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	<title>focus trend Archives - Future Investments</title>
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		<title>Pictet AM: «Una grande rivoluzione nel cibo»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 07:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus trend]]></category>
		<category><![CDATA[Pictet AM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Produrre e consumare cibi più sani e nutrienti è un’esigenza non solo degli individui, ma anche dei governi."Marzio Gussago, sales director di Pictet Asset Management</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Marzio Gussago, </b><b>sales director di </b><b>Pictet Asset Management, partecipa al Focus Trend. </b></h2>
<p><b>Con la pandemia alcuni cambiamenti strutturali già in corso hanno subito un’accelerazione. Nella precedente intervista lei ha parlato della rivoluzione digitale, ma ci sono altri ambiti che ritiene debbano essere presi in considerazione?</b></p>
<p>«La pandemia ha riportato prepotentemente l’attenzione sul tema della salute, ponendo un accento molto forte sul nostro stile di vita. Le persone sono ora molto più consapevoli dell’importanza che mantenere uno stile di vita sano riveste per la loro salute e sta prendendo quindi sempre più piede il cosiddetto modello dell’healthy living. Inevitabilmente, l’affermazione di questo trend passa anche per un’alimentazione più sana: la malnutrizione (sia l’eccesso, sia la scarsità di cibo) ha un impatto significativo sulla salute umana e, in generale, malattie come diabete, problemi cardiovascolari e tumori sono strettamente legate all’alimentazione. Produrre e consumare cibi più sani e nutrienti è un’esigenza non solo degli individui, ma anche dei governi. Con sistemi sanitari già in difficoltà e con una popolazione mondiale in costante crescita e sempre più vecchia, c’è infatti bisogno di preservare il più a lungo possibile la salute delle persone. Contemporaneamente, il nostro pianeta è sotto pressione a causa dei cambiamenti climatici e del sovrasfruttamento da parte dell’uomo: immense aree vengono trasformate in terreni agricoli o pascoli per l’allevamento, causando deforestazione, perdita di biodiversità, uso eccessivo di acqua e inquinamento derivante da fertilizzanti e pesticidi. Basti pensare che quasi un quinto della foresta amazzonica è andato perso dal 1970 a oggi e più dell’80% di questo decadimento è il risultato del disboscamento per l’allevamento del bestiame. Si tratta di un quadro generale che assume una connotazione ancora più negativa, se si considera che il 30% del cibo prodotto va sprecato ancora prima di arrivare nel piatto. La necessità di una riforma radicale del sistema alimentare, che porti a produrre alimenti più sani e nutrienti con un minore impatto sull’ambiente, pare quindi evidente».</p>
<p><b>Quali sono i settori interessati da questa transizione verso catene alimentari più sostenibili?</b></p>
<p>«Per rispondere all’esigenza di adottare modelli di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti più sostenibili, serve trovare soluzioni innovative lungo tutta la filiera alimentare. Questo approccio “from farm to fork” è quello che seguiamo nel nostro comparto tematico Pictet-Nutrition. L’universo di investimento della strategia è composto da aziende attive in tre segmenti principali:</p>
<p>• tecnologie agricole (agritech), che consentono un utilizzo più efficiente delle risorse naturali, permettendo di produrre una quantità maggiore di cibo con lo stesso consumo di risorse (o persino con un consumo inferiore);</p>
<p>• logistica, in modo tale da facilitare l’accesso al cibo, limitare gli sprechi e mantenere gli alimenti sicuri;</p>
<p>• produzione di alimenti e ingredienti migliori, più sani e nutrienti.</p>
<p>All’interno di questo vasto universo, la cui capitalizzazione di mercato complessiva si aggira intorno a 2 mila miliardi di dollari, ricerchiamo le aziende che migliorano la qualità del cibo prodotto e che aiutano a garantire l’approvvigionamento alimentare a una popolazione mondiale sempre più numerosa. In tutto ciò, un aspetto che teniamo sempre in considerazione nei nostri investimenti è la sostenibilità del modello di business su cui investiamo: per noi, infatti, è cruciale migliorare la salute umana grazie ad alimenti più sani e nutrienti e più facilmente accessibili, mitigando però al contempo l’impatto negativo che la produzione di cibo ha sul pianeta».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quindi non è solo un problema di salute individuale, ma anche di sostenibilità.</b></p>
<p>«Occorre ricordare che il settore alimentare è responsabile di circa un terzo di tutte le emissioni di gas serra a livello globale e minaccia l’habitat di quasi un quarto di tutte le specie di mammiferi esistenti. È quindi impossibile pensare di limitare il riscaldamento del globo e proteggere gli ecosistemi senza affrontare la questione legata all’impatto ambientale della produzione e del consumo di cibo. Se si vuole limitare l’aumento della temperatura globale entro 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali (obiettivo dell’Accordo di Parigi sul clima), serve senza dubbio fare di più per decarbonizzare il sistema alimentare. Basti pensare che nel decennio tra il 2008 e il 2018, nel Regno Unito le emissioni del settore alimentare sono diminuite di meno della metà rispetto a quelle dell’economia nel suo complesso. Negli Stati Uniti, il cibo rappresenta il 10-30% dell’impronta di carbonio di una famiglia media, con i prodotti di origine animale (manzo, maiale, pollo e latticini) che contribuiscono per quasi il 75% di queste emissioni. Fortunatamente, le soluzioni non mancano. Una potente ondata di innovazione sta infatti investendo il settore alimentare, un segmento antico che storicamente si è aperto molto lentamente a nuove tecniche e tecnologie, ma che ora è al centro di una vera e propria rivoluzione».</p>
<p><b>Quali sono le innovazioni più interessanti nel settore alimentare?</b></p>
<p>«Sono numerosi gli ambiti di attività legate al settore alimentare oggetto di questa fase di profonda trasformazione. Prendiamo, ad esempio, le tecnologie digitali applicate al campo agricolo. Oggi si fa sempre più agricoltura con i satelliti e i big data. Grazie a particolari sensori, è possibile studiare lo stato di salute del terreno per capire se è pronto per essere riseminato, evitando di compromettere la sua capacità di produrre cibo. Oppure pensiamo ai sistemi più moderni di agricoltura verticale, che consentono di coltivare in ambienti protetti, utilizzando il 90% in meno di acqua, di portare cibo anche in zone remote e di avvicinare la campagna alla città accorciando enormemente la filiera. Un altro aspetto molto importante è la diffusione di proteine alternative e vegetali a quelle di origine animale, dannose per la salute delle persone e onerose per il pianeta. L’allevamento industriale comporta, infatti, enormi esternalità, che includono i costi sanitari derivanti dal consumo di carne (obesità, diabete, malattie cardiache e cancro), l’impatto sul clima e la resistenza agli antibiotici. Il nuovo sistema alimentare che sta emergendo non solo impone una frazione minima di queste esternalità alla società e all’ambiente, ma consente anche di riqualificare il suolo finora utilizzato per l’allevamento dedicandolo alla riforestazione e alla massimizzazione dello stoccaggio di carbonio. Per quanto riguarda le proteine alternative, in particolare, enormi passi in avanti sono stati fatti negli ultimi anni dalla biologia di precisione che, coadiuvata dall’intelligenza artificiale e dalla robotica, consente di analizzare in modo sempre più rapido processi biologici complessi. Una delle applicazioni più importanti di questa ondata di nuova tecnologia sarà la fermentazione di precisione, data dalla combinazione della biologia di precisione con l’antico processo della fermentazione. Si tratta di un processo che permette di programmare i micro-organismi in modo tale da<span class="Apple-converted-space">  </span>produrre quasi tutte le molecole organiche complesse, come proteine, grassi e vitamine. Il tutto a un prezzo che continua ad abbassarsi nel tempo: il costo di produzione in dollari di una singola molecola è sceso infatti da 1 milione/kg nel 2000 a circa 100/kg oggi».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quali sono in concreto i vantaggi di questo processo?</b></p>
<p>«I vantaggi della fermentazione di precisione sono innumerevoli. In primo luogo, sarà possibile ottenere cibi più sani e nutrienti: un hamburger prodotto in questo modo può contenere non solo una minore quatità di grassi e di sale di un hamburger di mucca, ma più vitamine e minerali di una porzione di verdure fresche. Non solo, il tempo di produzione scenderà drasticamente: dai due-tre anni attualmente necessari per allevare una vacca fino a poche settimane. Inoltre, l’eliminazione delle attuali catene di approvvigionamento e la loro sostituzione con un più efficiente sistema di produzione localizzato, in grado di limitare notevolmente gli sprechi e di ridurre significativamente la necessità di trasporto, farà scendere i costi di distribuzione e, di conseguenza, il costo complessivo dei prodotti. Proprio come il ghiaccio è passato da essere estratto dai laghi settentrionali a essere prodotto nei frigoriferi alla fine del XIX secolo, la produzione alimentare si sposterà da vaste e remote aree agricole ad aree urbane più facilmente accessibili».</p>
<p><b>Quindi addio alla tradizionale produzione di alimenti…</b></p>
<p>«In sostanza, se finora abbiamo ricavato il cibo dalla terra, in futuro ricorreremo a fonti diverse, passando da un sistema basato sull’estrazione delle materie prime alimentari a uno basato sulla loro creazione. Secondo il think tank RethinkX, stiamo assistendo alla seconda epoca di domesticazione di piante e animali della storia: la prima ha avuto luogo circa 10 mila anni fa e ci ha permesso di dominare i macro-organismi (animali e piante), mentre la seconda ci consentirà di dominare i micro-organismi (molecole). Uno sviluppo che ci consentirà di avere accesso direttamente alle sostanze nutritive di cui abbiamo bisogno, senza doverle estrarre dai macro-organismi tramite processi che richiedono un’enorme quantità di input e producono un gran numero di rifiuti. Spostando la produzione al livello delle molecole, si potranno ottenere processi più efficienti e più precisi, capaci di generare alimenti dalle migliori qualità nutritive, per di più a costi minori. Inoltre, in questo modo, il numero e la varietà di nutrienti a nostra disposizione non saranno più vincolati dal regno vegetale o animale. Dei milioni di proteine uniche che la natura ci offre, infatti, attualmente ne consumiamo solo una parte, perché molte sono troppo difficili o troppo costose da estrarre. Con il nuovo modello di produzione, saremo liberi di progettare molecole di qualsiasi genere e creare alimenti con le qualità che desideriamo in termini di profilo nutrizionale, struttura, gusto, consistenza e qualità funzionali. Input virtualmente illimitati genereranno output virtualmente illimitati. Dall’allevamento intensivo alla produzione mirata delle sostanze nutritive di cui abbiamo bisogno, la transizione verso un sistema alimentare più efficiente, sano, nutriente e sostenibile è ormai alle porte».</p>
