sta molto probabilmente seguendo il consueto schema geopolitico, causando un picco dei prezzi dell’energia di breve durata ma molto intenso. Detto questo, lo scontro militare si è rivelato più duraturo e le conseguenze economiche sono più marcate a livello regionale».

Ma se anche ciò accadesse, non pensa che occorrerà tempo prima che la situazione si normalizzi e il prezzo del petrolio rientri dai livelli attuali?

«Prima della guerra eravamo in una situazione di fatto di eccesso di offerta, con consistenti scorte accumulate. Le infrastrutture energetiche sono ancora risparmiate da danni significativi. L’impatto sul terminale di esportazione del gas del Qatar sembra gestibile quando gli scambi commerciali attraverso Hormuz si riattiveranno. L’interruzione segnalata corrisponde a un terzo dell’espansione di capacità prevista per quest’anno. Il blocco delle forniture di petrolio si è stabilizzato sotto 10 milioni di barili al giorno, cioè il 10% delle forniture globali. Il passaggio a rotte commerciali alternative sembra avere più successo del previsto, soprattutto per quanto riguarda le esportazioni saudite attraverso il Mar Rosso. Crediamo che se le circostanze rientrassero, si potrebbe tornare molto velocemente alla situazione precedente lo scoppio del conflitto».

 

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