Quali temi, oltre a geopolitica, AI e politica monetaria, potrebbero contare per gli investitori nel 2027? Vincenzo Vedda, Global CIO di Deutsche Asset Management

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Benvenuti alla quarta edizione dei nostri 10 temi per l’anno che verrà. Ancora una volta, non si tratta di scenari di rischio esotici, ma di ciò che riteniamo saranno i fattori più importanti nel medio periodo. Non dovrebbe sorprendere che geopolitica, intelligenza artificiale (AI) e politica monetaria siano tra questi.

Ma ciò non significa che questi temi non possano continuare a sorprendere e a tenere i mercati con il fiato sospeso. Cominciamo dalla geopolitica e dall’elemento di sorpresa che continua a caratterizzare la reinterpretazione della politica estera da parte dell’America. I mercati si sono adattati a un contesto di politica commerciale in cui nuovi dazi possono essere annunciati con pochissimo preavviso.

Ma l’attacco all’Iran di febbraio rappresenta una nuova dimensione. Oltre alla sofferenza di chi è stato direttamente colpito, il resto del mondo si trova da allora a fare i conti con costi energetici più elevati, quindi con un’inflazione più alta e tassi di interesse più elevati. Poiché la rotta futura dell’amministrazione statunitense e le possibili vie d’uscita dal conflitto restano poco chiare, i mercati dovranno continuare a gestire questa incertezza. Così come dovranno confrontarsi con il continuo spostamento dei centri di potere e delle alleanze a livello globale.

Che cosa significa tutto ciò per il rapporto transatlantico e le sue dipendenze? Come può l’Europa, dipendente dalle risorse, diventare più autosufficiente? E verso quale grande potenza dovranno orientarsi in futuro i mercati emergenti? L’Asia, almeno, ha un asso nella manica: essere un fornitore dominante nella catena del valore dell’AI.

E la spesa legata all’AI continua a espandersi. Lo dimostrano gli investimenti in nuovi data center e la domanda di potenza di calcolo, trainata più di recente dalla più ampia adozione degli agenti AI. Ma chi, in ultima analisi, beneficia di questa crescita? Come abbiamo già spiegato, le aziende posizionate sui colli di bottiglia della catena del valore dell’AI.

Possono rientrare tra queste anche i settori dell'”old economy”, come quelli coinvolti nella costruzione e nell’ampliamento dei data center. Oppure, come testimoniano i loro utili e le loro valutazioni di mercato, i produttori di semiconduttori. Non meno di tre produttori di chip figurano tra le dieci maggiori componenti dell’S&P 500. Oggi generano un free cash flow molto superiore a quello dei loro maggiori clienti, gli hyperscaler. La fluttuazione giornaliera del valore di mercato di un singolo titolo di chip può superare l’intera capitalizzazione di mercato del settore automobilistico europeo.

Per chi ritiene eccessiva questa concentrazione dei beneficiari dell’AI negli Stati Uniti o in Corea del Sud, vale la pena ricordare che una crescita strutturale può essere trovata anche in altri mercati, Europa compresa. Non, tuttavia, nei settori che hanno a lungo definito l’Europa, come l’automotive, ma in quella che chiamiamo la “New Europe”: aziende che beneficiano di tendenze di lungo periodo, come l’elettrificazione, la difesa e gli investimenti in infrastrutture, anziché del ciclo economico. La loro performance in Borsa non ha nulla da invidiare a quella di alcuni pionieri dell’AI. Anzi, l’Europa potrebbe persino figurare tra i beneficiari della prossima fase dell’AI.

L’Europa potrebbe inoltre beneficiare di riforme strutturali, come la riforma delle pensioni attualmente in discussione in Germania, che potrebbe in ultima analisi contribuire anche ad approfondire i mercati dei capitali nazionali.

Per il momento, tuttavia, gli Stati Uniti continuano a ospitare i mercati più liquidi e restano il punto di riferimento per il mondo finanziario. È anche per questo che la Federal Reserve statunitense resta la banca centrale decisiva. Ciò rende particolarmente rilevante per gli investitori l’approccio di politica monetaria del suo presidente, in carica da maggio.

Esiste inoltre il potenziale per opportunità inattese in due ambiti lontani dalle sedi delle banche centrali, nei quali vediamo un notevole potenziale economico: lo spazio e l’acqua. Torniamo poi con i piedi per terra per esaminare i cambiamenti strutturali nel mercato immobiliare statunitense.