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		<title>Invesco: «E-commerce, pagamenti digitali, cloud, gaming  e sanità sono i grandi driver»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 07:35:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Invesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Frank Di Crocco, head of banks &#038; wealth managers di Invesco, partecipa al Focus Trend</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Frank Di Crocco, </b><b>head of banks &amp; wealth managers di </b><b>Invesco, partecipa al Focus Trend.</b></h2>
<p><b>Investire in un cambiamento ciclico, piuttosto che in uno strutturale, quali differenze comporta?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«È importante per gli investitori sapere riconoscere la differenza tra il cambiamento ciclico e quello strutturale. Nel primo si alternano le fasi di mercato ora favorevoli alla crescita (growth) ora inclini al valore (value), mentre il cambiamento strutturale separa il mercato in aziende vincenti e perdenti, con queste ultime che non avranno una seconda chance per recuperare quote di mercato. Il suggerimento per gli investitori è evitare di cronometrare il mercato per cercare di capire se risulteranno premiate in borsa le società growth piuttosto che quelle value. Gli investitori devono essere consapevoli della differenza tra tendenze cicliche e strutturali. Come Invesco, siamo sempre alla ricerca dei trend strutturali e cerchiamo di concentrarci il più possibile sul lungo periodo, con un’analisi di come sta cambiando il mondo. Un esempio? L’e-commerce. Ha rappresentato un mutamento radicale del modo di fare business da cui non si torna indietro. Come si può constatare, gli attori vincenti in questo trend tendono ad ampliare in modo continuo e sistematico le loro quote di mercato, spingendo i perdenti ai margini. Inoltre, in questo momento, puntare sui trend strutturali è un ottimo modo per superare la volatilità di breve termine».</p>
<p><b>Molti trend hanno visto un’accelerazione improvvisa nel pieno della pandemia. Quali sono quelli più interessanti dal vostro punto di vista?</b></p>
<p>«In primis, come dicevamo, l’e-commerce. Si è dimostrato un modello di business migliore rispetto alla vendita al dettaglio di vent’anni fa e su questo cambiamento tutto il mondo non ha mai avuto un ripensamento. L’e-commerce prende parte al commercio totale da molto tempo, ma è ancora agli esordi. Per dare qualche numero, la penetrazione dell’e-commerce è solo circa il 15-20%. C’è ancora molto valore da creare: si tratta di un settore che ha un’autostrada davanti. Diretta conseguenza dell’e-commerce è la digitalizzazione del denaro: è in corso da diversi decenni, ma oggi, con l’accelerazione dell’e-commerce, il pagamento digitale tramite carte di credito o altri metodi di pagamento online diventa non solo necessario, ma estremamente conveniente, sia per l’acquirente, sia per il venditore. Un altro trend che caratterizza la nuova cultura digitale è il passaggio al cloud. Affidarsi a strumenti e servizi basati su cloud è un modo fondamentalmente migliore per organizzare la tecnologia, fare business, studiare. Offre la flessibilità necessaria per lavorare in remoto con pieno accesso ai servizi aziendali e piena produttività senza compromettere la sicurezza. È iniziato molto prima che si sentisse parlare di Covid e continuerà in maniera molto più forte di prima. Prima della pandemia, era considerato un accessorio, ora sta diventando essenziale. Al mondo del cloud, poi, si lega anche il gaming. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo giocato a un videogame. Secondo Statista, su 7,7 miliardi di abitanti sulla Terra, 3,2 miliardi si interessano ai videogiochi. Ciò equivale a dire che il 40% della popolazione mondiale ha l’hobby dei videogame. L’anno scorso, questo mercato in forte espansione ha generato ricavi totali pari per circa 180,3 miliardi di dollari Usa. Il segmento dei giochi su cloud ha costituito un potente propulsore, facendo più che raddoppiare i guadagni nel 2021 rispetto al 2020. E siamo convinti che la crescita non sia finita. Infine, molta attenzione va riposta sulle attività di diagnostica e ricerca sui farmaci. Ancora una volta, questo processo è iniziato parecchio tempo fa, ma diversi progressi nella scienza e nella tecnologia hanno aumentato la velocità con cui è possibile sviluppare la diagnostica e condurre la ricerca. Sta guidando una significativa creazione di valore in alcune parti della catena del valore dell’assistenza sanitaria e delle life science e continuerà a farlo per molti anni a venire».</p>
<p><b>I cambiamenti demografici in atto porteranno a generare nuovi equilibri tra le diverse aree geografiche. Quali opportunità offre questo cambiamento?</b></p>
<p>«Si dice sempre che il futuro appartiene a coloro che possono seguire le proprie ambizioni. E di tempo per rincorrere le nostre ambizioni sembra proprio che ne avremo molto di più rispetto ai nostri antenati. Si vive di più, quindi occorre maggiore disponibilità economica. Le aspettative di vita media a livello globale sono aumentate di 4,6 mesi all’anno a partire dal 1950, passando da 45,4 a 68,2 di oggi. Entro il 2050 si prevede che la popolazione mondiale aumenterà del 30%, superando i 9 miliardi di abitanti (attualmente siamo oltre 7 miliardi). Si tratta di un dato che geograficamente crescerà un po’ ovunque. Secondo le stime delle Nazioni Unite, coloro che abiteranno in città in India e Cina aumenteranno di 671 milioni da qui al 2050, il che rappresenta più di un quarto dell’aumento globale della popolazione urbana nel periodo. Cittadini più anziani, naturalmente, richiederanno una maggiore attenzione alla cura delle persone, intesa come benessere fisico e mentale. Da questo punto di vista, la Cina sembra avere una marcia in più. Innanzitutto per una robusta crescita del sistema sanitario: la spesa sanitaria nel Paese, negli ultimi 10 anni, ha registrato una crescita del 15–20%, significativamente più elevata rispetto a quella del Pil. Questo andamento è alimentato dall’invecchiamento della popolazione e dall’incremento della ricchezza della crescente classe media. Va poi sottolineato il notevole potenziale di crescita per le società che operano nel settore della sanità cinese: hanno dimensioni relativamente ridotte rispetto ai peer globali (in termini di capitalizzazioni di mercato) e offrono un consistente potenziale di crescita (incremento degli utili 2021: 40% contro il 18% del settore della sanità Usa). L’healthcare cinese offre inoltre un’interessante valutazione, grazie a un PE inferiore alla media storica a cinque anni. Ultimo punto da evidenziare riguarda i continui progressi tecnologici: la catena del valore nel settore della sanità è destinata a orientarsi verso farmaci innovativi con maggiore attenzione alle attività di ricerca e sviluppo (R&amp;D). Le multinazionali incrementano l’esternalizzazione della ricerca e dello sviluppo di prodotti a favore delle aziende cinesi grazie all’interessante combinazione di tecnologie migliori, bassi costi e mercato del lavoro adeguato».</p>
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		<title>Goldman Sachs Asset Management: «Il grande ruolo dei fondi tematici»</title>
		<link>https://fondiesicav.it/goldman-sachs-asset-management/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 07:47:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[focus trend]]></category>
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		<category><![CDATA[Goldman Sachs Asset Management]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emanuele Negro, executive director di Goldman Sachs Asset Management, partecipa al Focus Trend</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Emanuele Negro, </b><b>executive director di </b><b>Goldman Sachs Asset Management, partecipa al Focus Trend.</b></h2>
<p><b>Nell’attuale contesto di mercato, pensate che il ruolo dei fondi tematici, a completamento di un portafoglio azionario tradizionale, abbia ancora più ragione d’essere?</b></p>
<p>«Siamo fermamente convinti che, al di là dell’attuale contesto di mercato, i fondi e le strategie di investimento tematiche rivestano un ruolo importante nei portafogli.<span class="Apple-converted-space">  </span>Anzitutto, è innegabile il fatto che la diffusione dell’innovazione tecnologica, così come l’impatto delle dinamiche demografiche e la crescente focalizzazione da parte di tutti gli attori economici nei confronti della sostenibilità, stiano influenzando trasversalmente tutti i settori e le aree geografiche, e trasformando le industrie, sia per quanto riguarda la produzione di beni, sia nella fornitura di servizi. I fondi tematici permettono di prendere parte attiva a questa straordinaria dinamica di trasformazione socio-economica e di crescita secolare e riteniamo che sia, quindi, di fondamentale importanza destinare parte degli investimenti del proprio portafoglio ai principali temi che sono i motori di queste epocali trasformazioni: la tecnologia, la demografia e la sostenibilità. Un’esposizione mirata a questi temi di investimento può consentire di beneficiare in maniera importante delle opportunità di generazione di alpha che la fenomenale evoluzione sta creando a tutti i livelli, su tutti i mercati e su tutte le capitalizzazioni. Siamo altresì convinti che una solida costruzione di portafoglio debba contemplare a sua volta una robusta combinazione di elementi e la piena complementarietà tra strategie “core” e tematiche: questa visione può condurre a una più efficiente e robusta costruzione di portafoglio».</p>
<p><b>Tra i temi che avete rilevato come strategicamente importanti, c’è la sostenibilità ambientale. Come viene declinato in termini di investimento?</b></p>
<p>«Il cambiamento climatico e le pratiche ambientali non sostenibili hanno messo il mondo dinanzi a sfide importanti. Nei decenni passati ha regnato una certa indifferenza nei confronti della “questione climatica” e i principali attori socio-economici, consumatori, aziende e istituzioni, non sono apparsi particolarmente allineati rispetto alla volontà di dare vita a un cambiamento significativo a favore della riduzione delle emissioni e dell’adozione di pratiche sostenibili. Forse per scarsa presenza di incentivi o di inviti di carattere normativo, le aziende hanno stentato a investire a favore di quelle innovazioni tecnologiche necessarie a contrastare efficacemente i cambiamenti climatici; oggi siamo forse a un punto di svolta, in quanto l’unione delle forze della classe politica, dei consumatori e della tecnologia non è mai stata così importante e determinante. Siamo convinti di trovarci ora dinanzi alla più importante rivoluzione degli ultimi secoli, quella ambientale, che crediamo possa avere la velocità della rivoluzione digitale su una scala paragonabile a quella della rivoluzione industriale: tutto ciò rappresenta, secondo noi, un dominante tema di investimento secolare destinato a offrire agli investitori l’opportunità di generare rendimenti particolarmente interessanti, sia a livello finanziario, sia in termini di impatto ambientale positivo. In questo contesto, l’innovazione tecnologica svolgerà un ruolo cruciale nel percorso di transizione industriale verso un futuro sostenibile e a basse emissioni. Contribuirà innanzitutto ad abbattere le curve dei costi che hanno rappresentato, e ancora lo sono in diversi settori, uno dei vincoli più complessi da superare per avviare un sostenibile percorso di positivo impatto ambientale (basti pensare a segmenti quali le fonti di energia rinnovabile e le batterie per i veicoli elettrici). Oggi stiamo sempre più osservando questa dinamica di riduzione dei costi quasi tutti i settori della green economy, compresi le soluzioni di economia circolare, i processi di cattura del carbonio e gli alimenti a base vegetale: in un contesto in cui la scalabilità commerciale sta diventando una vera e propria realtà, possono svilupparsi rapidamente settori da miliardi di dollari che, oltre a migliorare la sostenibilità, sono in grado di offrire anche potenziali opportunità di investimento estremamente interessanti. In particolare, riteniamo che le società capaci di fornire soluzioni ambientali in cinque aree chiave (energia pulita, efficienza delle risorse, consumo sostenibile, economia circolare e sostenibilità idrica) possano essere ben posizionate per guidare la rivoluzione ambientale e beneficiare di una dinamica particolarmente positiva della domanda».</p>
