Il Wellington Global Stewards Fund sotto diversi punti di vista ha un tipo di gestione abbastanza insolito. Per selezionare i titoli che fanno parte del portafoglio azionario globale, oltre che nella ricerca fondamentale tradizionale, viene posta una grande attenzione sui manager che guidano le aziende e sull’intero consiglio di amministrazione, che comunque deve essere indipendente dall’amministratore delegato. Ma rendere inusuale lo stile di gestione è anche un’altra serie di particolarità, delle quali parla Yolanda Courtines, co-fund manager.
Qual è la filosofia di investimento che caratterizza Wellington Management?
«Wellington Management è un gruppo che detiene circa 1,2 trilioni di dollari in Aum. Gioco forza, investiamo su un’ampia gamma di strategie. La nostra società è caratterizzata da una forte enfasi sulla ricerca fondamentale, senza però la presenza di un cio unico che fornisce la view di investimento per tutti i money manager che lavorano con noi. Questi ultimi, infatti, sono liberi di definire in completa autonomia la loro filosofia e il loro processo di investimento. Il comparto che gestisco, insieme, a Mark Mandel, cfa, è il Wellington Global Stewards Fund, fondo global equity pensato per fare parte del core dell’asset allocation, essendo un portafoglio concentrato sulle migliori azioni a livello planetario in termini di prospettive di crescita e di rendimento, nonché di sostenibilità. Nello specifico, deteniamo fra 35 e 45 titoli, che presentano una buona miscela di redditività sostenuta e di un significativo livello di responsabilità del loro management: il nostro obiettivo è spingere quest’ultimo a generare un impatto positivo sull’ecosistema del mondo aziendale».
Nello specifico come definite il concetto di Global Stewardship?
«Innanzitutto è importante per noi specificare che adottiamo un orizzonte temporale di lungo periodo: il nostro obiettivo è detenere le nostre posizioni per un decennio, un arco durante il quale vogliamo che la dirigenza delle società sulle quali andiamo a investire si comporti come un buon custode (steward) degli asset del gruppo. Per assicurarci che ciò avvenga, adottiamo un processo di engagement con i manager che si articola in cinque obiettivi. In primis, è nostra intenzione fare in modo che chi gestisce l’azienda presenti solide capacità di esecuzione dei piani strategici nei successivi tre-cinque anni. Inoltre, per noi è fondamentale la presenza di un consiglio di amministrazione forte e indipendente dall’amministratore delegato, flessibile e in grado di curare gli interessi di tutti gli stakeholder coinvolti. Questo requisito è indispensabile per costruire un’organizzazione in grado di affrontare il moltiplicarsi di rischi sempre nuovi: basti pensare alle difficoltà geopolitiche che stiamo vivendo o alla crescente minacce alla cybersicurezza. Poi è cruciale, per noi, l’abilità nell’allocare il proprio capitale in attività che generano alti rendimenti. Ancora, come dicevo, Wellington Management è caratterizzata da un marcato focus sulla ricerca fondamentale: in questo caso portiamo a termine un’azione di engagement per comprendere la logica e gli obiettivi di ogni spesa significativa delle società che deteniamo, dal pagamento dei dividendi al budget per la ricerca e sviluppo».

