Il rischio principale resta una nuova escalation in Medio Oriente, che potrebbe spingere Fed e BCE ad aumentare i tassi oltre i 50 punti base attesi. Thomas Hempell, Head of Macro&Market Research di Generali AM

L’economia globale continua a mostrare una buona resilienza, nonostante tre principali fattori di rischio: le tensioni in Medio Oriente, le criticità del debito francese e i timori legati al finanziamento dell’intelligenza artificiale (AI). Nel complesso, riteniamo che crescita economica e utili societari rimangano solidi.
Le tensioni in Medio Oriente hanno spinto al rialzo i prezzi di petrolio e gas, aumentando il rischio di nuove pressioni inflazionistiche e di un ulteriore irrigidimento delle politiche monetarie.
Sul fronte europeo, le difficoltà del debito francese restano una fonte di preoccupazione. L’incertezza politica e la complessità del percorso di consolidamento fiscale continuano a penalizzare in particolare gli OAT francesi a lunga scadenza.
Anche il tema AI, finora uno dei principali motori della crescita, è sotto esame. Le recenti correzioni nel settore tecnologico e dei semiconduttori hanno interessato anche i mercati del credito. Tuttavia, la forte domanda di applicazioni AI e infrastrutture digitali dovrebbe continuare a sostenere la crescita degli utili aziendali e dell’economia globale nel medio termine.
Manteniamo un moderato sovrappeso su azioni e credito, sostenuti da utili societari solidi, crescita economica resiliente e un sentiment di mercato che appare eccessivamente prudente.
Nel credito, l’assenza di recessione e la tenuta degli utili dovrebbero continuare a limitare l’allargamento degli spread.
Restiamo comunque cauti, poiché le banche centrali rappresentano il principale fattore di rischio. Ci attendiamo ulteriori rialzi di 50 punti base da parte di Fed e BCE, a condizione che l’inflazione rimanga sotto controllo.
Manteniamo una posizione neutrale sulla duration dell’Eurozona e leggermente negativa sui Treasury USA. Le aspettative sui tassi BCE appaiono elevate, mentre i titoli governativi statunitensi restano più esposti a pressioni inflazionistiche e a una crescita ancora sostenuta.