<p><b>La transizione energetica è un punto centrale presente nelle agende di molti governi, istituzioni e soggetti privati. Soprattutto, risponde anche a una richiesta che viene dalle persone, consapevoli di come sia necessario affrontare l’attuale cambiamento climatico. Quali sono le vostre considerazioni in merito?</b></p>
<p>«Quando parliamo di transizione energetica, in estrema sintesi, ci riferiamo a un passaggio epocale dai combustibili fossili all’energia alternativa. Crediamo che nei prossimi decenni il settore energetico rappresenterà un’area di grande crescita e anche di notevole cambiamento. La transizione energetica globale, che è destinata a ridurre le emissioni di gas serra, ha creato un contesto di mercato alquanto dinamico e con implicazioni di vasta portata. Facendo una disanima delle opportunità e degli sviluppi derivanti da questo processo, possiamo affermare che, da un lato, il settore dell’energia tradizionale e quello dell’energia pulita dovranno coesistere per diversi decenni, prima che il mondo possa ricorrere in toto a fonti alternative. D’altro canto, la transizione energetica rappresenta un’opportunità per le imprese di ogni categoria nel campo energetico, dal cleantech, ai colossi delle rinnovabili e alle aziende energetiche tradizionali che, grazie a notevoli flussi di cassa, hanno la capacità di investire in maniera importante a favore del passaggio da combustibili fossili a soluzioni alternative.<span class="Apple-converted-space">  </span>Tutto ciò, naturalmente, al netto di cambiamenti significativi nelle attuali politiche governative e di nuove scoperte nel campo delle tecnologie dell’energia pulita. Attualmente i combustibili fossili dominano il mercato dell’energia: nel 2019 hanno rappresentato l’84,3% del consumo di energia primaria, mentre le energie rinnovabili, come, ad esempio, l’eolico e il solare e altri combustibili non fossili, come il nucleare, hanno contato rispettivamente per il 5% e il 10,7%<sup>1</sup>. Oggi, i combustibili fossili sono presenti ovunque e sono utilizzati per diversi scopi tra cui l’elettricità, il trasporto e come materia prima per una varietà di prodotti petrolchimici, come la plastica, ma sono anche una fonte significativa di emissione di gas serra. Nonostante gli sforzi a favore di una riduzione delle emissioni di gas serra dovute alla sostituzione dei combustibili fossili con l’energia green, la crescita della popolazione e l’aumento della ricchezza nelle economie in via di sviluppo potrebbero determinare un aumento complessivo della domanda di energia. I settori dell’energia alternativa e del cleantech (tecnologie “pulite”) possono aiutare a fronteggiare questa dinamica e al tempo stesso sono in grado di rappresentare importanti opportunità di crescita: secondo alcune stime, entro il 2035 la capacità eolica e solare a livello globale aumenterà del 300% rispetto ai livelli del 2020<sup>2</sup>. Tutto ciò sarà possibile grazie ai futuri progressi tecnologici, alla spesa per le infrastrutture e agli incentivi governativi».</p>
<p><sup>1 </sup>Fonte: BP, Esame statistico dell’energia mondiale 2020 69a edizione, 4. Si noti che mentre l’energia idroelettrica è spesso considerata una fonte di energia rinnovabile, in questa suddivisione è inclusa nella categoria altri combustibili non fossili e riflette il 6,4% del consumo di energia primaria a partire dal 2019.</p>
<p><sup>2 </sup>Fonte: “Global Installed Capacity,” Bloomberg New Energy Finance, consultato il 31 maggio 2021, https://www.bnef.com/.</p>
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		<title>Allianz GI: «Tanti temi da gestire attivamente»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 07:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>"Anche nei momenti di crisi ci sono asset finanziari che riescono a produrre risultati positivi" Michele Scolletta, managing director di Allianz Global Investors</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Michele Scolletta, </b><b>managing director<span class="Apple-converted-space"> di </span></b><b>Allianz Global Investors, partecipa al Focus Trend. </b></h2>
<p><b>Nel contributo precedente, ha parlato di quanto sia necessario un approccio dinamico negli investimenti, che privilegi le gestioni flessibili, per cogliere opportunità nelle classi di attivi più rischiosi. Potrebbe elaborare questa sua considerazione?</b></p>
<p>«Non vorrei focalizzarmi sulla situazione contingente, ma è indubbio che le evoluzioni recenti ci indicano che una gestione attiva e flessibile è fondamentale nell’approcciare i mercati finanziari. Ossia, di fronte a un nervosismo crescente e a un’elevata volatilità, bisogna fare ricorso a ciò che abbiamo imparato dalla storia: le situazioni di crisi non durano all’infinito e spesso da esse si esce con un miglioramento della qualità dell’investito. In queste fasi, essere particolarmente attivi nelle scelte dà un contributo positivo alle proprie risorse finanziarie. Nello specifico, bisogna leggere sempre all’interno dell’economia reale le opportunità di investimento e quindi, più che liquidare le posizioni in essere, si deve operare una rotazione delle aree di interesse su cui andare a posizionare gli investimenti. Per fare un esempio concreto, collocandolo anche nel contesto attuale, si può evincere che c’è un’asincronia all’interno dei vari settori produttivi dove si assiste a un recupero di alcuni comparti, come le materie prime (sia a scopo energetico, sia a scopo industriale), rispetto ad altri. Stiamo vedendo un riposizionamento dei mercati su alcuni temi che erano stati abbandonati e verso stili di investimento verso i quali c’era stato un disinnamoramento: commodity, petrolio e industria tradizionale rispetto a tecnologia e settore finanziario, value verso growth. Anche nei momenti di crisi ci sono asset finanziari che riescono a produrre risultati positivi: l’importante è individuarli in maniera analitica senza necessariamente dovere inseguire le performance, in un’ottica di posizionamento tattico per arginare le ricadute momentanee di una crisi».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Si tratta di una rotazione settoriale?</b></p>
<p>«Sarebbe semplicistico definirla in questo modo. Le faccio l’esempio della tecnologia, non certo tra i settori particolarmente favoriti da inizio d’anno. Ebbene, se si guarda al suo interno, si può vedere che ci sono nicchie, come la cybersecurity, che stanno attirando l’interesse degli investitori e offrendo contributi positivi. Diventa quindi essenziale sapere guardare le dinamiche all’interno di ciascun settore e leggerne le potenzialità, in modo da comprendere le possibilità di crescita dato un determinato contesto».</p>
<p><b>La validità di avere un approccio dinamico e flessibile significa quindi avere anche la possibilità di cambiare, tatticamente, la composizione del portafoglio?</b></p>
<p>«Sì, soprattutto in termini di asset allocation, all’interno della quale occorre stabilire la massima esposizione al rischio che si è disposti a tollerare come investitore. Ovviamente, i principi base che guidano le nostre decisioni non cambiano: attenzione alla qualità e alla governance delle aziende in cui investiamo».</p>
<p><b>Allianz Global Investors ha sempre dato molto peso ai prodotti tematici, all’interno delle varie strategie proposte. Come bisogna leggere questo vostro approccio nel contesto di un’ottica di investimento flessibile? Cosa si fa in situazioni dove la volatilità aumenta insieme al nervosismo?</b></p>
<p>«Farei una distinzione tra cliente delegante e cliente partecipativo. Il primo si affida totalmente alla professionalità del consulente finanziario, cui dichiara il proprio profilo di rischio senza entrare nel merito delle scelte di investimento e degli eventuali adeguamenti, lasciando che sia il gestore a farlo, anche da un punto di vista tattico. Nelle decisioni che quest’ultimo implementa, il momentum gioca un ruolo nel posizionamento tattico, senza ovviamente perdere di vista l’ottica di lungo periodo. In altre parole, si può assistere a operazioni di alleggerimento di alcuni temi rispetto ad altri, senza però disconoscere completamente i secondi. Il cliente partecipativo, invece, prende parte in modo più diretto alle scelte di portafoglio, perché ha interesse ad approfondire la materia degli investimenti e ha proprie convinzioni. Con quest’ultimo, si operano scelte più di natura strategica. Detto ciò, per rispondere alla domanda, va sottolineato che un fondo tematico raccoglie al suo interno un universo molto vario, che non deve essere identificato con un unico settore. Questa caratteristica fa sì che anche nelle fasi di volatilità e di nervosismo dei mercati, le diverse componenti del fondo possano avere una performance differenziata. Ad esempio, noi siamo promotori del fondo Allianz Global Artificial Intelligence, un tematico che raccoglie al suo interno diverse declinazioni che spaziano dalla tecnologia, ai consumi discrezionali e al settore finanziario, e che investe in aziende, indipendentemente dal comparto di appartenenza, che puntano sull’AI.<span class="Apple-converted-space">  </span>Va inoltre ricordato che, proprio per la loro natura, i fondi tematici investono in trend che sono secolari e, anche nelle fasi difficili di mercato, mantengono valido il loro obiettivo di investimento. Può succedere che, nel caso del cliente delegante, l’asset manager decida, in determinati momenti, un cambiamento tattico del portafoglio con l’alleggerimento di alcune strategie, rispetto ad altre, ma senza stravolgere la visione di lungo periodo all’interno della quale il tematico mantiene la propria ragione d’essere. Nel caso dell’investitore partecipativo, le decisioni saranno invece il frutto di un confronto con il proprio consulente finanziario. Inoltre, in merito a un’ottica di investimento flessibile, all’interno della nostra gamma prodotti vi è una soluzione, chiamata Allianz Thematica, che permette un’ampia diversificazione di temi, con driver diversi».</p>
<p><b>Di che cosa si tratta?</b></p>
