Fondi&Sicav incontra Gianluca Ungari, head of hybrid portfolio management di Vontobel
Come funziona il vostro approccio alla costruzione di portafogli multi-asset che definite “hybrid”?
«Il termine ibrido nasce dal fatto che la nostra metodologia di investimento si prefigge di coniugare al meglio sistemi di tipo quantitativo, in particolar modo incentrati su modelli big data, con le capacità umane del nostro team che controlla ogni fase del processo. Nello specifico, la capacità computazionale della macchina ci aiuta a creare la cosiddetta preference matrix. Si tratta, in pratica, di evidenziare gli asset più promettenti nella fase del ciclo che si sta attraversando.
L’apporto dell’essere umano a questo approccio ha un doppio valore aggiunto. Innanzitutto, è in grado di reagire molto più velocemente a rapidi e repentini cambiamenti di paradigma: pensiamo, infatti, a quanto si è visto nelle ultime settimane con lo scoppio della guerra commerciale e alla necessità di constatare che lo scenario può cambiare in maniera radicale nel giro di pochi giorni se non di ore.
Prima che gli algoritmi possano incorporare all’interno di database enormi simili mutamenti, occorre inevitabilmente un certo lasso di tempo che un investitore potrebbe non permettersi di attendere.
In secondo luogo, nella nostra analisi utilizziamo una grande mole di dati qualitativi da contestualizzare: è un’attività che il cervello umano per il momento è ancora in grado di svolgere meglio dell’intelligenza artificiale».