<p>«La filosofia è selezionare cinque-sette temi e investire in quelle aziende che possono beneficiarne, sempre in un’ottica di lungo periodo. Ma poiché non tutti i temi possono esprimere uguale potenzialità di crescita in un dato periodo, il gestore decide su quali concentrarsi in un determinato contesto di mercato per massimizzare le potenzialità che possono offrire e mantenendo la diversificazione. È, in sintesi, l’espressione di una gestione attiva all’interno degli investimenti tematici che fa emergere l’importanza della delega di gestione. Per fornire un esempio concreto di come sia gestito, dall’inizio dell’anno è stata ridotta l’esposizione all’intelligenza artificiale a favore della cybersecurity, perché si è ritenuto che quest’ultima fosse un tema di maggiore attualità».</p>
<p><b>In questa fase di mercato avete apportato cambiamenti alla vostra strategia?</b></p>
<p>«Abbiamo operato grandi rotazioni di portafoglio, ovviamente nelle linee di prodotto che rendevano l’operazione possibile, e abbiamo aumentato il peso delle materie prime, preferendo i titoli value a quelli growth, una scelta quest’ultima intrapresa già dall’inizio di quest’anno. I temi che secondo noi saranno interessanti nei prossimi mesi sono: le energie alternative, la pet economy (perché anticiclico), la cybersecurity».</p>
<p><b>In merito al vostro posizionamento, reiterate la vostra view positiva sulla Cina?</b></p>
<p>«Continuiamo a essere positivi, sia sul mercato azionario, sia su quello obbligazionario. La ragione di fondo è che riteniamo che la Repubblica Popolare sia un motore della ripresa economica globale nel prossimo futuro, nonostante la revisione al ribasso del Pil per il 2022 annunciata di recente. La Cina è fonte di sviluppo, di ricerca, di crescita, di produzione, da parte di aziende la cui qualità è in aumento e che sono, tra l’altro, sempre più presenti all’interno dei diversi indici di mercato. E poi non dimentichiamoci che il Paese è all’avanguardia in alcuni ambiti, come le energie alternative, e si sta impegnando a rafforzare altre aree in cui potere esprimere la propria crescita economica».</p>
<p><b>La gestione attiva rimane quindi il mantra della vostra filosofia di investimento.</b></p>
<p>«Il nostro slogan è “Active is” e lo decliniamo all’interno delle nostre politiche di gestione. Esiste poi un approccio tattico e uno strategico, ma l’elemento importante è che l’asset manager abbia sempre chiaro l’obiettivo dei propri investimenti e che sappia prendere percorsi alternativi che possono limare la volatilità di mercato e i rischi di momento».</p>
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		<title>DWS: «Non si può ignorare l’inflazione»</title>
		<link>https://fondiesicav.it/dws-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 07:29:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus trend]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[DWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Quando si valuta come calibrare i portafogli alla luce di un tasso di inflazione in crescita, non è sufficiente prevedere l’evoluzione dei prezzi". Mauro Giangrande di Dws</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Mauro Giangrande, </b><b>head of passive sales EMEA </b><b>South di </b><b>Dws, partecipa al Focus Trend.</b></h2>
<p><b>Nella sua precedente intervista ha affermato che una delle conseguenze della pandemia, per i mercati finanziari, è stata la consapevolezza di non potere prescindere dai mercati azionari. Potrebbe contestualizzare questa sua considerazione?</b></p>
<p>«Il tasso d’inflazione ha recentemente raggiunto picchi che negli Stati Uniti non si osservavano da oltre 40 anni. Anche nell’Eurozona il surriscaldamento dei prezzi è una realtà, prova ne è che, dopo anni di politiche monetarie ultra-espansive, la Bce ha annunciato che a marzo terminerà il programma di acquisto titoli Pepp (acronimo di Pandemic emergency purchase programme), grazie al quale, durante il periodo peggiore della pandemia, ha acquistato titoli di stato per un valore di circa 60-70 miliardi di euro ogni mese. L’inflazione più elevata cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio non può essere ignorata dagli investitori, sia perché la liquidità lasciata sui conti correnti subisce inevitabilmente una svalutazione sotto forma di perdita di potere d’acquisto, sia perché l’incremento dei tassi d’interesse genera una riduzione del valore di mercato delle obbligazioni in circolazione. In un tale contesto, l’aumento, seppure moderato, della porzione di portafoglio investita in azioni può rappresentare una forma di protezione, che però deve essere valutata nel medio-lungo termine. L’investimento azionario, infatti, si associa necessariamente a una crescita della volatilità: pensiamo a ciò che sta succedendo in seguito all’inasprirsi della crisi in Ucraina. Di conseguenza, i risparmiatori devono attuarlo sempre con l’aiuto del proprio consulente e calibrando attentamente i rischi con i benefici di lungo periodo». <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Qual è la vostra lettura dell’attuale contesto inflativo?</b></p>
<p>«La view di Dws è cautamente ottimistica sul livello del tasso d’inflazione, che potrebbe stabilizzarsi intorno al 2,3% già a partire dal 2023. Ciò in ragione del fatto che gli attuali picchi sono stati generati anche da fattori di natura più contingente, quali la crescita dei prezzi dell’energia e le interruzioni della catena di approvvigionamento globale. Situazioni che potrebbero migliorare con il graduale ritorno alla normalità nel dopo-Covid. Certo, il conflitto in Ucraina ha aggiunto complessità e va valutato con molta attenzione, soprattutto per gli effetti che potrebbe avere sulle quotazioni del gas e di importanti materie agricole come il grano. In sintesi, nei prossimi anni non ci aspettiamo un’inflazione al 5%, ma gli investitori dovranno comunque accettare un contesto in cui la crescita dei prezzi possa attestarsi a livelli superiori a quelli cui si erano abituati». <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Pensa che l’inflazione possa essere amica o nemica dei mercati?</b></p>
<p>«Quando si valuta come calibrare i portafogli alla luce di un tasso di inflazione in crescita, non è sufficiente prevedere l’evoluzione dei prezzi, ma è importante osservare anche che cosa succede dal punto di vista del sentiment macroeconomico. Una situazione in cui l’incremento dell’inflazione coincide con una rapida ripresa del mercato del lavoro e, in generale, della produttività, è infatti molto diversa da quella in cui l’inflazione si accompagna ad aspettative di un eventuale rallentamento economico. Nel primo caso riteniamo che l’inflazione possa essere considerata un’amica dei mercati equity. In questo contesto, infatti, gli investitori tendono a incrementare le esposizioni in titoli azionari value, settori più ciclici, mercati emergenti e commodity, come abbiamo osservato nella seconda parte del 2021 e nei primi due mesi del 2022. La pressione all’aumento dei tassi, inoltre, penalizza i titoli governativi e può invece favorire posizionamenti su spread di credito sufficientemente alti come i corporate high yield, allo scopo di compensare, con il cosiddetto carry, l’effetto negativo sui prezzi delle obbligazioni determinato dall’aumento dei rendimenti. Quando però il sentiment macro è meno favorevole, il quadro cambia in maniera considerevole».</p>
<p><b>Non esistono quindi soluzioni a prova di inflazione che funzionano in ogni contesto?</b></p>
<p>«Purtroppo no, anche perché oltre a inflazione e sentiment bisogna tenere in debito conto un terzo importante fattore, ossia le politiche monetarie adottate dalla banche centrali. Analizziamo, ad esempio, due papabili evergreen, i titoli di stato indicizzati all’inflazione e l’oro. Nel 2021 gli inflation linked si sono comportati molto bene: l’indice globale replicato dallo Xtrackers Global Inflation Linked di Dws ha, infatti, registrato una performance in euro superiore al 10%. Un contesto estremamente favorevole determinato proprio dalla condotta delle banche centrali, le quali hanno mantenuto i tassi reali in territorio negativo per evitare effetti avversi sulla ripresa. Le recenti dichiarazioni di una politica più restrittiva hanno in parte modificato questo quadro, proprio intervenendo sulle aspettative e quindi sui tassi di breakeven inflation, ai quali gli inflation linked sono direttamente connessi. Lo stesso si può dire degli Etc sull’oro fisico, che performano storicamente molto bene quando i mercati si fanno un po’ più nervosi, ma le cui valutazioni sono generalmente negativamente correlate con un aumento dei tassi, soprattutto di quelli reali. Entrambi questi strumenti, quindi, possono esprimere tutto il loro potenziale solo nell’ambito di un portafoglio composito. La diversificazione, combinata a orizzonti temporali di investimento di lungo termine, costituisce probabilmente l’unica arma efficace a disposizione degli investitori. In ciò gli Etf possono giocare un ruolo fondamentale, anche perché offrono esposizioni estremamente diversificate con costi di gestione molto contenuti». <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Alla luce di quanto descritto, quali flussi state osservando sui vostri Etf da inizio anno?</b></p>
<p>«Il mercato è caratterizzato da una volatilità molto elevata, quindi le cose possono cambiare da un momento all’altro, anche alla luce dell’escalation militare in Ucraina. Però, ciò che abbiamo osservato sinora sui nostri Etf ci dice che gli investitori per il 2022 mantengono prospettive di crescita positive. Otto dei primi dieci Xtrackers Etf per raccolta da inizio anno sono tutti azionari e, coerentemente con lo scenario sopra descritto di “good inflation”, si focalizzano nell’area dei paesi emergenti, come l’Etf Xtrackers CSI300 Swap e l’Etf Xtrackers Msci Emerging Markets, e in quella dei titoli e settori più value, come l’Etf Xtrackers Msci World Value e l’Etf Xtrackers Msci World Financials. Continua, inoltre, la transizione dei nostri clienti verso gli investimenti sostenibili, come testimoniano gli oltre 700 milioni di euro di raccolta netta positiva registrata da inizio anno dall’Etf Xtrackers Msci Usa Esg».</p>
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		<title>Amundi: «Alla ricerca del thematic premium»</title>
		<link>https://fondiesicav.it/amundi-8/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2022 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus trend]]></category>
		<category><![CDATA[Amundi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Proli, head of retail division executive board member di Amundi Sgr, partecipa al Focus Trend</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Paolo Proli, </b><b>head of retail division </b><b>executive board member<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>di Amundi Sgr, partecipa al Focus Trend.</b></h2>
<p><b>Come sta cambiando la normativa sulla sostenibilità?</b></p>
<p>«La normativa sta diventando sempre più stringente con la direttiva sulle comunicazioni d’impresa che arriverà alla fine del 2022, la Csrd (Corporate sustainability reporting directive), cioè l’evoluzione della Nfrd (Non-financial reporting directive). La nuova direttiva riguarda il reporting standard sulla sostenibilità e punta al suo miglioramento per contribuire alla transizione verso un sistema economico e finanziario allineato al Green deal europeo e agli Sdg. L’impegno che le aziende dovranno assumere è importante, soprattutto se si tiene conto che, all’interno dell’indice Msci World Ac, solo il 3% delle società presenti è allineato alla tassonomia europea. L’universo investibile si presenta così ancora poco disciplinato e, proprio per questo motivo, diventa fondamentale allineare la politica di investimento e identificare i modelli di business che generano un impatto misurato attraverso il loro contributo agli Sdg.<span class="Apple-converted-space">  </span>E ciò, così come viene proposto nella Csrd, spinge ulteriormente a una più chiara trasparenza nella comunicazione dei dati di incidenza nelle politiche di sostenibilità: le aziende dovranno considerare le prospettive di materialità, sia inside-out (come i fattori di sostenibilità influenzano l’attività e lo sviluppo dell’azienda), sia outside-in (l’impatto dell’attività dell’azienda sul mondo circostante). All’interno di questo contesto, con i policymaker e le istituzioni preposte che si stanno adoperando per indirizzare fondi pubblici affinché si possa realizzare un modello di sviluppo sostenibile, anche il mondo della finanza ricopre un ruolo attivo che lo vede partecipe della creazione di un capitalismo responsabile, come io amo definirlo. La sostenibilità è un motore di trasformazione che passa attraverso una transizione che si articola su due grandi livelli, ambientale e sociale, che si possono definire come il “thematic premium” per i prossimi dieci anni».</p>
<p><b>Che cosa è il thematic premium?</b></p>
<p>«Il thematic premium è la performance che non può essere spiegata da fattori quali mercati, settori, stili, paesi o valute. Esso prevede un approccio che va a scomporre il rischio e la performance degli universi tematici per estrarre il premium, dove esiste, e ad analizzare i fattori di rischio che sottendono questi universi. Si tratta di una filosofia di investimento che è particolarmente sviluppata, all’interno del nostro gruppo, da Cpr Am. Non possiamo non intuire che oggi c’è un enorme thematic premium all’interno delle selezioni di investimento, grazie proprio alla sostenibilità, l’ulteriore tassello che deve integrarsi agli elementi che vengono utilizzati nella definizione dell’asset allocation. Si tratta di strutturare un processo che permetta di estrarre alpha, analizzando il modello di business della singola azienda, che può avere un diverso grado di impatto sulla sostenibilità in base a come produce, come interagisce sull’intera filiera di valore, come si comporta non solo nei confronti degli azionisti, ma anche dei portatori di interesse, del personale, nelle politiche di governance. Credo che, nelle decisioni di costruzione di un portafoglio nel XXI secolo, non si dovrà più guardare al risk return, bensì all’impact return: in altre parole si dovrà sempre più considerare l’impatto positivo come elemento trainante del ritorno degli investimenti, nell’interesse del pianeta e della comunità. In sintesi, si dovrà guardare al “thematic risk impact premium”».</p>
<p><b>Qual è l’impegno di Amundi in questa prospettiva?</b></p>
<p>«Come leader nel mercato europeo nell’ambito dell’asset management, Amundi è impegnata a essere fortemente indirizzata verso la consulenza sostenibile per l’asset allocation, il distributore e le banche intermediatrici che collocano i nostri prodotti. Abbiamo 2 trilioni di euro di masse in gestione e, di conseguenza, la possibilità di agire in tale direzione. Proprio per questo motivo, ci siamo dati un’agenda di sostenibilità molto stringente per il 2025, che ha ripreso il piano triennale precedente conclusosi con successo, permettendoci di essere, con l’introduzione della Sfdr, la società con più fondi classificati come articolo 8 e 9.<span class="Apple-converted-space">  </span>Nel periodo siamo riusciti a integrare i criteri Esg, con un modello proprietario, all’interno del nostro processo di investimento e ciò ha permesso di creare una filiera di fondi improntati alla sostenibilità, con diverse sfumature al loro interno: dalle aziende considerate “improver” a quelle che generano invece impatto».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quali sono i nuovi obiettivi del vostro piano per il 2025?</b></p>
<p>«Il piano stabilisce obiettivi, sia per le soluzioni di risparmio e di investimento per la clientela, sia per la politica di coinvolgimento (engagement) di Amundi nei confronti delle aziende. Oltre ad avere aderito alla Net zero asset managers initiative nel luglio 2021, Amundi è impegnata oggi nella realizzazione di un percorso più veloce verso la decarbonizzazione. Il piano 2022-20525 si basa su tre obiettivi:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>1) impegnarsi affinché le sue soluzioni di risparmio progrediscano ulteriormente nell’investimento responsabile;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>2) chiedere a un numero maggiore di imprese di definire strategie credibili di allineamento all’obiettivo net zero 2050;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>3) assicurare il supporto alle nuove ambizioni da parte dei propri dipendenti e degli azionisti».</p>
<p><b>Da inizio anno l’interesse nei confronti della sostenibilità sembra avere perso un po’ di vigore…</b></p>
<p>«Per quanto riguarda la raccolta, ritengo che all’inizio dell’anno ci sia stata una pausa di riflessione, viste la maggiore volatilità e la complessità di lettura del contesto di mercato; di conseguenza, non penso che in ciò si debba leggere un momento di stanca nei confronti dei temi legati alla sostenibilità. L’inflazione ha preoccupato gli investitori che hanno probabilmente pensato a coprire la loro esposizione ai mercati da questo rischio, ad esempio guardando più ai titoli value, rispetto a quelli growth, dove non è detto che la sostenibilità sia la caratteristica distintiva delle aziende. Non penso che i risparmiatori abbiano abbandonato il desiderio di aggiungere le politiche di impatto ai loro portafogli: il denaro è sì lo strumento con cui si investe, ma attraverso il quale si vuole anche incidere affinché le imprese continuino a dare il loro contributo positivo al contesto in cui operano. Se oggi, con lo scenario di guerra tra Russia e Ucraina che potrebbe causare un aumento dell’avversione al rischio, si riuscisse a tenere la barra diritta, si comprenderebbe ancora di più perché investire nei temi legati alla sostenibilità e alla transizione energetica è importante».</p>
<p><b>Però si è visto un vivace dibattito sulla tassonomia della finanza sostenibile.<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«La tassonomia è ancora in fase di legiferazione e ben venga la discussione in merito. Non penso che sia scorretto avere incluso, sia il nucleare, sia il gas. Il primo non può essere ignorato, visto non solo il contesto contingente, ma il ruolo che può ricoprire nella transizione verso le rinnovabili, attualmente non sufficienti a sopperire al fabbisogno energetico. Inoltre, il gas è meno inquinante di altri vettori fossili, quali il carbone e il petrolio. Per quanto riguarda, invece, il nucleare, bisogna riflettere sulle nuove tecnologie che stanno aprendo nuovi campi, come quello della fusione, con rischi decisamente minori rispetto a quelli di 50 anni fa. Se la ricerca ci permette di fare sì che questa fonte sia sicura e a zero emissioni, non ci si può permettere di ignorarla. E anche in questo caso, come per il gas, essendo una fonte immagazzinabile può essere utilizzata per facilitare la transizione».</p>
<p><b>Lei pone grande enfasi sulla transizione energetica.</b></p>
<p>«La transizione energetica è fondamentale da qui al 2030 ed è all’interno di questo ambito che va ricercato il thematic premium, cui ho accennato poc’anzi, con un’ottica di investimento di lungo termine che tocca, tra l’altro, molti degli Sdg. Il problema dell’incremento della temperatura terrestre oltre 1,5° è una preoccupazione che tocca tutti ed è per questa ragione che la politica ambientale “net zero” diventa un obiettivo obbligato. La storia dell’umanità ha circa 3 milioni di anni, che corrispondono a 100 mila generazioni, che hanno conosciuto tre rivoluzioni energetiche: la scoperta del fuoco, il neolitico e la rivoluzione industriale. Oggi siamo dinnanzi alla quarta, che coinvolge 8 miliardi di persone, che dovrebbero diventare 10 miliardi entro il 2050. Ciò significa che il consumo energetico (attualmente 860 exajoules di consumo primario all’anno) è in forte crescita e, poiché l’80% delle fonti di reperimento è costituito da carbonfossili, con solo il 10% di rinnovabili, si apre uno spazio gigantesco di conversione. Il “net zero” entro il 2050 ce lo siamo dati come obiettivo, perché la comunità scientifica ci sta già dicendo che abbiamo già toccato 1,2° di aumento della temperatura media terrestre rispetto all’era pre-industriale e gli impatti sull’ecosistema sono enormi, con ricadute sociali ed economiche pesantissime. È fondamentale agire subito, in maniera incisiva e spingere con forza verso una transizione energetica che vada dal carbonfossile alle rinnovabili, una consapevolezza quest’ultima che è stata fatta propria dai governi (Next Gen Eu), ma anche dai suoi cittadini. Posizionarsi come investitori in linea con questa evoluzione permette di essere partecipi della trasformazione del modello di crescita e poterne beneficiare. In questo ambito, Amundi ha lanciato diverse soluzioni di investimento».</p>
<p><b>A quali strategie di investimento si riferisce?</b></p>
<p>«All’interno del tema della transizione energetica abbiamo deciso di lanciare alcuni prodotti verticali, specializzati in determinati ambiti, come, ad esempio, l’idrogeno, che si stima possa diventare un’importante fonte entro il 2050. Gli investimenti pubblici legati a questo elemento dovrebbero toccare 11 trilioni di dollari nei prossimi trent’anni, tanto da pesare per il 17% all’interno dell’offerta energetica globale e con la possibilità di creare 30 milioni di nuovi posti di lavoro con mano d’opera qualificata. Si tratta di un fenomeno che rientra nella “just transition”, ovvero quella transizione giusta che ha ricadute sull’ambiente, ma anche sul tessuto sociale. Lo scorso dicembre Cpr Am ha lanciato un fondo dedicato all’idrogeno che ha già raccolto circa 400 milioni di euro, riscuotendo un grande interesse tra gli investitori, che possono così partecipare alla transizione energetica finanziando le aziende coinvolte. È da questo punto di vista che crediamo che l’approccio “thematic allocation” sia una soluzione interessante di diversificazione verso modelli di business che appaiono innovativi, promettenti e che possono creare valore nel lungo termine».</p>
<p><b>Ma avere strumenti verticali, ad esempio in campo energetico, non può diventare una scelta rischiosa nel momento in cui la concentrazione su una fonte piuttosto che un’altra si dimostrasse meno promettente delle attese?</b></p>
<p>«Penso che in questo modo si dia di fatto una possibilità in più all’investitore di partecipare a tutta la filiera energetica e di finanziare quelle realtà molto avanzate, ma con risorse limitate a disposizione, che hanno bisogno di essere sostenute. Amundi si impegna a fare arrivare capitali nelle aree di sviluppo della transizione, come il citato idrogeno, e che già esistono, individuando gli ambiti di intervento e quelli che sono i vari protagonisti che giocano un ruolo significativo. Creiamo un ecosistema all’interno del quale allochiamo le nostre risorse. Ciò permette, sulla base di un obiettivo specifico, di diversificare ulteriormente le scelte di investimento, in modo che non vi sia una unidirezionalità tra le componenti del portafoglio».</p>
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		<title>FOCUS TREND: alla ricerca dell’impatto reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 08:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus trend]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diversificazione e orizzonti temporali di lungo termine, con grande attenzione ai trend secolari. I contributi di Amundi, DWS, Allianz GI, Pictet AM, Goldman Sachs Asset Management e Invesco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>a cura di Pinuccia Parini</b></p>
<h2><strong>Sul fatto che la sostenibilità sia ormai un tema imprescindibile negli investimenti del XXI secolo non c’è ormai più nessuno che ne dubita. </strong></h2>
<h2>L’analisi Esg di un’azienda da mettere in portafoglio fa ormai parte dei processi di gestione, esattamente come l’esame dei fondamentali e dei mercati. Se si considera che questo cambiamento è avvenuto in pochissimi anni, si comprende che siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione all’interno non solo della finanza, ma soprattutto del modo di vivere di tutti noi.</h2>
<p>Ma stabilito ciò, si è messo in luce solamente un principio generale, che va messo in pratica con decisioni concrete di acquisto e di esclusione. Anche perché il mondo Esg è vastissimo e i temi sono talmente tanti e di tale importanza, che è difficilissimo affrontarli tutti. Di conseguenza ogni società, ogni gestore dà la sua preferenza a determinati sottosettori, come l’acqua, il cibo, l’energia rinnovabile, la salute, tanto per citare alcuni dei più importanti. E proprio su questi punti si manifestano le maggiori differenziazioni tra una società e l’altra.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Non a caso si parla sempre più spesso di fondi tematici, vale a dire nicchie (ma spesso enormi comparti) che permettono di investire<span class="Apple-converted-space">  </span>su questioni specifiche all’interno del vastissimo mondo Esg. Le persone che acquistano i prodotti hanno la possibilità di entrare nel merito dei problemi in maniera sempre più approfondita e i money manager hanno sempre più la capacità di intervenire concretamente, con un impatto reale sull’ambiente, nel sociale, nella governance.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ed è proprio l’impatto reale ciò che oggi viene ricercato con costanza e chiarezza. Fino a pochi anni fa l’impact investing era una parola quasi sconosciuta anche tra gli operatori finanziari, ma attualmente, con la Sfdr che classifica i fondi sulla base dell’efficacia Esg delle scelte operate, anche gli investitori stanno imparando a conoscere la differenza tra uno strumento classificato articolo 9, rispetto a un altro articolo 8. Storicamente quando idee di élite passano alla gente comune, vuole dire che siamo davvero di fronte a una rivoluzione.</p>
<h2><strong>Leggi i contributi</strong></h2>
<h2><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.fondiesicav.it/amundi-8/">Amundi: «Alla ricerca del thematic premium»</a></span></h2>
<h2><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.fondiesicav.it/dws-2/">DWS: «Non si può ignorare l’inflazione»</a><b></b></span></h2>
<h2><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.fondiesicav.it/allianzgi-2/">Allianz GI: «Tanti temi da gestire attivamente»</a></span></h2>
<h2><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.fondiesicav.it/pictet-3/">Pictet AM: «Una grande rivoluzione nel cibo»</a></span></h2>
<h2><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.fondiesicav.it/goldman-sachs-asset-management/">Goldman Sachs Asset Management: «Il grande ruolo dei fondi tematici»</a></span></h2>
<h2><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.fondiesicav.it/invesco-4/">Invesco: «E-commerce, pagamenti digitali, cloud, gaming<span class="Apple-converted-space">  </span>e sanità sono i grandi driver»</a></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Allianz Global Investors: «Esg, Sdg dell’Onu e Cina saranno trainanti»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 07:35:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Un aspetto che penso sia focale è il ruolo che hanno assunto le banche centrali". La view di Michele Scolletta, managing director di Allianz Global Investors</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>La view di Michele Scolletta, managing director<span class="Apple-converted-space"> di </span>Allianz Global Investors</strong></h2>
<p><b>Che cosa pensa che ci abbiano insegnato questi due anni di pandemia?</b></p>
<p>«Un aspetto che penso sia focale e caratterizzi ciò che è successo durante i due anni di pandemia, che stiamo ancora vivendo seppure con minore intensità, è il ruolo che hanno assunto le banche centrali. Senza di esse, probabilmente, non saremmo stati in grado di superare quanto accaduto. Sono state adottate politiche monetarie straordinarie di allentamento quantitativo, studiate nei manuali di macroeconomia come misure possibili ma, nei fatti, improbabili, che hanno avuto un impatto notevole sul contesto economico e finanziario. È stata l’aggressiva riduzione del costo del denaro, tanto da portarlo in territorio negativo, che ha permesso agli stati e alle imprese di superare un momento di crisi che avrebbe potuto avere risvolti tragici. Ciò che abbiamo sicuramente imparato è che l’azione delle banche centrali, nel proteggere l’attività economica, ha fatto emergere, in modo distintivo, la necessità di una risposta da parte delle imprese per migliorare le loro competenze. In altre parole, se le misure ultra-accomodanti hanno permesso alle aziende di continuare a operare, ciò deve essere considerato un’opportunità che le società devono fare propria per produrre reddito in maniera stabile e solida. Chi l’ha saputa cogliere avrà la possibilità di diventare il leader del domani. Credo, quindi, che da questi due anni abbiamo tratto un insegnamento che vale forse molto di più per l’economia reale che per i mercati finanziari».</p>
<p><b>Da questo punto di vista, riscontra analogie tra la situazione attuale e quella del 2008?</b></p>
<p>«Allora ci furono diverse aziende che scomparvero dal mercato, perché prive di un solidità finanziaria e patrimoniale, mentre sono sopravvissute le realtà che hanno dimostrato di avere un valido modello di business e alcune di queste hanno conquistato una leadership di mercato. La lezione che l’economia reale impara dalla crisi pandemica è simile a quella di allora: l’importanza di avere robusti processi produttivi e forte governance. Oggi, probabilmente più di quanto non fosse accaduto durante la grande crisi finanziaria, è diventato fondamentale per le aziende fare propri i principi di sostenibilità. Il rapporto con gli stakeholder e con gli aspetti sociali legati all’attività di un’azienda, insieme all’attenzione nei confronti dell’ambiente, sono due pilastri che non possono mancare nella pianificazione della crescita futura di un’impresa. L’attenzione che deve essere prestata a questi due aspetti, oltre a motivazioni di carattere etico e sociale, trova giustificazione nella necessità di mitigare i rischi e sostenere la crescita».</p>
<p><b>Grande attenzione quindi al ruolo delle imprese</b></p>
<p>«Ci concentriamo sempre sui mercati finanziari, ma alla fine questi ultimi riflettono ciò che è l’economia reale ed è su quest’ultima che dobbiamo porre tutta la nostra concentrazione per prendere le decisioni di investimento. Ed è ovvio che, se le aziende sono sane, ciò sarà riflesso nell’andamento dei corsi in borsa. Se così non fosse, ci sarebbe il rischio di ricadere ancora nella bolla speculativa del dot-com, agli inizi del 2000».</p>
<p><b>Mettere l’economia reale al centro delle riflessioni su cosa si è appreso dai due anni di pandemia significa anche cogliere una serie di cambiamenti che hanno modificato le nostre abitudini di vita.</b></p>
<p>«Basta pensare a come sono cambiate le abitudini delle persone nel fare acquisti, grazie ai progressi tecnologici o, sempre grazie a questi, l’aumento dell’offerta formativa online. Le aziende che hanno saputo cogliere queste nuove tendenze del mercato hanno certamente dimostrato di essere lungimiranti. Credo che i momenti di crisi servano a cercare nuove risorse cui attingere per poterli superare. Così facendo si dà vita a un processo rigenerativo e si produce innovazione, cercando di trarre il meglio dalle condizioni date. Ritorniamo così alle considerazioni precedenti sul ruolo delle banche centrali e sul loro impegno a mantenere un contesto all’interno del quale la liquidità e le opportunità di finanziamento per le imprese non sono mancate. Certo, spetta poi alla singola attività imprenditoriale sfruttare queste condizioni per crescere, anziché usarle per ripianare una posizione finanziaria».</p>
<p><b>Nelle sue considerazioni non ha parlato del ruolo che i governi hanno avuto </b><b>nello stimolare l’economia. Non lo ritiene importante?</b></p>
<p>«Penso che il ruolo dei governi, seppure formalmente co-protagonisti, sia stato minore, quasi da beneficiari dei vantaggi creati dalle misure adottate dalle banche centrali, grazie alle quali è stato possibile redigere piani di stimolo fiscale. I piani fiscali sono finanziati dal debito, quello stesso debito che poi le banche centrali acquistano sul mercato».</p>
<p><b>Quali pensa che siano le tendenze che devono essere guardate con attenzione nel prossimo futuro?</b></p>
<p>«Penso che, dopo questo periodo di forte performance dei mercati finanziari, seppure con le dovute differenze tra le diverse asset class, bisogna procedere focalizzandosi sul tipo di approccio all’investimento e sugli strumenti da utilizzare. Per quanto riguarda il primo aspetto, una strategia barbell è quella che potrebbe essere più funzionale al contesto attuale, allo scopo di cogliere le opportunità che emergono dal mercato. Nello specifico, all’interno di questa strategia bilanciata, bisognerebbe prevedere nella parte obbligazionaria una ridotta esposizione al rischio tasso, dove il cash deve essere considerato una modalità per fare risk management e permette di cogliere, là dove il raggiungimento di alcuni livelli renda ragionevole farlo, l’opportunità di utilizzarlo per investire nei risky asset. È inoltre necessario un approccio dinamico, che privilegi le gestioni flessibili, focalizzate sulla qualità dei titoli sottostanti, dove si fa pura estrazione di alpha. In merito, invece, agli strumenti, si possono elencare gli investimenti Esg, le strategie allineate agli Sdg dell’Onu, il mercato cinese. Gli investimenti Esg vanno visti da due punti di vista: da quello dell’investitore, che deve prediligere le aziende che sviluppano ottima capacità di governance, rispetto per l’ambiente e attenzione al sociale, e da quello dell’imprenditore, che deve abbracciare questi principi affinché possa attrarre l’interesse di chi decide di finanziare la sua attività. L’allineamento agli Sdg è un’altra strategia che permette di misurare quanto l’attività di un’impresa risponda agli obiettivi presenti nell’Agenda 2030. Per quanto riguarda la Cina, l’attrattività è data da un lato dalle potenzialità di crescita del paese, superiore a quella delle economie avanzate, dall’altro dal fatto che il mercato è stato trascurato dagli investitori. È presente un’elevata volatilità, ma se si guardano gli ultimi 20 anni di performance, le azioni cinesi hanno fatto meglio dell’indice Msci World».</p>
<p><b>Grande attenzione alla generazione di alpha, quindi…</b></p>
<p>«Direi di sì, oggi più che mai, soprattutto se si prevede che la volatilità possa ritornare sui mercati, il che sconsiglierebbe di avere un beta elevato. Inoltre, l’attenzione all’alpha rende possibile la creazione di portafogli anticiclici, con grande attenzione nei confronti del valore e della qualità del titolo in cui si va a investire. In questo contesto diventa ancora più importante la delega della gestione a chi ne ha fatto una professione».</p>
<p><b>E per quanto riguarda i temi di investimento?</b></p>
<p>«Abbiamo visto negli anni emergere diversi trend sul mercato e, tra questi, riteniamo che quello socio-sanitario e quello tecnologico continueranno a essere dominanti. Prestiamo molta attenzione alle evoluzioni che si riscontrano in questi due ambiti, con un’attenta analisi delle aziende presenti, che nel tempo possono mutare il loro profilo di business, rafforzarsi o lasciare il passo a new entrant. Studiamo come si articola il loro processo produttivo e verifichiamo che alla loro attività sottenda un modello di crescita sostenibile, guidato dai criteri che io amo definire “Gse”, ovvero “governance, social, enviroment”, perché penso che sia la governance il motore di tutto. Investiamo a livello globale, perché riteniamo che i temi che esaminiamo siano non solo secolari, ma riguardino il mondo e perché ciò ci permette di investire in quelle regioni in cui si intravedono le maggiori potenzialità».</p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/focus-trend-sostenibilita-ma-non-solo/">leggi gli altri contributi</a></p>
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		<title>Invesco: «Digitalizzazione, urbanizzazione e healthcare»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 08:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus trend]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Il 2021 è stato un buon anno per gli investitori azionari". A colloquio con Frank Di Crocco, head of banks &#038; wealth managers di Invesco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>A colloquio con Frank Di Crocco, head of banks &amp; wealth managers di Invesco</strong></h2>
<p><b>Dal punto di vista dei mercati finanziari, che cosa pensa che abbiano insegnato due anni di pandemia?</b></p>
<p>«Il 2021 è stato un buon anno per gli investitori azionari. Dopo il recupero post-pandemico della seconda metà del 2020, gli indici azionari hanno fatto registrare performance molto forti. La maggior parte degli osservatori erano scettici, dopo il forte recupero del 2020, per la percezione di valutazioni elevate. Da qui abbiamo ricavato la prima lezione: gli utili aziendali contano. Le valutazioni sono molto importanti, soprattutto nel lungo termine, ma l’andamento degli utili è un elemento fondamentale da considerare. Per molti anni le stime sono partite alte a inizio anno, per poi essere oggetto di una riduzione graduale e ciò potrebbe avere creato una consuetudine che rischia di fare perdere opportunità agli investitori. Guardando ai mercati obbligazionari, invece, abbiamo assistito a rialzi dei rendimenti diffusi con effetti negativi sui corsi dei titoli. Le preoccupazioni per l’inflazione hanno portato le banche centrali a cambiare le valutazioni dello scenario e ad attuare politiche monetarie meno accomodanti. Prendere esposizione al rischio duration poteva quindi apparire come una mossa non efficace per un investitore; tuttavia chi ha scelto di allungare la duration, selezionando titoli con scadenze distanti nel tempo, ha tratto beneficio dal fatto che sulla parte a lunga scadenza della curva dei rendimenti si è assistito a una diminuzione dei rendimenti con un ciclo più maturo. Una decisione di investimento del genere, che molti potevano considerare controintuitiva, in realtà si è rivelata molto razionale alla luce di un’analisi storica dei premi per il rischio da parte degli investitori. C’è quindi un’altra lezione che abbiamo imparato: anche dalle crisi e dall’incertezza possono nascere opportunità. La stessa storia dimostra che le pandemie del passato hanno trasformato il mondo in ciò che conosciamo. Oggi molte persone studiano le conseguenze dalla pandemia, convinte che il passato possa offrirci un’idea del futuro. Ogni crisi lascia un retaggio innovativo. E credo che lo stiano imparando anche i mercati».</p>
<p><b>Se dovesse mettere in risalto alcuni trend che sono emersi in questi due anni, quali evidenzierebbe?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«Ne cito tre su tutti: digitalizzazione, urbanizzazione e healthcare. Sono trend strutturali emersi rapidamente e in grado di trasformare il nostro modo di vivere, le priorità dei governi o come le aziende operano, hanno successo e scalano il proprio business. Oggi molte imprese valutano questi megatrend per capire meglio quale scelte strategiche compiere per il futuro. E anche gli investitori ne prendono nota. Sul fronte dei consumi, ad esempio, gli effetti della digitalizzazione sono tangibili. Molte delle società, in cui anche noi di Invesco investiamo, dipendono da una decisione diretta dei consumatori: come spendere il proprio tempo e il proprio denaro. E grazie alla tecnologia e alla maggiore connettività, la gente sceglie di spendere più tempo e denaro online. Le Big tech sono vincenti per definizione in quest’area, ma tantissime imprese beneficiano del passaggio al digitale. Altro fenomeno emerso, soprattutto a oriente, è la correlazione tra l’urbanizzazione, l’invecchiamento della popolazione e i sistemi sanitari. Secondo le stime delle Nazioni Unite, la popolazione urbana di India e Cina aumenterà di 671 milioni da qui al 2050, il che rappresenta più di un quarto dell’aumento globale della popolazione urbana. Con il Covid-19, in tutto il mondo i riflettori sono stati puntati sui sistemi sanitari e la Repubblica Popolare ha attirato un’attenzione particolare per la sua gestione del virus e il ruolo di primo piano nella fornitura di dispositivi medici al resto del pianeta. Nulla come una pandemia può indurre la gente a rivalutare l’importanza della salute, ma il Covid-19 ha semplicemente accelerato un trend esistente. D’altra parte, con l’invecchiamento della popolazione e la maggiore incidenza di malattie legate allo stile di vita, il ricorso all’assistenza sanitaria in Cina è in costante aumento. Entro il 2030, la popolazione urbana cinese raggiungerà un miliardo di persone di cui più di 500 milioni entreranno a fare parte della classe media. Il Paese avrà 100 milioni di over 65 anni: parliamo di numeri più grandi della popolazione totale della Germania.<span class="Apple-converted-space">  </span>Secondo le stime della Banca Mondiale, il mercato sanitario cinese raggiungerà un valore di 198 miliardi di yuan nel 2026, decuplicando rispetto al 2016. Nel Paese ci sono 5 mila produttori farmaceutici e la creazione della China National Medical Products Administration, l’ente governativo che si occupa di regolare i prodotti farmaceutici, aiuterà ad accelerare il sistema di revisione dei farmaci e a promuovere il miglioramento della qualità e dell’innovazione in questo ambito. Insomma, la Cina ha saputo trasformare la sfida del Covid-19 in una opportunità di sviluppo puntando tutto sulla crescita del settore della sanità». <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quali pensa siano i settori che, prospetticamente, possono avere maggiore forza e sono per voi strategicamente importanti?</b></p>
<p>«Riteniamo molto interessanti i compounder connessi allo stile di vita digitale, come l’e-commerce, i media online e i videogiochi, poiché a oggi tutti sembrano avere valutazioni molto interessanti e appetibili. Questi segmenti hanno subito un rallentamento nel 2021, in quanto nel 2020 hanno registrato guadagni azionari insolitamente elevati, mentre ora stanno ritornando a un regime di crescita composta. Essendo più convenienti e personalizzati e offrendo migliori possibilità di selezione e informazione, continuano a essere alternative più efficaci rispetto ai mezzi tradizionali e sono destinati a riscuotere ulteriore successo. Inoltre, il 2022 segnerà un nodo cruciale: sarà l’anno in cui i consumatori porteranno avanti il percorso di fusione delle loro vite digitali e reali. Continueranno, anche post-Covid, a ricercare esperienze prive di sostituti digitali validi, come i viaggi e l’intrattenimento, e, al contempo, cercheranno sempre di più servizi di pubblica utilità digitali, come il ride sharing, le agenzie di viaggi online e le app di dating, per agevolare il processo. In un mix ibrido, tra fisico e digitale, tutto a vantaggio del consumatore/utente. Guardando oltre l’anno in corso, invece, un fenomeno trasversale, di fusione tra reale e virtuale, che vale la pena citare è il metaverso: potrebbe rappresentare il punto d’incontro tra social media, cloud computing, machine learning, intelligenza artificiale e nuova socialità. Si tratta di un mercato in crescita e di un fenomeno che ha visto nella pandemia il momento perfetto affinché l’idea cominciasse a maturare nella mente delle più grandi aziende del mondo, tech e non. So che può sembrare difficile, ma in realtà il metodo migliore per identificare il “cavallo vincente” e ottenere un vantaggio competitivo è semplice: osservare come il mondo sta cambiando strutturalmente e mettersi dalla parte giusta di quel cambiamento. Comprendere la distinzione tra ciclico e strutturale è fondamentale, perché il cambiamento ciclico separa il mondo in growth e value, ma il cambiamento strutturale separa il mondo in vincitori e vinti, e i perdenti semplicemente escono dal mercato. I megatrend sono spesso descritti come “valanghe al rallentatore”, ossia cambiamenti che si attuano gradualmente, toccando comunque ogni aspetto della nostra vita. Ferma restando l’incapacità di predire il futuro, il monitoraggio di questi cambiamenti su ampia scala in tutto il mondo può aiutarci a capire in quale direzione potrebbe soffiare il vento».</p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/focus-trend-sostenibilita-ma-non-solo/">leggi gli altri contributi</a></p>
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		<title>Amundi Sgr: «Verso un modello capitalistico responsabile»</title>
		<link>https://fondiesicav.it/amundi-sgr-verso-un-modello-capitalistico-responsabile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 07:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
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		<category><![CDATA[Amundi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Stiamo assistendo a cambiamenti, è indubbio, ma non penso che modificheranno il processo di creazione di un network digitale globale". Paolo Proli, Amundi Sgr</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Intervista a </b><b>Paolo Proli, </b><b>head of retail division,<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>executive board member di </b><b>Amundi Sgr</b></h2>
<p><b>Dal punto di vista dei mercati finanziari, che cosa pensa che ci abbiano insegnato questi due anni di pandemia?</b></p>
<p>«Penso che ci abbiano insegnato ad affrontare una crisi che non è partita dalle condizioni finanziarie del mercato e che ci ha messi di fronte a grandi difficoltà da un punto di vista, sia sanitario, sia umanitario. Questa volta tutto è partito dall’uomo, dal pianeta, e le conseguenze si sono riverberate, a cascata, sul tessuto economico e sui mercati finanziari. L’ingente erogazione di liquidità, in diverse forme e da parte di molte istituzioni, ha contribuito ad arginare le ricadute di una pandemia che ha colto l’intero sistema globale in contropiede, perché senza precedenti. Inoltre, ed è questo l’aspetto che tengo a sottolineare, in questi due anni abbiamo visto un’accelerazione di alcune transizioni che erano già in corso ma, soprattutto, abbiamo osservato una resilienza di un modello di sviluppo in cambiamento. Basta esaminare quanto è successo sul mercato del lavoro, nei confronti del quale l’impatto della diffusione del virus è stato meno drammatico di quanto ci si potesse attendere. Ciò è stato reso possibile da una serie di misure che sono state adottate all’unisono dai governi e dalle banche centrali, una risposta corale a un problema provocato in parte anche dalla globalizzazione. Ma se proprio la globalizzazione è stata il facilitatore dello sviluppo della pandemia, è stato grazie alla stessa che si sono intraprese iniziative per contrastarla e trovare soluzioni, tra cui il vaccino di cui, al 2 febbraio sono state somministrate 10.040.768.270 dosi (fonte: dati Oms, Health emergency dashboard). Secondo me, la lezione di questi due anni è che gli essere umani sono in grado di gestire qualsiasi crisi, anche quelle che non conoscono: si sono rimboccati le maniche e hanno ragionato pensando al futuro su ipotesi e non su certezze. Ai mercati finanziari le incertezze non piacciono, ma, nonostante ciò, la loro reazione è stata insolita, perché, dopo una profonda correzione, hanno recuperato immediatamente. Le politiche ultra-espansive e i giganteschi “piani green Marshall” approvati hanno permesso di guardare avanti e non solo al contingente, cogliendo così l’opportunità di immaginare nuovamente il futuro. E, infatti, in questi due anni, le performance dei portafogli sono state, tendenzialmente, positive».</p>
<p><b>I rendimenti positivi sono stati registrati però dagli asset più rischiosi, tra cui le azioni.</b></p>
<p>«L’ingente immissione di liquidità sul mercato, da parte delle banche centrali, ha spinto gli investitori a cercare ritorni in asset class al di fuori dei titoli governativi, ma anche a prendere un atteggiamento più incline all’assunzione del rischio nelle decisioni di allocazione dei risparmi. Ciò ha fatto sì che i capitali si siano spostati, anche rapidamente, verso il mercato azionario e questi due anni di pandemia hanno fatto registrare un’accelerazione importante del fenomeno. I bassi rendimenti del mercato obbligazionario hanno ulteriormente alimentato questo passaggio, che ha mostrato una caratterizzazione interessante: a differenza del passato, i flussi sui mercati azionari, anziché indirizzarsi su singoli paesi o settori, sono stati allocati negli investimenti tematici, all’interno dei quali la parte del leone l’hanno fatta la sostenibilità e l’allineamento agli Sdg. In altre parole, gli investitori hanno deciso di pensare al futuro e agire di conseguenza, riflettendo su ciò che dovrebbe avvenire nei prossimi anni, comprese eventuali crisi sanitarie che potrebbero riproporsi. Certo, sino a quando la scelta di puntare sulle azioni continuerà a essere la migliore, ce lo dirà l’evoluzione dell’economia e del mercato e alcuni dubbi, a questo proposito, stanno già emergendo, consigliandoci sempre di utilizzare l’accantonamento e i piani di accumulo come la soluzione ideale per posizionarci su questi investimenti, riducendo il cosiddetto rischio di timing».</p>
<p><b>Si riferisce al rischio di rallentamento della crescita in un contesto dove l’inflazione rimane a livelli elevati?</b></p>
<p>«Si parla del “back to ‘70s”, il ritorno a uno scenario simile a quello degli anni settanta, con stagnazione economica e inflazione molto alta, come ha fatto temere il Cpi in Usa di dicembre salito del 7%. È un campanello d’allarme anche per quelle aziende, soprattutto del settore tecnologico, che hanno registrato una crescita stratosferica, sollevando diversi dubbi sulla loro capacità di poterla mantenere e, quindi, di giustificare le attuali valutazioni. Tuttavia, la differenza, rispetto ad allora, è che oggi stiamo uscendo da una fase di crisi che ritengo permetterà una transizione grazie all’utilizzo dei capitali che sono stati messi a disposizione. Il 2022 potrebbe essere un anno di assestamento e di normalizzazione, dove la crescita rallenta e bisogna convivere con un’inflazione più alta rispetto al passato e con una maggiore rotazione tra titoli growth e value».</p>
<p><b>Se dovesse evidenziare alcuni trend che sono emersi in questi due anni, quali metterebbe in risalto?</b></p>
<p>«Abbiamo visto un forte posizionamento sul settore tecnologico, inevitabile in una fase di crisi, che ha permesso al mondo di continuare a muoversi e ai suoi meccanismi di funzionare, grazie alla digitalizzazione. Da “software as a service”, si è passati a “everything as a service” attraverso la pervasività della tecnologia in ogni attività. Anche l’industria della vendita al dettaglio ha vissuto questo cambiamento, trovando nuove modalità per interfacciarsi con il consumatore, grazie appunto alla tecnologia a disposizione. E tutto ciò ha investito la quotidianità del vivere dove, ormai, il network digitale ha sostituito il network sociale in modo definitivo e questo trend si rafforzerà ulteriormente grazie all’avvicendarsi delle generazioni. Penso che questi due anni siano stati, per tutti noi, il corso di formazione tecnologico più intensivo e importante mai registrato nella storia da quando esiste internet».</p>
<p><b>Però non trova che sia curioso che da un lato si vada sempre più verso un mondo che è in rete, mentre dall’altro si parla di deglobalizzazione? Non vede una contraddizione?</b></p>
<p>«Stiamo assistendo a cambiamenti, è indubbio, ma non penso che modificheranno il processo di creazione di un network digitale globale. Tuttavia, e la pandemia ce lo ha mostrato e ricordato, un modello di integrazione, incentrato sulla massimizzazione degli utili attraverso l’offshoring in paesi con costi di produzione più bassi e sulla delocalizzazione degli stessi profitti presso i paradisi fiscali, ha provocato squilibri notevoli nella catena di approvvigionamento. Proprio a causa di ciò, le aziende stanno pensando a una rivisitazione della supply chain, con l’obiettivo di accorciarla per essere meno vulnerabili a una serie di fattori straordinari e/o geopolitici. Avere una catena di fornitura più corta risponde anche alla decisione di rendere più sostenibile e resiliente il modello di business. Ovviamente, la distribuzione continuerà ad avvenire su scala globale, perché di questa natura è la domanda, guidata soprattutto dai mercati emergenti. Per quanto riguarda, invece, i contrasti che possono nascere in tema di produttività tra paesi, si tratta di nazionalismi che hanno, come radice, il problema del debito che i singoli stati dovranno prima o poi affrontare».</p>
<p><b>Il processo di digitalizzazione che ha descritto, non rischia di mettere l’essere umano in un angolo?</b></p>
<p>«Direi proprio di no. Stiamo vivendo un nuovo rinascimento che trae origine, come già successo in passato, alla fine di una pandemia e al cui centro c’è l’uomo. Ed è implicito che i grandi driver del futuro ruotino intorno alla globalizzazione e alla digitalizzazione: nomadismo digitale, consulenza da remoto, competenze traversali che devono diventare aggiornamento continuo. In tutto ciò il cloud, l’e-commerce, i big data, l’Iot sono aspetti funzionali alla creazione di un nuovo mondo».</p>
<p><b>Quali pensa che siano i temi prospetticamente con maggiore forza?</b></p>
<p>«Penso che uno dei temi principali sia l’energy transition, e quindi la green revolution, cui lo stesso Next Generation Eu alloca il 37% delle risorse previste. Si tratta di un argomento che è emerso ancora con più forza durante la pandemia e l’aumento dei prezzi dell’energia ne ha dimostrato l’urgenza. Si tratta di una riformulazione dei modelli di consumo e delle fonti energetiche in un’ottica di just transition, ovvero una transizione equa. Attualmente l’elettricità e il riscaldamento rappresentano il 25% delle emissioni di CO2, l’agricoltura e l’utilizzo del suolo pesano anch’essi per il 25%, l’industria per il 20%, i trasporti per il 15%, la produzione dell’energia stessa per il 10%, mentre il resto è prodotto dagli edifici. Affinché si raggiunga l’obiettivo “net zero”, sono necessari investimenti ingenti. Lo tsunami di capitale che si riverserà in tale ambito determinerà la politica energetica dei prossimi trent’anni. All’interno di questo tema vedo delle verticali, ovvero comparti specifici di tecnologie innovative che vengono utilizzate per la generazione di energia, come l’idrogeno, su cui Amundi ha recentemente lanciato un fondo. Le potenzialità di crescita di questo elemento chimico sono notevoli, visto che a oggi è “verde” solo per il 5% sul totale della produzione ed è ancora poco utilizzato come fonte alternativa, ma si prevede che entro il 2050 possa pesare per circa il 20% sulla domanda energetica totale. Ciò dovrebbe essere reso possibile perché l’idrogeno, a differenza di altre rinnovabili, è facilmente stoccabile, distribuibile e un chilo dell’elemento ha tre volte il potenziale di una quantità di pari peso di benzina. In generale, vorrei sottolineare che, all’interno della raccolta di<span class="Apple-converted-space">  </span>Amundi, emerge un interesse crescente nei confronti delle soluzioni che sono indirizzate al raggiungimento dell’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050. Ovviamente, così come discusso in precedenza, la digitalizzazione e l’innovazione, insieme alle infrastrutture e alla mobilità, sono un altro trend che vediamo accelerare».</p>
<p><b>Sono gli obiettivi presenti nel Next generation Eu.</b></p>
<p>«Lo sono ed è qui che si devono concentrare gli sforzi, perché le risorse a disposizione del pianeta non sono infinite e bisogna concertarsi quindi sulla transizione del modello economico, al centro del quale c’è l’essere umano. Ecco quindi che inclusione, valorizzazione della diversità, attenzione nei confronti delle persone, investimenti nella sanità, ovvero tutto ciò che dovrebbe portare alla creazione di un modello capitalistico responsabile, saranno aspetti da prendere in considerazione anche all’interno delle strategie di investimento. Proprio per queste ragioni, l’attenzione alle tematiche sociali diventa un pilastro cui fare riferimento, sia nella proposta di singole soluzioni, sia nella scelta delle aziende da inserire nei portafogli. Di fatto, puntare al superamento delle diseguaglianze diventa un passo imprescindibile per costruire un futuro resiliente e sostenibile».</p>
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